Non parlerò della Festa della Donna in questo editoriale di incipiente primavera, perché amo pensare all’immagine della donna non come ricorrenza annuale, bensì come presenza costante di quotidiana celebrazione e di valenza sociale preponderante in un momento storico di grande confusione generale. Non si affrontano discussioni per acclarare qualcosa che è nell’ordine delle cose, che sussiste di per sé e va rispettata in ogni situazione e non soltanto in prossimità di eventi che ricordano questa o quella rievocazione. Al di là di tempeste emotive trascinanti e aleatorie che paiono voler giustificare il diritto di possedere un altro essere umano e oggettivarlo a proprio personale interesse, una donna è prima di tutto una persona che non deve vivere sotto la costante pressione di doversi difendere, di sentire la necessità di motivare i suoi comportamenti, il suo abbigliamento, la sua condotta, se non per quanto riguarda regole del vivere civile. Ormai prevale la stanchezza di fronte all’esigenza di dover addurre delle motivazioni per spiegare determinati comportamenti o per l’assunzione di ruoli che, poiché in precedenza erano di pertinenza maschile, oggi devono necessariamente essere stati conquistati con chissà quali astrusi espedienti muliebri e poco puliti. Forse una donna non possiede una capacità intellettiva uguale a quella dell’uomo? Oppure deve arrestare le sue aspirazioni per dedicarsi al ruolo stereotipato attribuitole da arcaiche consuetudini di secoli passati? Senza voler toccare argomenti che potrebbero indurre polemiche sterili ed evitando di ergersi a moralisti d’antan, io credo che sia importante che le donne continuino a imporre la loro presenza, dimostrando il proprio valore e credendo, soprattutto e sempre, nei propri ideali. In questo percorso di affermazione crescente della figura femminile, un ruolo non trascurabile gioca l’uomo che non deve assolutamente essere escluso o etichettato con una tipizzazione standardizzata e marginale. Ricordiamo che nasce da un grembo materno, pensiamo che si origina grazie al permanere in un ventre femminile, sacrale culla di iniziale concepimento. Un uomo esiste perché esiste una donna e deve sempre ricordarlo, anche quando “[…] la gelosia diventa un mostro dagli occhi verdi e dileggia il cibo da cui si nutre”. Mi piace concludere con una poesia scritta da Victor Hugo:
L’uomo e la donna.
L’uomo è la più elevata delle creature.
La donna è il più sublime degli ideali.
Dio fece per l’uomo un trono, per la donna un altare.
Il trono esalta, l’altare santifica.
L’uomo è il cervello. La donna il cuore.
Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
La luce feconda, l’amore resuscita.
L’uomo è forte per la ragione.
La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.
L’uomo è capace di tutti gli eroismi.
La donna di tutti i martìri.
L’eroismo nobilita, il martirio sublima.
L’uomo ha la supremazia.
La donna la preferenza.
La supremazia significa forza;
la preferenza rappresenta il diritto.
L’uomo è un genio. La donna un angelo.
Il genio è incommensurabile;
l’angelo indefinibile.
L’aspirazione dell’uomo è la gloria suprema.
L’aspirazione della donna è la virtù estrema.
La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.
L’uomo è un codice. La donna un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L’uomo pensa. La donna sogna.
Pensare è avere il cranio di una larva;
sognare è avere sulla fronte un’aureola.
L’uomo è un oceano. La donna un lago.
L’oceano ha la perla che adorna;
il lago la poesia che abbaglia.
L’uomo è l’aquila che vola.
La donna è l’usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio;
cantare è conquistare l’Anima.
L’uomo è un tempio. La donna il sacrario.
Dinanzi al tempio ci scopriamo;
davanti al sacrario ci inginocchiamo. Infine:
l’uomo si trova dove termina la terra,
la donna dove comincia il cielo.
Victor Hugo
