La calura estiva incombe impietosamente e rende ogni attività, anche la più lieve e banale, difficoltosa e pesante. Nei pomeriggi silenziosi e carichi di afa, il pensiero si assopisce alla ricerca di una fresca carezza di sapore marino. Viene da pensare alle immagini idilliache di un mare cristallino che blandisce gli affanni e le sofferenze da caldo simil tropicale e a spiagge e coste, paradisi reali e non solo sognati. Il mare, una presenza nella vita degli uomini che da sempre ha rappresentato salvezza, sopravvivenza, (allarghiamoci inserendo anche un po’ di sano relax) e soprattutto serenità di visioni e di atmosfere ineffabili. Il mare, proprietà di ogni essere vivente, nato con la nascita dell’universo e compagno di tanti episodi storici di importanza epocale. Il mare, che per molti ha significato libertà, evasione, ali spiegate verso un orizzonte ampio e rassicurante, ebbene oggi è una trappola, una prigione nel cui fondo giacciono corpi senza vita, animi senza futuro, speranze naufragate tra sordidi rancori ideologici e spregevoli idiozie inaccettabili. Una navigazione che diventa un’avventura ai limiti dell’umano e assume i contorni di un’iperbolica parabola di morte. Inaccettabile ammirare la distesa marina apparentemente paradisiaca e considerare che, come uno scrigno, si porti all’interno cadaveri senza nome e senza identità, vittime di una fuga senza alternativa, schiacciate dal peso di catene ben più pesanti di quelle di ferro, perché invisibili ma incisive: le catene dell’indifferenza, dell’odio, dell’arroganza di una supposta superiorità che nella realtà è solo una chimerica affermazione di un Io che non ha ragione di esistere. Sono sconcertata e insieme delusa; il mio mare, il nostro mare, il mare di tutti, luogo di incontro e di culture che sin dall’antichità si incrociavano nei vari perigliosi attraversamenti, è oggi ricettacolo di morte, meta fallace di cambiamenti che non avverranno mai, di pace che non si attuerà mai se non si abbandoneranno le logiche di un freddo e calcolato cinismo economico e burocratico, giungendo a riconoscere che siamo nati tutti da uno stesso ventre e dovre(m)mo tutti, inevitabilmente, rinchiuderci in uno stesso cunicolo di terra, di polvere, di eterno.
Maria Rosaria Teni
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Splendida
Ti ringrazio! Detto da te, mi onora!
Mi scuso per i refusi del mio cellulare. Grazie a te.
Grande contraddizione tra libertà e bellezza e la disumanizzazione. Come riappropriarsi del mare, della vita e dell”immenso che esso rappresenta? Se Dida questa nota che ci pone di fronte a riflessioni profonde.
Il mare è qui un ossimoro
Osservazione acuta e assai appropriata!
Un’analisi dolorosa che non si può non condividere. Siamo giunti al punto di non ritorno?
Penso proprio di sì ormai
Nel mare (an)negati senza nome e senza volto che pesano sulla coscienza di ognuno di noi.
Bel commento, giusto!