“Perché, mamma? Dimmelo…” di Maria Rosaria Teni

“Mamma, perché mi hai abbandonato? Non ti trovo più quando apro gli occhi e le tue carezze sono solo un ricordo”.
“Mamma, l’ultima volta che mi hai preso in braccio è stato per spingermi tra le mani di soldati, con le  camicie ruvide che sfregavano le mie guance bagnate dalle lacrime di un pianto lungo, nenia del dolore che sentivo nello strazio di essere gettato… Mamma, cosa ti ho fatto per essere allontanato così brutalmente?”

Se lo chiederanno(?), domani,  tutti quei bambini che, oggi, sono stati salvati dalla prigione del terrore grazie all’amore senza confini di una libertà pagata con lo spasimo di doglie laceranti che hanno trafitto nuovamente il ventre di madri sventrate e generose. Se lo ricorderanno tutti quei piccoli esseri indifesi sballottati di mani in mani, accompagnati dal rimbalzo di colpi in un cuoricino disperato e spaventato, mentre il cielo oscurato dalle polveri di odio è l’unico spiraglio di certezza. Non riesco a immaginare le emozioni e i tormenti che hanno devastato quelle madri mentre cercavano di mettere in salvo le proprie creature e faccio fatica, oggi, a rivedere le immagini che vengono riproposte in tutti i notiziari, quasi a scandire, momento per momento, uno stillicidio disumano e perverso che non avrebbe senso se fossimo umani. Ma noi siamo ancora esseri umani o la brama di potere, la rabbia e la violenza ci stanno divorando a tal punto da farci dimenticare le radici del nostro essere? Armi issate come vessilli di forza, volti coperti per la vergogna di mostrarsi nella ferocia del possesso, carrarmati dissacranti che calpestano terre di antica civiltà e tutto nel nome di quali ideali? Si continua a rifornire di materiale bellico intere milizie, si assoldano bambini soldato dopo averli drogati e annichiliti, si combatte senza tregua per arrivare a poltrone di polvere e intanto si macinano vite, triturate nelle spirali di odio inveterato. Quale umanità esiste in esseri disumani se non l’ostinata frenesia di onnipotenza per una fragile vita che finisce, sempre, inesorabilmente, nello spegnersi di un respiro, nella fine di un battito, nel chiudersi di ciglia che non hanno conosciuto il sapore delle lacrime? Mi sento impotente, sempre più simile a una zattera che naviga in un oceano di onde sempre più alte, sempre più pericolose, pronte a ghermire chi non ha difese e si affida al recupero di una coscienza collettiva che ancora non si scorge all’orizzonte perché viene da distanze sempre più marcate. Mi affido alle parole, possibile alternativa  alle armi, per  combattere i pregiudizi e comunicare la sofferenza dell’anima; parole che rappresentano i simboli che danno corpo al dolore e al rammarico che, altrimenti, non si vedrebbero perché nella loro astrattezza non hanno corpo e spero ardentemente che, prima o poi si disegni, in un cielo senza razzi, uno squarcio di pace.
Maria Rosaria Teni

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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