Jacques Lacan (1901-1981) non era solo psichiatra, psicoanalista, era anche filosofo, e poeta. Nelle opere di Lacan esiste una lingua che si gioca tutta nel suo fuori-senso. Sosteneva che ogni discorso è costituito da quattro elementi diversi (S1, S2, S/, a), che si ritrovano ad occupare o il posto dell’agente o quella dell’altro, o quella della produzione oppure, da ultimo, quello della verità. Cosi L’S1 è il significante padrone, il significante che comanda e a cui il soggetto è identificato. L’S2 rappresenta il sapere, anche nel senso di tutti i significanti che danno senso al significante-padrone. L’S/ è il soggetto diviso, tra l’S1 e l’S2, il soggetto che si colloca nel vuoto tra i due, nel posto della barra.[1] Qui non troviamo un posto per il poeta. Ma la poesia rimane con un piede nel simbolico e con un altro piede sul suo bordo. Cosi la poesia regala l’equilibrio dell’esistenza e solo i poeti hanno questo carisma. Lacan come Heidegger era filo-poeta.
La poesia non è un monologo dell’ego nè un dialogo del tu e dell’ io come universo chiuso, Perché la poesia è universo aperto; è il linguaggio e le parole, cioè il canto che devono andare a cercarlo e incontrarlo nelle distanze come una prossimità.

Nel 1929 Lacan scrisse un sonetto in una rivista “Surréalisme” dove scrivevano Raymond Queneau, Man Ray, Miguel Asturias, Alejo Carpentier, Jean Supervielle, Marcel Jouhandeau, Jean Follain, Georges Vitrac, Robert Desnos In principio, il sonetto aveva il titolo “Pantha Rei” (le fameux “tout ‘écroule” d’Heraclite) e si presenta anche come “Hiatus irrationalis”.
(Il sonetto di Lacan.)
Πάντα ῥυεί
Choses que coule en vous la sueur ou la sève,
Formes, que vous naissiez de la forge ou du sang,
Votre torrent n’est pas plus dense que mon rêve,
Et si je ne vous bats d’un désir incessant,
Je traverse votre eau, je tombe vers la grève
Où m’attire le poids de mon démon pensant;
Seul il heurte au sol dur sur quoi l’être s’élève,
Le mal aveugle et sourd, le dieu privé de sens
Mais, sitôt que tout verbe a péri dans ma gorge,
Choses qui jaillissez du sang ou de la forge,
Nature –, je me perds au flux d’un élément:
Celui qui couve en moi, le même vous soulève,
Formes que coule en vous la sueur ou la sève,
C’est le feu qui me fait votre immortel amant.
Giacomo Conserva ha tradotto il sonetto di Lacan, in italiano.
Cose, che scorra in voi il sudore o la linfa,
forme, che voi nasciate dalla forgia o dal sangue,
il vostro torrente non è più denso del mio sogno.
E se non vi batto di un desiderio incessante
attraverso la vostra acqua, giungo alla riva
dove mi attira il peso del mio démone pensante;
solo urta il suolo duro da cui si eleva l’essere
il male cieco e sordo, il dio privo di pensiero.
Ma appena ogni parola è perita nella mia gola,
cose – che sgorghiate dal sangue o dalla forgia,
natura -, mi perdo nel flusso di un elemento:
Quello che cova in me, lo stesso vi solleva,
forme, che scorra in voi il sudore o la linfa,
è il fuoco che mi rende immortale vostro amante.
I filosofi greci appaiono al Lacan come “giganti”. Per Lacan Eraclito, gioca un ruolo importante. Secondo Alain Badiou, Eraclito per Lacan esprime la discordia di non relazione. [2] La frase «Panta Rei», in greco πάντα ῥεῖ, è una locuzione greca che vuol dire, semplicemente, che tutto scorre. Si tratta di una frase attribuita ad Eraclito da Platone, nel Cratilo, una delle sue opere più famose. La frase ha un significato molto più profondo di quello che in genere le viene attribuito. Non vuol dire semplicemente che “tutto passa”, ma concentra la profondità del suo pensiero intorno alla filosofia del divenire. La poesia è come il desiderio che parla. Lacan descrive il desiderio come “vita immortale, vita incomprimibile, vita che non ha bisogno di alcun organo, vita semplificata, e indistruttibile”. (C’est la libido, en tant que pur instinct de vie, c’est-a-dire de vie immortelle, de vie irrépressible, de vie qui n’ a besoin, elle, d’ aucun organe, de vie simplifiée et indestructible. Lacan, Le Séminaire XI, p, 180)
Apostolos Apostolou
Docente di filosofia
Note:
[1] Adele Succetti
[2] Alain Badiou: «In Lacan’s work, the negative libido is constantly connected to Heraclitus. In short, the connections between love, hate, truth and knowledge were established by Empedocles and then radicalized by Heraclitus, the originary thinker of discord, of non-relation.»
