Dove sono Omero, Saffo, Alceo? E Dante, Petrarca, Cervantes? Dove Shakespeare, Shelley e la Dickinson? E Tagore, Montale e Neruda? No! Non dormono sulla collina!
O forse, piuttosto, si suppone di trovarli nelle polverose biblioteche del mondo o relegati sugli scaffali delle librerie, a motivo di ornamento, in testi la cui funzione sarebbe quella di riempire gli spazi vuoti?
No! Sono vivi quei grandi, respirano in noi, ci abitano, eterni, immortali. Perché la bellezza non può morire; così come non perisce la verità!
Invero, sussiste una identità tra le due, si compenetrano in una sorta di osmosi, nel campo semantico. Lo comprese perfettamente il giovane Keats in “Ode on a grecian urn”, con una chiusa memorabile” Bellezza è verita, verità bellezza-questo è tutto ciò che sapete sulla Terra, ed è tutto ciò che vi occorre sapere”. Fu un testamento spirituale prima che affidasse il pallore dei suoi vent’anni al freddo marmo e la sua ardente anima all’immortalità.
Il canto delle muse squarcia le tenebre della storia e rianima il cielo di luce purissima.
Dagli albori della civiltà ai giorni nostri, sempre l’umanità ha conosciuto periodi bui: guerre, rivoluzioni, catostrofi naturali, pestilenze. Il male, come un rivolo inquinato, un sangue infetto, ha avuto modo di scorrere nelle vene della Storia. Il potere politico e la sete di ricchezza hanno largamente distribuito nequizia e violenze in ogni dove. Nondimeno, il bianco vessillo dell’Arte, della Musica e della Poesia non ha cessato di garrire sulle macerie del nostro devastato cuore. Continueremo, noi, umili discepoli del verso, a parlare di Lei, l’ “Araba fenice” dell’ anima dell’Uomo.
Docile canto delle muse che issa la vela della speranza e ci spinge oltre le Colonne d’Ercole per scoprire mondi nuovi!
Gli ultimi due anni sono stati tragici per tutti, uno tsunami che ha, in un istante, cancellato le nostre certezze, portando via le nostre speranze: aspirazioni, desideri, sogni che paiono ora miraggi. Noi, strenui, immarcescibili sognatori crediamo che la poesia non sia certo “vox clamantis in deserto” ma che, pur nei mai esausti vichiani corsi e ricorsi, debba continuare a essere voce di verità: l’impietoso fascio di luce che rivela le miserie e le ambiguità di una realtà dissonante.
Nel corso di secoli, tanti eccelsi uomini hanno levato lo scudo a difesa della poesia – si pensi a Marco Tullio Cicerone o all’ “Apologia della poesia” di Philip Sidney. Il mio vuol essere un semplice ma sentito elogio della luce e della bellezza che abita il paesaggio dell’anima. La Poesia si affranca dalle coordinate di finitudine poiché esorbita dalla realtà transeunte per abitare l’adimensionale, l’atemporale mondo dell’assoluta Verità.
Antonio Teni
