L’orologio che ha battuto gli ultimi istanti del 2021, quest’anno, era privo di lancette…I minuti non contano più le ore, dilatate ormai in una liquidità estemporanea che ha consegnato al nuovo anno un tempo sospeso, un non-tempo. Ma d’altra parte, per citare Elsa Morante, concorderei su ciò che dice a proposito del tempo: “Il tempo – che gli uomini tentano di domare con gli orologi, fino a renderlo un automa – è per sé stesso di natura vaga, imprevedibile e multiforme, tale che ognuno dei suoi punti può assumere la misura dell’atomo o dell’infinito”. Ed è così che, quasi inconsapevolmente, siamo scivolati in un altro anno che apre le porte a infiniti dubbi, a mille domande, a poche risposte, a svariate incognite, a probabili sconfitte e a insperate vittorie. Non è un pessimismo d’antan, il mio, ma una realizzata consapevolezza che mi rende capace di tradurre realmente quello che vedo intorno a me. Gli esseri umani stanno assumendo progressivamente comportamenti in cui prevale l’ansia, la paura, lo scetticismo e l’opportunismo mentre si sgretola la fiducia nelle istituzioni, nelle garanzie che un sistema democratico dovrebbe garantire a tutela di diritti considerati imprescindibili. Negli ultimi anni sono emersi in maniera più evidente problemi di portata mondiale e il concetto di fraternità si è frammentato, rimandando a organizzazioni di volontariato e di assistenza il concetto del “soccorrere” chi si trova in difficoltà, di abbracciare un fratello che non ha lo stesso sangue, ma ha gli stessi diritti, che superano i confini biologicamente definiti. Di diritti si deve parlare, ma soprattutto dei diritti dei bambini, spesso dimenticati tra dispute fanatiche di chi arranca per avere visibilità e poi scompare nel fumo della vana insipienza. Diritti inviolabili che invece sono strumentalizzati nella corsa verso un’affermazione che mina sempre più le basi di una democrazia sospesa tra le maglie di fragilità insanabili e non si accorge delle ferite invisibili arrecate a chi non ha voce né potere. In questa parabola esistenziale vissuta sotto il segno della pandemia, sono venute a galla le debolezze di un sistema democratico che non ha sostenuto adeguatamente i diritti delle donne, a volte costrette a lasciare il lavoro per seguire i figli a casa, non ha tutelato sufficientemente i lavoratori, molti dei quali caduti sul lavoro, vittime di negligenza legislativa e di gestione approssimativa. Questi due anni di pandemia ci hanno traghettato, attraverso un metaforico Acheronte, in un limbo virtuale dove l’interiorità dell’uomo si è lasciata sopraffare dal senso di inquietudine sino a sfociare in una sensazione di incertezza, inafferrabilità, confusione. E proprio questo senso di smarrimento è ciò che prevale anche oggi, quando sembra più che mai attuale la terzina dantesca «Luogo è la giù non tristo da martìri/ ma di tenebre solo, ove i lamenti/ non suonan come guai, ma son sospiri». Pur essendo terminato l’anno del settecentenario della morte di Dante, mi piace ricordarlo e riferire brani della sua grande opera, immortale e imperitura, augurando ai miei cari lettori sempre e comunque buona vita!
Maria Rosaria Teni
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