La lirica evoca pennellate di una delicatezza raffinata e nostalgica. Il fiore,la rosa, di regale bellezza, diviene metafora di un tempo fatto di giorni ormai lontani che rimandano a situazioni che travalicano la sfera del ricordo. Nella composizione, di ricercatezza stilistica singolare, i momenti vissuti assumono contorni vividi che, tuttavia, sono destinati a perdere il profumo della vita nel dispiegarsi delle stagioni che scorrono. Lucio Zaniboni dà vita a versi che suscitano un profondo potenziale emotivo. [ Maria Rosaria Teni]
Con delicatezza, ti prego, tieni la rosa.
Lascia che il suo profumo,
dilati a poco a poco sensazioni indefinite.
Riaffiorano scorci del passato,
tratti di fiume e fiordalisi.
A te il cerchio riempiva le giornate,
a me la trottola e la frusta,
a far danzare il piccolo mondo di legno.
Ubriaca di giri,
la trottola sul chiodo sgambettava,
sin che, impazzita,
dopo giri arrancati, sbilanciata,
riduceva il suo passo in un affanno,
che finiva pietoso sull’asfalto.
Quante volte la morte
ha richiamato quei sussulti di legno
ed il commiato era la fine
del grande girotondo in questo mondo.
Tieni, ti prego, la rosa con riguardo,
nel colore vivo c’è lo sguardo della donna
che ha incendiato giorni ora lontani,
inutili richiami ai sensi intorpiditi,
echi da pozzi sconosciuti,
cui affacci la voce.
Le sorgenti tra i tufi, nel ventre della terra,
filtrano tremando polle d’acqua,
come labbra al primo assalto.
Allontana ora la rosa,
che si perda il suo profumo,
come cerchi nell’acqua dello stagno,
per il sasso lanciato per gioco dalla mano.
lucio zaniboni

ph Eleonora Mello
