
Ospitiamo un giovane poeta, già presente nelle pagine della nostra rivista con altre liriche di originale portata. Il linguaggio aulico è una caratteristica costante della produzione poetica del nostro autore che adotta una struttura lirica articolata in terzine che, pur non non seguendo uno schema metrico fisso, fluisce come un canto “a lo cielo/ Immenso lo mio pensero/Ardente d’amor per Dio, con un enfasi che esprime un profondo sentimento interiore. La poesia è ricca di figure retoriche che creano un ritmo assolutamente coinvolgente che si avvale di valenza universale. [Maria Rosaria Teni]
Amor mel dice e nol perdona
Nè si lice di brama ancora
In sì arida terra straniera.
Poscia innalzar a lo cielo
Immenso lo mio pensero
Ardente d’amor per Dio.
Bianca rugiada in sulla
Lieve fronda si posa
Indi veggio tua dimora;
Fosti tu in sulla sera
Nobile chimera e fiera
Tu de li angeli compagna?
A l’altrui donne invisa
Li passi movi in guisa
Celeste e teco l’aurora.
Sovviene poi lo mattino
D’argento ammantato
Come d’Apollo l’arco.
Fra Fiorenza ed Ilio
Sovente l’armi cantando
Riposo col mio compagno.
La pallida tua lama
Miraggio di quella brama
La carne penetra e l’alma.
Eppur aita nol chiedi
Ma indomita reina siedi
Ignara nel regno regni.
Cogli tu la rossa fiamma
Come rosa in primavera
Nell’ora estrema o l’ira?
Sovra ‘l cocchio di vetro
Nel regio palagio veggio
Fiumi di sangue e l’elmo.
Or ove sei ita, bambina?
Frutti terra non dona
E meno ancor salvezza.
Charles Labarre
