DIVAGAZIONI LETTERARIE: “BRONTE”– di Myriam Ambrosini –

B R O N T E
Prefazione
Ora so che è perché in quel momento mi trovavo nel posto giusto che le idee mi raggiungevano. È un luogo misterioso, inaccessibile ai più… Uno spazio di cielo sconosciuto, l’abisso di un oceano non segnato sulle mappe, lo spiraglio di una porta socchiusa su di un’altra dimensione.
C’è il mio Daimon in quel luogo e mi sussurra soltanto se ci passo vicino e mi fermo su quella soglia, dimenticando tutto il resto… Dimenticando persino me stessa e l’altra esistenza.
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Un vento impetuoso scuoteva l’erba cinerea della brughiera. Quel vento ne era il protagonista ed anche il suo impetuoso e fedele compagno. Come un fantasioso direttore d’orchestra, a volte sfiorava docile le ondulazioni di quelle distese brulle e con rare sfumature di colore, a volte le scuoteva invece in una danza selvaggia, al pari di un mare agitato da dove solo pochi alberi, scarni e quasi spogli, emergevano. Acquazzoni violenti ed improvvisi, alleati di quel vento, univano sovente le loro forze, squassando spietatamente quelle torturate distese. Ma c’era un momento – magico, soave – in cui la brughiera si copriva, come un fiume colorato, d’immenso ciuffi d’erica violacei, rossi o rosati, a mostrare il suo volto più dolce, sotto un cielo che appariva finalmente rasserenato. Era allora incredibilmente piacevole passeggiare in quelle distese d’erba che parevano infinite e dove avresti voluto perderti o forse, piuttosto, ‘ritrovarti’.
L’ antica Canonica era lì, circondata, immersa, quasi ‘dispersa’ in quella brughiera ed era così che infatti amava percepirla chi la abitava. Una famiglia singolare quella che ad Haworth si era trasferita affinché il capo famiglia, Patrick BRONTE, ne potesse ricoprire il ruolo di Pastore anglicano. Accanto a quell’uomo, un po’ severo, ma, per quei tempi, con la mente abbastanza aperta, vivevano inizialmente la moglie e sei figli, ridotti poi, a causa della morte precoce di due figlie per tubercolosi, a tre figlie femmine ed all’unico figlio maschio, Branwell.
‘Singolare’ ho affermato poco fa, accennando alla famiglia. Sì, perché le tre ragazze, CHARLOTTE, EMILY ed ANNE – in ordine d’età, anche se le differenze anagrafiche erano minime – erano tutte e tre poetesse e scrittrici di notevole talento. Anche Branwell si sforzo’ di essere al passo con le sorelle, ma, anche perché schiavo dell’alcool e dell’oppio, non vi riusci’ mai e le precedette in una morte, per tutti loro fratelli, assai precoce.
La Canonica era piuttosto spaziosa, anche se forse un po’ lugubre per come era stata concepita, ma il suo fulcro era rappresentato da una mastodontica antica scrivania, posta direttamente al di sotto di una finestra, per poter così godere del paesaggio di cui godeva la brughiera nelle sue fasi altalenanti. A darle sostanza e valenza, su di lei, in bell’ordine, spiccavano dei fogli bianchi, un calamaio, sempre rifornito d’inchiostro ed una lunga penna d’oca, dalla punta costantemente tenuta affilata. Sedute, a quella scrivania, alternandosi nei loro momenti visionari, le tre sorelle inseguivano i loro sogni migliori, il frenetico galoppare della loro fervida fantasia. Sotto quei cieli, il più delle volte corrucciati, e passeggiando lungo quelle distese di un grigio sporco, come polvere di cimitero, prendevano vita le loro storie ed i personaggi d’invenzione, mentre di notte il vento pareva voler prendere possesso della casa, facendo tremare le imposte delle finestre e dando voce a dolenti fantasmi.
Quasi due secoli sono trascorsi da quando quelle tre fantastiche giovani donne hanno lasciato questa nostra dimensione terrena, ma voglio immaginarle ancora, sul fare del crepuscolo, protette da un lezioso ombrellino da sole o magari un ampio parapioggia, ad attraversare quella sconfinata brughiera a braccetto delle loro eroine … Charlotte con Jane Eire, Emily con Catherine ed Anne con Helen. Al sopraggiungere della notte, immagino Cathy chiamare poi il suo Heathcliff che, a passi veloci, la raggiunge, unendosi così al nutrito corteo formato da tutte loro.

MYRIAM AMBROSINI

*NOTE:
Charlotte BRONTE (1816 – 1855), il cui capolavoro è: JANE EIRE
Emily BRONTE (1818 – 1848): il suo capolavoro è: CIME TEMPESTOSE.
Anne BRONTE (1820 – 1849): il cui capolavoro è: LA SIGNORA DI WILDFELL HALL
**La prefazione è una mia rielaborazione di un pensiero che sembra da attribuirsi ad Emily Bronte.
***Una curiosità è da rilevarsi nel cognome BRONTE – il nome dell’omonimo paese siciliano -, in quanto il capo famiglia Patrick, di origini irlandesi, lo sostitui’ a quello originario che era ‘Prunty’ o ‘Brunty’ e lo fece in onore dell’ammiraglio Horatio Nelson, nominato, per le sue vittorie, ‘duca di Bronte’ dal re di Napoli.

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