
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
Ho sempre pensato che Gerusalemme fosse l’apoteosi della convivenza, in cui ebrei, cristiani e musulmani dovessero essere liberi di stare fianco a fianco e allo stesso tempo vivere la propria identità. Quale luogo migliore, centro della Cristianità, dell’Ebraismo e dell’Islamismo, centro delle religioni e di popoli?
Utopia.
Sogni delusi di un’adolescente che a tutt’oggi non riesce a immaginare l’immensità del dolore se un giorno fosse costretta a lasciare la propria terra, anche se ricoperta d’oro, per trasferirsi in un altro luogo.
Mi si può obiettare che molte persone lo fanno per lavoro o necessità, però mi permetto di sottolineare che queste persone lo hanno fatto sapendo che comunque un giorno possono tornare, che le loro radici sono nella propria terra d’origine e nessuno potrà mai togliere.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, aver usato la colonia inglese come semplice appezzamento di terra per insediare un intero popolo ed espellere l’altro, è indubbia fonte di conflitto. Un conflitto talmente profondo da arrivare nelle ossa dei popoli infettandoli con un odio razziale difficile da espellere.
Dal dopoguerra ad oggi chi come Yitzhak Rabin ha creduto in una reale riappacificazione con gli accordi di Oslo del 1993 è stato assassinato per mano di chi non riesce a liberarsi del veleno dell’odio.
A livello politico, probabilmente, molta responsabilità del conflitto Israelo-Palestinese è dell’occidente che comunque non ha saputo guidare e gestire la situazione che ha generato. Ma questo non giustifica altra violenza, può invece essere spunto per intraprendere un percorso di pacificazione.
Vi è un sacrosanto diritto del popolo di Israele ad avere una patria, una terra in cui finalmente possano sentirsi a casa, in cui mettere radici e ritrovarle.
Vi è un altrettanto sacrosanto diritto del popolo palestinese nella terra dei loro avi, dove ha le proprie radici, dove si può ritrovare e progredire.
Quindi?
Il problema è che non ci possono essere esclusionI di diritti, perché non vi è un popolo che non ne deve avere.
Perché non si può convivere? Perché non si può collaborare? Perché non si può condividere? Difficile giustificare una risposta negativa perché siamo nati per stare insieme nel rispetto dei diritti civili e umani. Si può stare insieme per vivere ognuno la propria vita, abbandonando completamente la violenza e l’odio.
Il 7 ottobre è stata una carneficina inutile, come tutte le carneficine. Attuare una violenza inaudita, totale e profonda verso persone che vivevano la vita come tutti gli altri, solo per infliggere dolore e morte, non ha significato se non nella malvagità più inetta. Per ottenere cosa? A questa violenza, questo massacro si risponde con un altro massacro, ancora più inutile perché gli autori e gli ideatori della carneficina non stanno negli ospedali, villaggi, scuole che vengono bombardati a tappeto, innescando una conta di morti dove il lato più terrificante è proprio perseguire la quantità di morti più alta.
Non si sconfigge il terrorismo con altro terrorismo, a noi l’ha insegnato il Generale Dalla Chiesa. Non si annientano né Hamas e né Hezbollah radendo al suolo i palestinesi. Si annientano rendendo i popoli liberi di vivere in pace e prosperità, senza affamarli e ghettizzarli. Il concetto della difesa del popolo ebraico non è in dubbio con la libertà dei palestinesi, né vi è una controindicazione nella coesistenza di popoli, di persone. Sicuramente non si può giustificare Hamas che fa strage per riportare alla luce il problema palestinese, perché tale situazione non è mai stata dimenticata, altresì non si può giustificare un attacco letale verso la popolazione palestinese che, come molti, dicono non è Hamas.
Molti intellettuali, tra cui lo scrittore David Grossman e il giornalista Lorenzo Cremonesi, sono molto critici nei confronti del governo di Netanyahu, che si era proposto come grande e assoluto difensore di Israele e, all’atto pratico, non è stato così. Bisogna anche ricordare che negli ultimi mesi in Israele si è manifestato in modo consistente contro la riforma giuridica proposta dal Governo in carica, tanto da mobilitare un Paese intero. Questa tragedia si innesta in un periodo già critico dove forse si era abbassata la guardia? Oppure questo dolorosissimo massacro viene a compattare un paese diviso? Non si può rispondere a questa domanda perché qualunque risposta nasconde un dolo umano che si ripercuote nelle vite delle persone.
Questa guerra non giova ad Israele perché la isola in una regione già compromessa da antichi rancori, in cui forse occorre una diversa visione e una nuova cooperazione. Altresì non giova ai Palestinesi che soccombono a Gaza sotto dei bombardamenti senza sosta.
C’è in corso una macabra conta dei morti.
L’unica strada è quella mostrata dall’anziana signora ostaggio di Hamas che, al momento del rilascio, stringe la mano ad un miliziano di Hamas e dice:
– shalom! –
– pace –
Ma la pace non si può fare senza due Stati, due popoli e una volontà politica in una forte azione pervasiva e lungimirante, che guarda al domani con propositi di prosperità, di collaborazione senza la trappola dell’odio per cui tutto quello che è successo dal 7 ottobre ha scatenato la parte peggiore dell’essere umano. Io voglio ancora sperare che gli attori internazionali possano attivare delle strategie per far terminare questa apocalisse. E non dimentichiamo il conflitto in Ucraina e le minacce dell’Azerbaijan in Nagorno-Karabakh e oltre tutte quelle guerre che, a pezzi, stanno costituendo la terza guerra mondiale.
Siamo umani…nati per vivere insieme…non per fare guerre.
Mariantonietta Valzano

🙏⭐💖