“I PREDILETTI DEL SUOLO E IL LORO SIGNIFICATO”: La Fucsia” di Maria Rosaria Perrone

La fucsia è originaria del Messico, dove cresce solitamente ad alberello. La pianta fu scoperta nel 1696 dal missionario e botanico Charles Plumier, che la dedicò al botanico tedesco Leonard Fuchs, perché nel secolo precedente creò uno degli erbari più importanti d’Europa ed è in suo onore che fu chiamata Fuchsia. In Europa arrivò nel 1700, grazie ai marinai delle navi inglesi, che tornando dall’America meridionale, ne portarono alcuni esemplari. In Gran Bretagna fu la pianta simbolo dell’era vittoriana, dove furono creati 1.500 ibridi. In Italia giunse nel 1800,  e si diffuse immediatamente nelle case dei borghesi.

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La pianta appartiene alla famiglia delle Onagraceae e le infiorescenze, formate da fiori penduli sono molto belle da vedere. I colori sono intensi e variano: bianco, rosa, rosso e violetto, anche miscelati tra loro. Nel linguaggio comune la Fucsia, grazie all’aspetto decorativo dei suoi fiori è conosciuta come “orecchini di dama” e “ballerina”. Il primo nome si riferisce ad una leggenda scandinava che narra dei fiori di Fucsia, uguali agli orecchini di una principessa, che viveva in un castello immerso in un giardino incantato. Una sera la principessa, sporgendosi dal balcone lasciò inavvertitamente cadere le gemme preziose che portava alle orecchie. Sotto il balcone, nel giardino, c’era un giovane giardiniere, bello e segretamente innamorato della giovane. Il giardiniere raccolse le gemme e le nascose in un’aiuola. Dopo alcuni giorni nacque una piantina delicata che successivamente si coprì di tanti fiori sorprendentemente simili agli orecchini della figlia del re. La leggenda termina con un lieto fine: la principessa e il giardiniere amandosi, si sposarono e vissero felici e contenti. In Nuova Zelanda le donne maori utilizzano il polline azzurrastro come cipria e ombretto. Nell’uso popolare le foglie di fucsia erano usate per la preparazione di decotti antipiretici e diuretici. Nel linguaggio dei fiori è considerata simbolo di leggiadria, grazia femminile ed amabilità.

Sulla Grazia e la Leggiadria…
[ XXVIII ] …”Non si dèe adunque l’uomo contentare di fare le cose buone, ma dèe studiare di farle anco leggiadre: e non è altro leggiadria che una cotale quasi luce che risplende dalla convenevolezza delle cose che sono ben composte e ben divisate l’una con l’altra e tutte insieme, sanza la qual misura etiandio il bene non è bello e la bellezza non è piacevole. E sì come le vivande, quantunque sane e salutifere, non piacerebbono agl’invitati se elle o niun sapore avessero o lo avessero cattivo, così sono alcuna volta i costumi delle persone, come che per se stessi in niuna cosa nocivi, non di meno sciocchi et amari, se altri non gli condisce di una cotale dolcezza, la quale si chiama (sì come io credo) gratia e leggiadria….”

-Giovanni della Casa da “Il Galateo”-

Maria Rosaria Perrone

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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