Amo “i Vecchi”: e quando uso questo termine invece del più elegante “Anziani” non vi è nulla di dispregiativo, poiché noi romani li abbiamo sempre definiti così, con una parola usata in un’accezione che vuole invece intendersi come affettuosa, più intima, legata alla tradizione.
Sì … Amo i Vecchi che, quando non si inacidiscono, per mancanza di attenzione e di affetto, tornano bambini, con negli occhi la stessa espressione d’innocenza e di stupore propria dei bambini.
Li amo quando non ricordano, perché la loro memoria ha ormai degli strappi, dei vuoti, e li amo quando invece ricordano troppo e ti raccontano per l’ennesima volta episodi del tempo passato, piccoli atti eroici appartenuti alla loro gioventù e di cui vanno fieri.
Li amo mentre tessono quei loro ricordi – la memoria lunga è quella che permane anche in tarda età, anche se, con il tempo, finisce per perdere un ben definito spazio temporale – legati a persone che non ci sono più e dove, a volte, anche lì tornano bambini, chiedendo, come se ancora potessero essere vivi, notizie del loro papà o della loro mamma. Oppure è affascinante e commovente al contempo, quando girovagando nella memoria, rivivono momenti d’amore e d’intimità con un marito o una moglie ormai scomparsi.
I Vecchi, saggi e spaventati, forti nei sentimenti, fragili nei movimenti; anche troppo svelti a commuoversi, sempre più lenti nei gesti.
Confesso che, quando posso, a loro regalo volentieri una carezza ed un sorriso piuttosto che ai bimbi, perché i bimbi odorano di latte e di borotalco … dunque di buono e di vita, mentre i vecchi odorano di urina e di stantio … dunque di disfacimento e di morte! Perché i bimbi, ci si augura, hanno ancora tutta una vita dinanzi, in cui ricevere carezze e sorrisi. Per i vecchi potrebbero essere invece L’ultimo sorriso e l’ultima carezza.
I VECCHI
Guardano
Il vuoto,
Quel vuoto
Che li avvolge
Per il troppo
Passato
Ed il presente
Come una stoffa
Tarmata,
Dove
Ogni strappo
È un pezzo
D’anima
Che se
N’è andato:
i Vecchi.
In bilico
Sulla linea
Della vita,
Indecisi,
Come funamboli,
Ormai
Ciechi,
Tra l’ebrezza
Del baratro
E la certezza
Della meta.
Myriam Ambrosini
