“25 Aprile: Resistenza oggi” di Maria Rosaria Teni

poppy-641423__340Parlare di  Resistenza in un momento in cui resistere si associa a visioni di drammatica realtà appare alquanto difficile ed emotivamente complesso. Il ricordo della lotta partigiana condotta dall’8 settembre 1943 (il giorno in cui gli italiani seppero della firma dell’armistizio a Cassibile), inevitabilmente conduce a un’altra lotta che uomini e donne stanno combattendo, oggi, per raggiungere una libertà che è un diritto di tutti per garantirsi un futuro che sia veramente foriero di dignità e civiltà. Il  25 aprile di ogni anno si celebra in Italia la Festa della Liberazione, un anniversario molto significativo nella storia italiana perché commemora la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, con la fine dell’occupazione nazista e la caduta del fascismo. Un giorno simbolico, scelto perché in questa data cominciò la ritirata dei tedeschi e dei soldati della Repubblica di Salò da Milano e Torino, in seguito allo sfondamento della Linea Gotica da parte degli alleati e all’azione della Resistenza. Il 25 aprile 1945 è quindi un giorno definito “fatidico” per la riconquistata  libertà in Italia. Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il 22 aprile 1946 il Re Umberto II emanò un decreto: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile è dichiarato festa nazionale”. La ricorrenza venne celebrata anche negli anni successivi, ma solo nel 1949 è stata istituzionalizzata come festa nazionale, insieme al 2 giugno, festa della Repubblica. Nella “Giornata della Liberazione” sembra un eufemismo dichiarare che siamo liberi, perché in realtà, ancora oggi, per molti, la libertà rappresenta un’utopia. E non solo per i conflitti che devastano territori sparsi per il mondo, e non solo per i totalitarismi persistenti che imperano in zone dove qualsiasi tentativo di parola viene soffocato con la violenza, ma anche e soprattutto perché non si vive il concetto di libertà nella sua accezione semantica più autentica e consapevole. Non siamo liberi; anche se apparentemente ci è stata data la possibilità di parlare, scrivere, denunciare, non siamo liberi, perché in maniera sotterranea e subdola, si insinua un elemento che tende a soffocare o a eludere ogni espressione pienamente libera, per non turbare equilibri stabiliti da chi manovra le fila di un potere che è più in alto, che è incombente e manipolatore. Sono trascorsi ben settantasette anni dal 25 aprile 1945, da quella data storica che ha visto la liberazione del nostro paese dall’oppressione e dalla dittatura, ma oggi più che mai è necessario ricordare, sempre e con la consapevolezza di non ripetere il tormento e l’umiliazione di anni lunghi e strazianti. L’importanza della commemorazione è oggi fondamentale, di contro a testimoni che lentamente stanno scomparendo, portando via documentazioni vive e palpitanti di eventi dolorosi e ardui anche da narrare. Non mancano, fortunatamente, racconti e diari di protagonisti che hanno rappresentato la storia negli anni difficili del secondo grande periodo bellico 1940/45; tante sono le voci di scrittori e personaggi di cultura che hanno fortemente caratterizzato la storia della Resistenza e, proprio grazie a questi scritti e documenti, è possibile oggi ricostruire i fatti e conoscere pienamente il sacrificio di tanti che hanno lottato per la libertà.  Acquista sempre più valore dunque il prezioso racconto di chi ancora ricorda la Resistenza, di chi, superstite, è diventato patrimonio inestimabile che è servito e servirà a rendere ancora più reale una pagina della nostra storia che non può essere rappresentata solo da un’esposizione di una bandiera tricolore che sbiadisce nel tempo o da un manifesto solitario sul portone della Casa Comunale. Penetrare il senso della Resistenza, cogliere il significato e la potenza della sfida di donne e uomini contro un’insana sopraffazione ideologica e non solo, serve, oggi, a riguadagnare vigore e a rivalutare il senso della storia, della memoria, della nostra stessa esistenza. Concludo queste mie riflessioni con una poesia struggente del grande Gianni Rodari: “La madre del partigiano”.

Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.
Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.
Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.

Perché la libertà è una conquista che si deve guadagnare ogni giorno, dalle piccole alle grandi cose e consente di pensare, di valutare, di scegliere, per affermarsi come esseri umani che fanno parte di una società civile e corretta.
Maria Rosaria Teni

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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