
ph Alessandra Margiotta
“Canzone di giugno” è una lirica di Marino Moretti, poeta appartenente al movimento del Crepuscolarismo. In questa poesia Moretti descrive un paesaggio rurale nel mese di giugno, quando i campi sono maturi per la mietitura e il lavoro agricolo anima la campagna. Attraverso immagini luminose, colori dorati e suoni della natura, il poeta celebra l’armonia tra l’uomo e l’ambiente. La fatica del lavoro nei campi non appare pesante, ma viene resa serena dalla presenza del sole, dal canto dei lavoratori e dal frinire delle cicale. Il testo trasmette un senso di gioia, gratitudine e semplicità, culminando nella lode del pane, frutto del lavoro umano, e di Dio, fonte di ogni bene. Il tono è sereno e celebrativo, ricco di immagini luminose e musicali. Dal punto di vista stilistico, la poesia è caratterizzata da un linguaggio semplice e musicale, arricchito da immagini visive e uditive. Spiccano le immagini luminose del “campo d’oro” e i richiami sonori della “canzone” dei lavoratori e del coro delle cicale. Le numerose personificazioni, come il sole che “ride”, contribuiscono a rendere il paesaggio vivo e partecipe. Il tono è celebrativo e fiducioso e culmina nell’ultima strofa, dove il lavoro umano assume anche un valore religioso attraverso la lode del pane e del “buon Padre in cielo”.
Stormiscono le fronde
nell’aria greve e il sole
ride alle prataiole
ed alle biche bionde,
e rende tutto d’oro
il campo donde arriva
la canzone giuliva
dell’agreste lavoro.
Ecco, è piena la spiga
e la falce è nel pugno;
il buon sole di giugno
rallegra la fatica.
E la canzone sale
dal campo del lavoro
e s’accompagna a un coro
stridulo di cicale;
e sale il canto anelo
da bocche più lontane
lodando in terra il pane
ed il buon Padre in cielo.
Marino Moretti
