“La libertà di essere liberi…” di Maria Rosaria Teni

editoriale

Si è appena concluso marzo, mese che ospita ormai da tempo la celebrazione della Giornata delle donne, mese in cui si susseguono manifestazioni, programmazioni televisive e radiofoniche incentrate prevalentemente sul ruolo che assumono, o dovrebbero assumere, le donne in una società sempre più globalizzata e omologante. La pletora di dibattiti centrati su problemi reali e oggettivamente riscontrabili nella vita quotidiana di tante donne, che continuano a districarsi tra pregiudizi inveterati e insulsi luoghi comuni, ha popolato i giorni di un mese che ora è passato, come sempre, allo stesso modo come se avessimo voltato pagina e, guardando avanti, avessimo archiviato i fatti successi, ripetendo che si devono arginare, che non si possono più verificare, che non è giusto che accadano.
Intanto si continua a morire, per mano di esseri umani accecati da raptus incontrollabili, che vengono descritti con precisione analitica nei diversi notiziari. Intanto, fino a un nuovo ordine, le ragazze in Afghanistan non possono tornare a scuola, ritrovandosi a vivere una segregazione di genere avvilente e ingiusta. È un triste ritorno a un passato che ha le sembianze di quell’oscurantismo patriarcale che preclude ogni imprescindibile desiderio di conoscenza, che sbarra le porte alla cultura e alla carriera lavorativa. Se si impedisce lo studio, si nega un futuro lavorativo che è diritto di ogni essere umano e che non deve essere soffocato in nome di ideologie o costumi secolari, che dovrebbero essere ridimensionati e adeguati a tutti. I diritti, d’altro canto, devono esistere per tutti altrimenti cessano di essere tali per diventare privilegi e questo non va bene…… È inconcepibile, più che mai oggi, impedire a una donna di studiare, di apprendere, di conoscere, soltanto perché donna. È paradossale imporre alle donne un divieto che non ha senso, che mortifica e offende, che soprattutto rende l’essere umano schiavo dell’ignoranza e della violenza. Proprio la violenza che si perpetra continuamente sulle donne come sfida, come sfregio, come colpa. Una donna non dovrebbe passare la propria vita a difendersi, a mendicare dignità e parità, a rivendicare una professione stabile e gratificante. Una donna non può continuare a essere strumento di uomini gretti che imbavagliano ogni tentativo di libertà. La disuguaglianza di genere, in questo modo, frena ogni forma di legittima realizzazione da parte di donne che vogliono istruirsi, crescere e armarsi solo di cultura per combattere senza violenza, ma attraverso lo studio, la formazione e lo sviluppo dell’intelletto. Se guardiamo alla storia, sappiamo che già nell’antica Roma le donne di classe sociale più elevata sembrano essere state ben istruite, talvolta molto apprezzate e lodate dagli storici maschi dell’epoca per la loro capacità di apprendimento e assiduità nello studio e, dunque, bisogna ammettere che siamo davanti a una sorta di processo regressivo che si sta pian piano insinuando nelle società contemporanee. Ancora oggi, anche l’istruzione primaria rappresenta in molti Paesi un diritto negato per le bambine, risultato di una discriminazione di genere che affonda le sue radici in una cultura arcaica e che condanna le donne a una vita di povertà e subordinazione.
Se guardiamo ai dati ufficiali, che preoccupano sempre di più, al momento 132 milioni di ragazze non vanno a scuola, di queste 34,3 milioni in età di scuola primaria, 30 milioni in età di scuola secondaria inferiore e 67,4 milioni in età di scuola secondaria superiore. Nei Paesi colpiti dalla guerra, e sono tanti nel mondo, le ragazze hanno poi più del doppio di probabilità di non godere del diritto all’istruzione rispetto alle ragazze che vivono in Paesi di pace. Sono constatazioni che addolorano e fanno pensare alla necessità di parlare sempre più diffusamente di un grosso fenomeno che non si argina nel tentativo di affrontare tutte queste norme discriminatorie di genere, e le pratiche dannose, che negano non solo l’accesso alla scuola delle donne ma che gravano marcatamente sulle dinamiche sociali, economiche e più strettamente personali. L’auspicio è che si possano adottare piani e politiche nazionali che diano priorità alla liberazione da tante proibizioni e impedimenti per favorire non soltanto la diffusione su ampia scala dell’accesso all’istruzione, ma la libertà di ogni essere umano che è fondamentale e imprescindibile.
Maria Rosaria Teni

Sono una donna di Joumana Haddad

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.

Nessuno, nessuno sa
quando ho fame, quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e che quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza di loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.

La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

Joumana Haddad

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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