IL CARNEVALE vanta una sicura derivazione dai SATURNALIA latini ed, ancor prima, dalle DIONISIACHE greche e si celebravano nel mese di Febbraio, a simboleggiare la fine dell’inverno e l’inizio della rinascita della natura.
Queste celebrazioni erano caratterizzate da feste, attrazioni di ogni genere ed altresì dalle maschere, collegate però a quelle classiche della commedia e della tragedia del Teatro greco. In questo periodo dell’anno ci si potevano permettere licenze e libertà assolutamente vietate in tutto il resto dell’anno. I latini erano infatti soliti affermare: “SEMEL IN ANNO LICET INSANIRE”!
L’odierno Carnevale ha naturalmente una fisionomia molto diversa, ma conserva alcune radici comuni.
Il termine “Carnevale”, deriva dalla locuzione latina: “carnem levare” e sta a significare l’approssimarsi delle QUARESIMA, durante la quale, almeno in passato, era proibito l’uso della carne.
Il periodo carnevalesco ha infatti termine con il Mercoledì delle Ceneri.
L’uso delle maschere è però piuttosto tardivo. Il primo esempio che viene citato risale al XIII secolo ad opera di un famoso giullare che si chiamava Matazone
Soltanto nel XVI secolo, in pieno Rinascimento, con i carri ed i canti carnascialeschi il Carnevale prende pieno vigore e vengono create le prime maschere come noi le conosciamo.
La prima maschera fu quella veneziana di Arlecchino, ed a seguire nacquero poi tutte le altre maschere, a caratterizzare, con le sue peculiarità, la città di origine.
A Napoli, ad esempio, nacque PULCINELLA ed a Roma invece RUGANTINO …
Attualmente il Carnevale ha perduto molto del suo smalto ed anche del suo significato, ma in passato, soprattutto a ROMA ed a VENEZIA, era molto sentito e grandemente festeggiato ed allora, per non dilungarmi troppo – ma è un tema che si può approfondire il prossimo anno -, mi soffermerò in particolare sul folclore carnascialesco di queste due città.
IL CARNEVALE ROMANO
A partire dal X secolo, il Carnevale si festeggiava nel rione TESTACCIO, anche se con caratteristiche diverse da quelle che ebbe in seguito.
Da metà del XV secolo, per volontà di papa Paolo II, i giochi si svolsero invece in VIA LATA ( attuale via del Corso) e di ciò danno attestazione molti quadri dell’epoca e di secoli successivi.
Due erano gli Eventi principali nello svolgimento dei giochi carnevaleschi:
1) La corsa dei CAVALLI BARBERI, detti anche “SCOSSI”, perché alle povere bestie venivano inserite sottopelle delle palle di pece, in cui venivano introdotti aculei, spine o altro materiale pungente.
I cavalli, così imbizzarriti, lasciati liberi, correvano di qua e di là. Il primo che toccava una sorta di traguardo era il vincitore e consentiva una grossa vincita al suo proprietario.
Era questo un evento che richiamava nobili, ricchi mercanti o semplici turisti che scommettevano sul presunto vincitore.
La corsa dei Barberi fu abolita da Vittorio Emanuele II soltanto nel 1874, a causa della morte di un giovane che fu travolto ed ucciso. Questo episodio segno’ l’inizio del declino del Carnevale.
2) LA FESTA DEI MOCCOLETTI, ad appannaggio per lo più del popolo:
La gara consisteva nel passeggiare, tenendo accese delle candele – di forma molto stretta ed allungata (i moccoli) e non farle spegnare, ma provare altresì a spegnere quelle degli altri.
Naturalmente vinceva chi riusciva a tenere acceso il proprio moccolo!
Tra le maschere romane più famose, oltre Il già citato Rugantino, c’erano MEO PATACCA; MANNAGGIA LA ROCCA e i PULCINELLI ROMANI.
Pittori famosi hanno ritratto il Carnevale romano, come ad esempio:
“Il Carnevale in via del Corso (1869) di Karol Miller o vari quadri con lo stesso soggetto di J. August Kraft.
In Letteratura il carnevale romano ottocentesco viene descritto in “IL CONTE DI MONTECRISTO” di Alessandro Dumas. Altro esempio significativo la citazione che ne fa GOETHE nel suo “VIAGGIO IN ITALIA” od il riferimento dovuto invece a MONTAIGNE.
IL CARNEVALE VENEZIANO
Il primo accenno ad un evento che si può avvicinare al Carnevale lo abbiamo nel 1094 ad opera del doge Vitale Falier.
L’istituzione del Carnevale vero e proprio, al fine di accontentare il popolo con giochi, divertimenti, balli e feste – un po’ “panem et circense” dell’antichità – fu voluta dalle Oligarchie veneziane.
Attraverso l’anonimato che garantivano le maschere, si otteneva una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali ed era autorizzata persino la derisione di Autorità ed aristocratici.
Una salvifica valvola di sfogo dunque, che non veniva così dirottata su finalità più pericolose.
Il documento ufficiale che sanciva questo periodo carnevalesco subito prima dell’inizio della Quaresima fu promulgato con un editto del 1296.
Durante il Carnevale, Venezia si riempiva di ogni genere di artista, giocolieri, saltimbanchi , acrobati, musicisti, teatranti … Una folla variopinta ed eterogenea che impazzava per le strade, allestendo spettacoli e divertimenti tra la folla festante.
Nelle dimore dei ricchi – allora come ora – si allestivano fastosi balli in maschera, con orchestra dal vivo e profusione di cibarie e di dolciumi.
LE MASCHERE più famose, oltre quella di Arlecchino, erano tre e cioè:
LA BAUTA, che era – ed è – costituita da una particolare maschera bianca, detta “LARVA”, sotto un tricorno nero e completata da un avvolgente mantello scuro, IL TABARRO . Potevano indossarla sia uomini che donne e La Larva aveva delle aperture che consentivano di poter mangiare senza toglierla.
LA GNAGA, costituita da un indumento femminile di uso comune ed una maschera con sembianze da gatta.
LA MORETTA, costituita da una piccola maschera di velluto scuro ed un delicato cappellino, spesso con veletta, accompagnati da indumenti velati e raffinati.
I luoghi d’incontro per le maschere erano per lo più piazza San Marco e Riva degli Schiavoni.
Anche ai nostri giorni il Carnevale veneziano conserva una sua eleganza ed un suo fascino ed ancora si tiene il fastoso “BALLO IN MASCHERA” nel sontuoso Palazzo PISANI MORETTA sul Canal Grande.
L’USO DEI CORIANDOLI

Anticamente era tradizione tirare tra i carri carnascialeschi e le maschere SEMI DI CORIANDOLO ZUCCHERATI, chiamati allora Confetti.
Soltanto in seguito, considerato l’alto costi di questi semi di coriandolo, furono inventati I CORIANDOLI, più o meno come noi li conosciamo.
L’originale idea di fare a pezzetti minuti della carta colorata ha un’attribuzione incerta. Chi la attribuisce infatti ad un certo Ettore FENDER, chi invece all’italianissimo Enrico Mangimi.
Quel “SEMEL IN ANNO LICET INSANIRE”, applicato al Carnevale, nel corso della storia ha dato comunque adito, non soltanto a molte licenze, ma anche a stupri, violenze impunite di ogni genere, nonché a molti efferati omicidi.
MYRIAM AMBROSINI
