Siamo qui, nelle nostre dimore, a leggere, scrivere, dialogare e vivere le nostre emozioni e i nostri timori riflettendo tutto su uno schermo, filtrando i volti e le sensazioni attraverso un monitor che rimanda volti e voci, che riecheggia di umanità confusa, che vibra di parole non dette, ma inequivocabilmente espresse da occhi parlanti. E poi c’è quel silenzio surreale di ore che passano e rimangono Infisse nel pensiero che risuona di immagini, di ricordi, di progetti. Decifrare questo particolare momento non è possibile: una sospensione aleggia intorno a giorni che si trascinano tangibili in un’atmosfera ovattata, ma fragile, pronta a smagliarsi dinanzi alle voci concitate che arrivano dal televisore, anima pulsante che tasta l’andamento di questo virus insidioso e subdolo che si nasconde tra le pieghe di invisibili artigli e che sfugge alle attenzioni di studiosi ed eminenti ricercatori. Indifesi e sguarniti di certezze, pare di abitare in una realtà parallela che ci illudiamo faccia parte di un sogno e che alle prime luci del mattino si dissolva con i rumori della quotidianità. Non avviene però niente di tutto questo e la consuetudine si dissocia dalla sua stessa radice semantica per diventare inconsueta abitudine indotta ad aggrapparsi a riti che investono canali di comunicazione virtuale per allacciare una socializzazione restituita nonostante tutto. L’isolamento, tuttavia, porta a interrogarsi più profondamente all’interno del proprio essere e, paradossalmente, suscita delle considerazioni che fino a poco prima erano impensabili. Messi di fronte al proprio Io, sondiamo ciò che esiste e che muove i nostri pensieri e i nostri gesti e, magicamente, ci conosciamo meglio, ci presentiamo nella nostra nudità primordiale e forse scopriamo qualcosa di noi che per tutta una vita non avevamo mai considerato. La libertà, straordinario e potente componente dell’essere umano, ci appare allora come un dono, un respiro profondo che è lo stesso respiro che regge l’intera esistenza. La libertà di pensare, di esprimersi, di muoversi, di gridare, di piangere, di esistere, diventa essenziale e alimenta quella sete di vita che ognuno di noi dimostra già all’origine. Una libertà conquistata di cui si comprende il valore quando non si possiede. Credo che questi giorni siano profondamente importanti per apprezzare il valore di tutto ciò di cui disponiamo e che finora non abbiamo giustamente stimato; non saranno giorni persi se ci porteranno ad un’umanizzazione più consapevole e profonda che possa condurci a dire che non esistono bianchi e neri, ricchi e poveri, ma solo uomini e per fortuna uomini veri.
Maria Rosaria Teni
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