Poesia austera e insieme essenziale, avvolta da una tensione lirica avvalorata da metafore incisive che suscitano dolenti evanescenze. Immagini icastiche di stupefacente bellezza si susseguono nella creazione di versi ispirati da una condivisione umana dell’esistenza, proiettata verso un destino ineluttabile che si aggrappa alla poesia per continuare ad “assaporare le ore”. Alla penna del poeta è affidata l’illusione dell’ultimo canto prima di arrendersi all’ora crudele che recide le ultime speranze.[Maria Rosaria Teni]
L’anima si imbarca e salpa,
naviga in un mare
in cui affoga rosso il tramonto.
Si gonfiano le vele del ricordo:
colli fregiati d’argento degli ulivi,
sorgenti di luce
e la sua voce sulle ali del tempo.
Trascorsi i giorni dell’estate,
chinano il capo le ginestre,
stanche sui declivi.
Seguiamo il feretro,
l’amico ci ha lasciato.
Alla memoria ore comuni,
amori, speranze, illusioni.
Qualcosa di lui è con noi,
gufo appollaiato,
sulle tegole della notte.
Non vi è luna a rischiarare
il volto della morte.
Seguiamo muti il carro
che rotola,
sull’acciottolato dei sogni.
Spighe di grano non vedranno
stormi di colombi,
se le speranze appese al ramo,
le vedremo riflesse nello stagno.
Spine e chiodi non bastano
a troncare le illusioni.
Non ti adirare, ti prego, morte..
Sono tante la cose,
di cui, se mi concedi, vorrei parlare.
Lo so, è tanto che attendi,
pazienta ancora un poco.
Non contano niente cento anni
in rapporto all’eternità.
Lascia che io descriva
la meraviglia dei suoi occhi;
l’oro del grano, Il mare glauco
e il fuoco vermiglio del melograno,
la luna che gioca a nascondino
con le stelle…
Lasciami assaporare le ore,
in cui il cielo si veste
di un latteo celeste.
Non ho pretesa di evitarti, morte.
Soltanto un poco ancora,
così che la mia penna
finisca il canto ultimo del cuore.
lucio zaniboni

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