DIVAGAZIONI LETTERARIE: “EDGAR ALLAN POE”– di Myriam Ambrosini

EDGAR ALLAN POE (Boston 19 gennaio 1809 – Baltimora 1849)
“I mostri più spaventosi sono quelli che si nascondono dentro le nostre anime” (Edgar Allan Poe)
È così fu per questo grande scrittore, considerato l’inventore del racconto poliziesco, della Letteratura dell’Orrore, del giallo psicologico.
Come al mio solito non mi attengo alla fredda biografia, ma mi sforzo di estrapolarne i dati salienti e cioè gli avvenimenti che hanno davvero avuto valenza ed impatto nella vita e nella psicologia dell’autore.
Poe rimase praticamente orfano a soli due anni d’eta’, in quanto il padre abbandonò la famiglia quando Edgar aveva soltanto un anno e la madre morì di tubercolosi polmonare l’anno successivo, quando lui ne aveva soltanto due. Ma I suoi non erano genitori qualunque, ma entrambi valenti attori di teatro e, con molta probabilità, ne ereditò comunque i geni. Dichiara infatti lui stesso: “Nella mia infanzia mostrai di aver ereditato questi caratteri di famiglia; discendo da una razza che si è sempre distinta per immaginazione e temperamento facilmente eccitabile”.
La famiglia affidataria degli ALLAN e più precisamente di John All, mercante scozzese di successo, pur generosa dal punto di vista economico, non riusci’ mai ad entrare nella frequenza d’onda di Edgar, a cui infatti volle aggiungere il cognome Allan, ma che in realtà non adottò mai.
Inquieto e bizzarro già da giovanissimo – è stato definito il primo artista alienato degli Stati Uniti – nella sua irrequietezza si trovò spesso a cambiare lavoro. Dapprima, attirato dal mondo militare, si arruolò negli United States Army, ma ne fu cacciato ed entrò poi come cadetto a West Point. Fu comunque durante questi anni che iniziò ad accumulare debiti di gioco – ponendosi in contrasto con il padre adottivo – ed ebbero anche inizio le sue malsane frequentazioni con alcool e droghe, l’oppio in particolare.
Ma ciò che più segnò la sua psiche, già fragile e portata agli stati depressivi, fu il suo rapporto con le donne. Per una strana beffa del destino infatti, a partire dal suo primo grande amore – Jane Smith Standard – le donne che suscitarono in lui dei forti sentimenti, subirono sempre una morte precoce. In particolare la moglie – VIRGINIA ELISA GLENN – , che sposò quando lei aveva soltanto 13 anni, anche se il matrimonio divenne effettivo al compimento dei suoi sedici anni, ma che morì di tubercolosi – come era accaduto per la madre – a soli 25 anni d’età.
Da allora la morte diviene la protagonista di quasi tutti i suoi scritti, in prosa o in versi che siano. Delitti, sepolte vive, e corvi misteriosi popolano le pagine, ma probabilmente invadono anche la sua mente.
La suggestione che Poe riesce a creare con la creazione delle sue atmosfere cupe e misteriose, man mano che si va avanti con la lettura, ti avvolge davvero come un sudario. Le sue storie gotiche non spaventano nel senso comune della parola, ti invadono e ti trasportano in una realtà che diviene vero incubo. Quei mostri spaventosi che erano nella sua anima, divengono anche i nostri mostri … Sono quelle quelle particelle oscure che albergano in ognuno di noi.
Tante le citazioni che si potrebbero proporre per fare entrare il lettore nel mondo supernaturale di Poe, ma, per brevità, ne citerò soltanto alcune, credo, tra le più rappresentative. Dal terrificante racconto “IL CUORE RIVELATORE”, dove la vittima condanna il suo assassino ad una pena perenne che lo porterà alla follia … Il battito di quel cuore con non cessa mai, penetra dappertutto, ingigantisce e punta il dito accusatore su chi l’ha fermato per sempre. Il terrificante horror psicologico, costituito da “IL POZZO ED IL PENDOLO”, dall’atmosfera claustrofobica e la suspense legata all’imprevedibilità del supplizio. Oppure l’incredibile vicenda di “LA  MASCHERA DELLA MORTE ROSSA”, con il Principe Prospero ed Il suo Castello, con la sfilata di stanze – distribuite però irregolarmente e non una