
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
Chi avesse dubbi che i tempi moderni sono in mano agli alfieri della FINANZA, che ha surclassato l’economia fatta di persone e lavoro, ora, dopo le ultime esternazioni della Presidente della BCE, non può avere più alcun dubbio. Una insigne esponente di questa categoria è proprio lei, con il suo attivismo comunicativo tanto presente quanto poco avveduto, per non dire deleterio. Francamente è con grande dispiacere che mi accingo a scrivere queste righe sulla cara Christine, perché io resto sempre una fautrice della presenza femminile in ambiti che finora erano solo appannaggio di uomini, con più o meno risvolti ed effetti positivi. Non è però mio pensiero e convinzione tale da essere cieco per non vedere quando la donna in questione non sia adatta a tali posizioni di responsabilità della vita di tutti noi. E purtroppo anche se non ho titolo, tranne l’essere cittadina italiana ed europea, e quindi di diritto partecipante alla vita democratica dell’istituzione UE, posso asserire con vigore “togliete la Lagarde dalla BCE”.
Purtroppo, se fossi più disillusa, potrei dire che la “Signora della Finanza” non abbia una grande scaltrezza comunicativa. Pertanto, quando si trova coinvolta in una conferenza stampa, le parte dal profondo della sua anima una veemente voglia di dire qualcosa che le passa per la testa, di cui ha una mezza idea e intenzione di attuare. Tuttavia, puntualmente, viene compreso come un pericolo e, di conseguenza, si bruciano in Borsa milioni di risparmi e fondi non dei ricchi, ma di chi ha messo da parte qualcosa con grande sacrificio. Dato che osservo e osservo, ho notato che non è la prima volta che la cara Presidente, con due frasi messe in croce lì per caso, affossa la Borsa di Milano e l’Italia, sotto un attacco a cui siamo indifesi perché ci hanno messo nella condizione di non poterci difenderci, tanto che mi sovviene il dubbio di non credere più che lei parli perché è un po’ sempliciotta o ingenua. No… ci pensa e poi parla e poi insieme a noi trascina altri Paesi più fragili nel vortice dello Spread e, di conseguenza, in una svalutazione delle nostre risorse come paese, al punto da preparare il terreno per speculazioni di varia natura che vanno sempre a rimpinguare i forzieri dei noti e meno noti paperoni che banchettano sulle vite in vendita nel mercato azionario, prospettando sempre un orizzonte incubo “troika greca” di recente memoria.
Inoltre, proprio su quest’ultima considerazione, non si può dimenticare che quando era al vertice del FMI ha massacrato la Grecia, per poi rimpiangere di averlo fatto ammettendone l’inutilità. Ammetto che in tale circostanza ne traviso il significato, considerato gli effetti causati; pertanto, riconosco solo una grande utilità per chi si è messo in tasca i soldi del sangue dei greci.
Purtroppo, da ciò che ho considerato, dalla sua carriera politica, alquanto discutibile come ministro dell’economia francese, alla sua carriera ai vertici delle sedi della BCE e FMI, ho molte perplessità e preoccupazioni per l’imprinting futuro degli strumenti economici europei che, a quanto pare, si stanno affrettando a preparare e che altri hanno annunciato a più riprese per tamponare l’effetto valanga dell’annuncio dell’innalzamento dei punti per il costo del denaro, come grimaldello per far calare l’inflazione. Peccato che la nostra inflazione non sia frutto di un aumento di domanda, ma dall’aumento del costo delle materie prime e della esponenziale corsa verso prezzi quasi proibitivi dell’energia; perciò, la situazione dovrebbe prevedere uno strumento per regolamentare e far diminuire il prezzo del gas, che ora sembra ostaggio conteso nell’ambito del conflitto russo-ucraino.
Attualmente vi è in corso la consuetudine che, nell’economia generata e governata dalla virtualità finanziaria di Alto Bordo, è tutta volta a far fare profitti dopo un crollo degli indici di Borsa. Stavolta, in una congiuntura apocalittica-pandemica e guerra, per fare danno ci voleva veramente coraggio…o forse era tutto pianificato? I dubbi si affastellano nella mia mente, il “cui prodest” di questo percorso dei mercati che generano ricchezza e regolano la vita sociopolitica di intere aree geografiche, mi rende guardinga e anche un pochino sospettosa sulla casualità degli eventi. Oggi siamo immersi in una Era che è caratterizzata da una ideologia economica neoliberista che ormai ha impregnato e influenzato tutti gli aspetti della vita umana. Siamo valutati in relazione al PIL, alla produttività che è strettamene collegata alla competitività, che comunque strozza il valore del lavoro, ormai tendente ad essere molto basso, al limite della sussistenza per alcune categorie di persone e iper-remunerato per altri. In questo modo si sta generando uno squilibrio che ben si colloca all’interno del MERCATO, che appare sempre più il principio e il fine ultimo della vita sulla Terra, ignorando completamente le esigenze di sostenibilità e benessere. Quindi il lavoro è solo business e perciò sempre sottoposto alle stesse regole di un sistema che vede l’essere umano non come una persona, ma come un imprenditore di sé stesso, un libero capitalista, del proprio capitale umano… libero a tal punto da vendersi come schiavo…. Ma si approfondirà in seguito anche questo.
In tutto questo sistema di finanza, gli alfieri sono molti e di qualità; ce ne vorrebbero di coraggiosi che, nel momento storico in cui stiamo vivendo, possano dare una rotta diversa, dismettendo gli abiti degli operosi broker e acquisendo lo status di guide, leader verso un nuovo corso. Non mi stancherò mai di dire che l’economia giocata deve lasciare il posto a quella vissuta sul campo, fatta di mani, braccia e dignità, fatta di progetti e prosperità, fatta di idee e di speranze per un mondo che sia vivibile. Ci vuole coraggio per una rivoluzione del genere, coraggio per rompere gli schemi della valutazione monetaria perché a questo mondo 2+2 non fa sempre 4, talvolta fa 3 e bisogna ricevere aiuto e talvolta 5; quindi dare aiuto senza cadere in ideologismi di maniera con rigurgiti né di marxiana memoria, né fascistoide di populistica influenza. Bisogna ricorrere a una nuova prospettiva che deve essere incentra sul mondo e come lo vogliamo, ci vuole coraggio a volerlo migliore.
Ma le donne di coraggio ne hanno tanto.
Mi chiedo se anche la presidente Lagarde ne abbia contezza.
Mariantonietta Valzano
