Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che per tutta la sua vita, all’infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una macchina per la produzione di ricchezza per altri, è fisicamente spezzato e spiritualmente abbrutito. Eppure, tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta l’umanità a questo livello della più profonda degradazione. Karl Marx, Salario, prezzo e profitto
La recente orrenda morte di un immigrato indiano che lavorava in nero tanto sottopagato da sfiorare i livelli della schiavitù e così tanto gestito come macchina di produzione che il suo braccio massacrato può essere buttato nella spazzatura e il suo corpo scaricato davanti la sua baracca per non correre il rischio di essere individuati e denunciati come sfruttatori, mezzani e caporali ci impongono una riflessione duratura. E sottolineo duratura perché la solita amnesia non ci distragga dal degrado e dai provvedimenti non solo solo politici ed amministrativi ma anche culturali e pedagogici verso una rigorosa educazione al rispetto e al senso civico di apparenza a un genere che troppo spesso invoca quella umanità della quale sembra sempre disconoscere le vette più alte e i fondi più infimi .
Non si dovrebbe invocare umanità. L’umano è la risultante di almeno tre livelli livelli evolutivi: dai due-tre neuroni dei vermi al cervello dei coccodrilli e salendo fino a quello dei mammiferi ed è una risultante capace di pensare e decidere consapevolmente anche rispetto agli istinti dei livelli precedenti sempre attivi e presenti nel suo cervello. Per questo invocare l’umanità è un no-sense. Dovrebbe essere la capacità di essere maturi, empatici ed educati alle modalità civili di convivenza a dover essere invocata. E d’altro canto non si possono evitare considerazioni su un sistema economico caratterizzato da un capitalismo senza regole e limiti che transita dal globalismo allo strapotere della finanza e non riesce a tenere conto degli dislivelli economici tra mondo ricco e mondo povero e più precisamente tra ricchi, potenti e dominanti e poveri senza una valida possibilità esistenziale .
E’ pur vero che altre epoche e contesti economici differenti hanno conosciuto lo sfruttamento e la schiavitù.
La schiavitù per esempio affonda le sue radici nella storia più antica dell’umanità e ha sempre rappresentato una delle forme più estreme di sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.
Le più antiche forme di tratta e schiavitù di cui si ha documentazione storica, infatti, risalgono alle civiltà del vicino Oriente, Mediterraneo e Africa. In particolare la c.d. tratta araba deportò tra 14-17 milioni di africani nei paesi mediorientali. Senza dimenticare la schiavitù consolidata e diffusa nelle antiche civiltà del vicino Oriente e Asia Minore, come Sumeri, Egitto, Assiria, Babilonia, Impero Persiano, quella nella antica Grecia e nell’Impero Romano fino alla tratta transatlantica avviata dagli europei a partire dal XIV secolo. E relativamente più recente quella americana che inizio ufficialmente nel XVII secolo in Virginia e che durò legalmente più di un secolo e i cui effetti negativi, come è noto, durano ancora tutt’oggi . Si può dunque dire che la schiavitù in passato è stata diffusa in tutto il mondo conosciuto e ha lasciato un impatto devastante sulle vite di milioni e milioni di persone e un segno indelebile nella storia della umanità.
Dove trova origine tanta crudeltà ?
La risposta può essere semplice e complessa
Semplicemente ha trovato origine in motivazioni economiche come lo sfruttamento odierno ma solo questo aspetto non può giustificare i livelli estremi di brutalità e disumanità subiti, per fare un esempio recente,.e. da milioni di africani deportati nelle piantagioni di cotone, di tabacco e di zucchero.
C’è, e non possiamo nascondercelo, una negazione della dignità e della libertà umana, c’è inosservanza dei principi fondamentali di uguaglianza e di giustizia. c’è ambizione e desiderio di potere.
Negazione e inosservanza che spesso hanno trovato e trovano una infida alleata nel folle convincimento della superiorità della razza. Il delirio, infatti , se supportato dai più e da ecclesie giustificanti, non è più tale e contamina le menti trasformando le credenze in certezze e le certezze in maschere per le colpe.
La stessa motivazione ( semplice e complessa ) ha il lavoro sottopagato – fino a livelli da schiavismo, fino cioè a persone costrette ad accettarlo per un qualunque motivazione che comporta una necessità .
Pratica illegale che priva i lavoratori dei loro diritti e delle loro tutele attuali e future, priva lo stato delle entrate fiscali e contributive e favorisce la concorrenza sleale tra le imprese.
Ma principalmente è una delle cause di malessere lavorativo gruppale ed individuale dei dipendenti. Il lavoro e l’ambiente lavorativo infatti possono essere causa di tanto malessere psicologico che va riconosciuto e curato con attenzione sia a livello clinico che organizzativo. A tal fine può essere utile avere una panoramica generale psicologica.Ovviamente alla base troviamo sia lo stress che l’ansia che accompagnano la precarietà contrattuale causa di instabilità emotiva, incertezza del futuro imminente e conflittualità interna tra colleghi. Ma anche in condizioni di lavoro regolari ci posso essere stress ed ansia con disturbi somatici e conseguenze in una depressione dell’umore che trova motivazioni nel non riconoscimento della produttività e spesso nel sovraccarico lavorativo. Sincroniche con la depressione sono la demotivazione persistente, la difficoltà di concentrazione e i disturbi del sonno con sonnolenza diurna fino al burnout. Questo stato che è una vera e propria patologia psicofisica con apatia nervosismo, irrequietezza ed autovalutazione.
Aspetti tutti molto delicati e da prendere sempre in seria considerazione ma con vera urgenza quando possono essere concausa delle sempre numerose morti sul lavoro. Sul versante conflittuale con il datore di lavoro o con i colleghi invece va segnalato il mobbing cioè quell’insieme di comportamenti ostili, intimidazioni e vessazioni sistematiche come isolamento sociale, critica costante e diffamazione che di solito conducono al burnout ma, quando ben documentate, possono essere oggetto di denuncia anonima per il reato di mobbing .
Per quanto riguarda il benessere il consiglio è quello di rivolgersi a tecnici psicologi e ad organizzazioni in difesa dei lavoratori fino, come abbiamo visto alla denuncia. E’ ovvio che nelle condizioni di lavoro nero e dove il lavoro sfiora lo schiavismo è difficile che chi cerca lavoro denunci e dovrebbe essere compito della politica e quindi di ognuno di noi pretendere il rispetto dei diritti umani di tutti.
CIPRIANO GENTILINO
