
Profumo d’equinozio si propaga
frastagliandosi tra cielo e terra,
tra luna e boschi, tra orizzonte e sguardo.
Scrissero gli oceani di un profumo simile alla salsedine o alla brina
dei mattini di settembre.
Noi quaggiu’ crediamo sia vero e per sentire il rumore armonioso delle onde
dall’altra parte dei mondo fino a qui,
camminiamo nel vento spargendo zolle di terra,
sogniamo scogliere da cui lanciare
bianchi aquiloni,
cantiamo canzoni al tiepido sole.
Questo ed altro facciamo noi che crediamo alla danza delle stagioni,
al verde perenne che impregna i cuori
senza tempo,
agli orizzonti che cambiano pelle mutando direzione,
allo sguardo della Luna che rincorre tra stelle e veli la sua sperduta fortuna.
Ma chissa’ se dopo tanta fatica e ardore
siamo riusciti ad eguagliare in bellezza ed essenza pura il profumo ventoso dell’equinozio,
custodito da balene e capodogli, narrato con voci d’acqua dal Libro degli Oceani nascosto
tra cielo e mare, costellazioni e pianeti, tra cuore e anima dove non esistono segreti.
Dissero secoli fa le prime notti d’estate che la verita’ non fu mai appurata,
il luogo del libro mai trovato e che l’equinozio non svelera’ i suoi segreti,
non sara’ mai sconfitto.
Noi pero’, speriamo che gocce di quel profumo ultratterreno cadano domani
insieme alla predetta pioggia e ci purifichino il capo e le mani,
lavandoci come creature marine tra le onde, rendendoci finalmente degni
di sfogliare e leggere nei libri dell’infinito blu o di diventarne i suoni,
le parole, il mormorio fitto che nessun oceano ha ancora scritto.
Antonietta Corona

Martin Johnson Heade, Marina, tramonto, 1861