dietro l’altra, così che l’occhio non poteva abbracciare più d’una alla volta -, distinte dai diversi colori, partendo dalla prima: quella azzurra, quella rossa, la terza verde, la quarta arancione, la quinta bianca, la sesta violetta, sino all’ultima, quella nera, con i vetri delle finestre da colore sanguigno e con la sua Pendola del Destino. La morte, con la sua tremenda epidemia, il cui emblema era il sangue, impazza per tutto il paese, ma il Principe, a motivo della sua ricchezza e del suo isolamento nel Castello avito, insieme ad altri ricchi e nobili del paese, crede di sfuggire alla Signora con la falce … Ma la morte sa penetrare anche nelle crepe più piccole per aggredire le sue prede. E durante una festa mascherata, tra divertimento, estraniamento e risa, la MORTE ROSSA arriverà, mascherata da se stessa e scandita dai rintocchi letali della pendola. I gaudenti moriranno tutti … dimenticati per chi lo sa quanto tempo!
“Allora fu riconosciuta la presenza della Morte Rossa. Come un ladro di notte era sopraggiunta e tutti i convitati caddero uno ad uno nelle sale dell’orgia, bagnate da una rugiada sanguinosa ed ognuno morì nella disperata positura in cui era caduto soccombendo. E la vita dell’orologio d’ebano si spende con quella dell’ultimo dei personaggi festanti. Le fiamme dei treppiedi spirarono e le tenebre, la rovina e la Morte Rossa distesero distesero su tutte le cose il loro dominio sconfinato”.
Ma il più emblematico dei suoi scritti – e che gli decretò grande successo, anche se non ne ricevette grandi vantaggi economici – fu il lungo testo poetico “THE RAVEN ” (IL CORVO). Lo scrittore/poeta s’immagina da solo nella sua stanza, intento a meditare, quando, allo scoccare della mezzanotte, sente dei colpi leggeri, ma ripetuti alla finestra. Incuriosito, va a vedere di chi si tratti, e, con sua grande sorpresa, vede entrare un maestoso corvo, nero come l’ebano, che si va ad appollaiare su un busto di Pallade, posizionato sulla porta della camera. Da lì avrà luogo un fitto dialogo – che sarà però piuttosto un monologo – dove il poeta apre il suo cuore al misterioso volatile – considerato accompagnatore delle anime dei morti – e prova a porgli diverse domande sulla solitudine, la vita e la morte, ma il corvo gli risponde sempre con una sola parola: “NEVERMORE” (MAI, MAI PIÙ). Forse una fuga da ciò che c’è di più ineluttabile nella vita dell’uomo? Forse un verso che si ripete scaramanticamente monotono per attingere ad una qualche salvezza?
“Gli dissi <Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso, tu non sei certo un vile, orrido, torvo ed antico corvo che erri lontano sulle spiagge notturne, dimmi qual è il tuo nome signorile sulle spiagge invernali della notte?> disse il corvo <Nevermore … Mai, mai più>.”
Come se egli stesso abitasse uno dei suoi incubi, POE, avrà una fine che  non sfigurerebbe se paragonata ai suoi racconti. Fu infatti trovato da un passante mentre, delirante e non conscio neppure di sé stesso e della sua identità, vagava per le vie di Baltimora, indossando abiti non suoi, perché di una taglia troppo grande per la sua esile struttura e, sempre preda del delirio, morì qualche giorno dopo nell’Ospedale di Baltimora dove era stato ricoverato. Permane tutt’ora il mistero sulla sua morte e le cause certe di cosa l’ha determinata, poiché, tra l’altro, in vista di risposarsi, non faceva più uso di alcool né di droga.
Forse a lui non sarà spiaciuta questa sua morte, così in linea con la sua psiche ed il mondo immaginario e fosco che aveva creato … Forse “THE RAVEN”, nel momento estremo, gli ha sussurrato all’orecchio: NEVER MORE … MAI, MAI PIÙ.

MYRIAM AMBROSINI  

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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2 risposte a DIVAGAZIONI LETTERARIE: “EDGAR ALLAN POE”– di Myriam Ambrosini

  1. Avatar di annamariaarvia annamariaarvia scrive:

    Grandissimo scrittore!

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