
Ritroviamo in questa lirica, di grande intensità, tutta la dolcezza della natura che accompagna il silenzioso cammino di un’esistenza che ha il sapore fallace della precarietà. Attraverso un bilanciato gioco di anastrofi e metafore, la poetessa aspira alla speranza di nuovi giorni illuminati dalla luce di un sole che rischiara le incertezze di un vivere intriso di inquieti presagi. Ad ogni nuovo tramonto, una rinascita spirituale allontana l’incedere del tempo e declina il pensiero della fragilità di un corpo che si ritrova indifeso contro gli anni che passano. [Maria Rosaria Teni]
Se di nuovo spuntasse il sole
dentro questo mio bigio cielo,
profumato di fresie e viole
se tornasse a scaldare desolata
questa palude, tiepido trepido.
A illuminare lo sguardo oltre
i confini di un incerto presente
d’un vano passato, ancora mite
dentro un sottile fremito, fluente
la strada indicarmi potrebbe
verso un sereno tramonto, paga
d’istanti brevi, sazia di parole
a contemplare sterminata
una distesa di grano, il mare
immersa finalmente in quel silenzio
che agogna e cerca la mia mente.
Se sorgesse il sole
ancora una volta a rischiarare
del mio vivere il senso, il fine
d’una ruga che rattrappisce
dell’anima la pelle
fluttuerei forte sicura, giovane
dentro un corpo che al tempo
chetamente le armi consegna.
Ester Bonelli

ph Eleonora Mello
