
Ritratto del vescovo Lorenzo Da Ponte. Olio su tela, 1759. Cattedrale di Ceneda (Vittorio Veneto).
Quando si sente nominare la parola Vittorio Veneto, cittadina trevigiana di ventisettemila abitanti, mentalmente la si associa alla località dove si concluse la prima guerra mondiale 1915-1918.
La si può però ricordare anche per altri accadimenti più pacifici, partendo anzitutto dalla precisazione che Vittorio Veneto è divenuta tale solo nel 1866, quando le due comunità di Ceneda e Serravalle, ciascuna con un proprio Castello fortificato, vennero unificate. Per questo motivo, dunque, non a Vittorio Veneto nacque il celebre librettista Lorenzo Da Ponte il 10 marzo 1749, bensì a Ceneda, nel Ghetto ebraico. Oggi la via ove egli ebbe dimora porta il suo nome.
Al momento della sua nascita, in realtà non si chiamava Lorenzo, bensì Emanuele Conegliano. A suo padre Geremia, ebreo conciatore di pelli, rimasto vedovo, capitò di innamorarsi di una donna cristiana di nome Orsola Pasqua Paietta; per poterla sposare, si dovette convertire al cattolicesimo e fu così che i suoi tre figli furono battezzati il 29 agosto 1763 dal Vescovo di Ceneda Lorenzo da Ponte il quale, secondo l’usanza vigente all’epoca, pretese e ottenne che il figlio Emanuele prendesse il suo cognome e nome, cioè Da Ponte Lorenzo.
Una volta cresciuto, Lorenzo divenne prete ma poiché anch’egli si innamorò e si sposò, venne condannato dalla Chiesa e costretto a vivere in ristrettezze economiche. È il periodo nel quale frequenterà molto Venezia e l’asburgica Gorizia e farà conoscenza con il noto seduttore veneziano Giacomo Casanova (1725-1798). Nella città lagunare Da Ponte e Casanova si incontrarono spesso e diventarono grandi amici; fra i due intercorse pure una lunga corrispondenza.
Da Ponte fortunatamente venne aiutato dal compositore Antonio Salieri e così divenne poeta di corte dell’imperatore austriaco Giuseppe II, nonché famoso per la scrittura dei libretti di opere immortali di Mozart quali “Le nozze di Figaro”, “Don Giovanni”, “Così fan tutte”.
Da Ponte oltre che a Vienna visse anche a Praga, Dresda, Londra, ove fece pure il tipografo prima di emigrare negli Stati Uniti.
Morì a New York il 17 agosto 1838.
Altro personaggio importante di Vittorio Veneto è stato poi indubbiamente, più di recente, Albino Luciani. Caratterialmente montanaro, essendo nato in provincia di Belluno, come è noto divenne Papa sia pure per un breve periodo. Prima però fu non solo Patriarca di Venezia ma, prima ancora, per ben undici anni dal 1958 al 1969, fu Vescovo di Vittorio Veneto, esercitando il suo magistero dal Castello S. Martino di Ceneda, risalente all’epoca longobarda.
Un gioiello pittorico, risalente all’incirca all’anno 1508, lo troviamo poi nella chiesa della frazione di Meschio: una Pala molto delicata del pittore bergamasco Andrea Previtali (1470 – 1528) allievo di Giovanni Bellini, che lo ebbe ospite nella sua bottega veneziana. Il mirabile dipinto a olio mostra l’arcangelo Gabriele che annuncia a Maria la sua gravidanza, con sullo sfondo una veduta delle armoniose colline venete.
Ma Da Ponte, Papa Luciani e Previtali non bastano e allora ecco che è la volta del monumentale Tiziano Vecellio.
Il pittore cadorino (1489-1576) chissà quante volte, facendo la strada (in carrozza?) tra la sua nativa Pieve di Cadore e Venezia, ha per forza dovuto attraversare la vittoriese piazzetta Flaminio di Serravalle, in stile veneziano, con i suoi numerosi palazzi storici rinascimentali. Non solo è passato tante volte ma si è anche fermato, per dipingere nel 1542/43, per 250 ducati, la Pala che si trova tuttora nella chiesa di Serravalle, la Madonna con Bambino in gloria con i santi Andrea e Pietro.
Di più: sua figlia Lavinia nel 1550 andò sposa con il nobile Cornelio Sarcinelli di Serravalle, andando ad abitare così in uno dei più bei palazzi del centro storico.
Merita aggiungere che in quegli anni il Tiziano lavorava nel trevigiano in quel di Vittorio Veneto ma anche, poco distante, a Castello di Roganzuolo per dipingere il meraviglioso polittico che si può ancora ammirare.
Egli era in contatto con i locali coetanei pittori del calibro di Cima da Conegliano e Giorgione di Castelfranco Veneto: un bell’insieme di geni del colore!
Ultima annotazione a coronamento di questa narrazione: Vittorio Veneto è stata ritenuta meritevole dell’onorificenza di città medaglia d’oro al valor militare, per la lotta condotta da cinquemila partigiani in città e nella Foresta del Cansiglio contro le occupanti truppe tedesche, durante la Resistenza.
Oltre alla notorietà per essere stata teatro della fine della “grande guerra” c’è dunque tanto altro da vedere di Vittorio Veneto, e tanto di interessante da scoprire.
Silvio Valdevit Lovriha
