In questi giorni d’autunno, mentre si muore sotto la mira spietata di chi non conosce la parola umanità, si rincorrono le parole, i luoghi comuni, le baruffe verbali che solleticano il ricorso a reminiscenze scolastiche un po’ rivisitate da ideologie arroccate su slogan d’antan. Che peso diamo alle parole, oggi, in un momento così tragico che si contrappone al frenetico ritmo di giorni senza pace? Quanto conta, in queste ore, la profondità di un ideale o di una fede, nel momento in cui infiamma un odio che è sempre più insensato e disumano? Una parola, un ponte tra due mondi, solo questo avrebbe senso in queste ore concitate e terribili, ma quale parola che non sia di circostanza, che non appartenga al linguaggio mediatico di uso comune, che sia ricca di significati profondi, quale parola potrebbe essere giusta? Sono sempre più convinta che le parole debbano essere seguite dagli esempi e dai fatti concreti, altrimenti restano vuote articolazioni fonetiche prive di significato e di profondità, tenendo conto quindi che possono influenzare o determinare anche diverse situazioni e conseguenze. La nostra società, purtroppo, è soffocata da una preoccupante ridondanza verbale che sovrasta e predomina e, spesso, tanto chiacchierare serve solo per essere al centro dell’attenzione e per sentenziare, senza valutare l’effettivo onere che ogni singolo verbo possa scatenare. Il potere delle parole è ancora più evidente in questa nostra società così convulsa e variegata, dove ci si serve di ogni mezzo di comunicazione per esprimere i propri pensieri, per cui sostenere l’efficacia e l’importanza delle parole, in questo momento, è diventato sempre più complicato. La parola è oggi svuotata, scarnificata, sostituita da altro e ne consegue che, se è sicuramente più facile portare avanti una comunicazione linguistica condivisa sul web e non solo, dall’altro canto la parola, investita da possibili rigurgiti di rabbia e di insofferenza, può diventare strumento di odio e di violenza, di discriminazioni e di annichilimento. Possiamo dire che la parola ci rende liberi, ma ci pone dinanzi alla necessità di adottare un uso consapevole del linguaggio che, se mal utilizzato, può avere ripercussioni distruttive. Sarebbe auspicabile scegliere con consapevolezza e discernimento le parole da usare, perché è proprio attraverso l’uso della parola che si dà alla persona la possibilità di esporsi, di maturare un proprio pensiero critico e di crescere grazie anche a un confronto con gli altri. Sarebbe essenziale, tuttavia, riacquistare un po’ più di ponderazione per riordinare i pensieri prima di tradurli in parole, sia scritte che orali, per meditare sull’importanza di poter avere ancora la libertà di parlare, prima che venti minacciosi possano annullare questa grande opportunità. [ Maria Rosaria Teni]
Le parole
Le parole non hanno occhi né gambe,
non hanno bocca né braccia,
non hanno visceri
e spesso nemmeno cuore,
o ne hanno assai poco.
Non puoi chiedere alle parole
di accenderti una sigaretta
ma possono renderti più piacevole
il vino.
E certo non puoi costringere le parole
a fare qualcosa che non
voglion fare.
Non puoi sovraccaricarle
e non puoi svegliarle
quando decidono di dormire.
A volte
le parole ti tratteranno bene,
a seconda di quel
che gli chiedi
di fare.
Altre volte,
ti tratteranno male,
qualunque cosa
tu gli chieda di fare.
Le parole vanno
e vengono.
Qualche volta ti tocca
di aspettarle a lungo.
Qualche volta non tornano
più indietro.
Qualche volta gli scrittori
si uccidono
quando le parole li lasciano.
Altri scrittori
fingeranno di averle ancora
in pugno
anche se le loro parole
sono già morte e sepolte.
Fanno così
molti scrittori famosi
e molti meno famosi
che sono scrittori soltanto
di nome.
Le parole non sono
per tutti.
E per la maggioranza,
esistono
soltanto per poco.
Le parole sono
uno dei più grandi
miracoli
al mondo,
possono illuminare
o distruggere
menti,
nazioni,
culture.
Le parole sono belle
e pericolose.
Se vengono a trovarti,
te ne accorgerai
e ti sentirai
il più fortunato
della terra. Nient’altro avrà più
importanza
e tutto sembrerà importante.
Ti sentirai
il dio sole,
riderai del tempo che fugge,
ce l’avrai fatta,
lo sentirai
dalle dita
fino alle budella,
e sarai diventato,
finché
dura,
un fottutissimo scrittore
che rende possibile
l’impossibile,
scrivendo parole,
scrivendole,
scrivendole.
Charles Bukowski
(Dal libro LA CANZONE DEI FOLLI )

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