Inevitabilmente ogni nuovo anno porta con sé considerazioni che rappresentano in un certo senso una sorta di bilancio di quello che si è lasciato nell’anno precedente e di ciò che si prospetta nei giorni a venire, tenendo conto sempre delle variabili che scaturiscono dalle dinamiche sociali, economiche e umane. In questo preciso momento è avvertibile un’inquietante fluidità di comportamenti e di situazioni da cui scaturisce il senso di precarietà e di insicurezza, che scivola in un pessimismo che può essere riconducibile a quanto scriveva Montale all’inizio di una sua celebre lirica che, con uno degli endecasillabi più famosi della nostra letteratura: “Spesso il male di vivere ho incontrato […]”, simboleggia alla perfezione il sentimento che pervade il nostro tempo. Nella lirica di Montale è racchiusa tutta l’angoscia della generazione del suo tempo, che aveva conosciuto la terrificante esperienza di una guerra mondiale, le avvisaglie di cambiamenti politici che si preannunciavano già inquietanti con i primi segnali di repressione e violenza, prodromici di nuovi conflitti, e un senso di solitudine e di disorientamento; ma oggi, in realtà, non si sta rivivendo la stessa sensazione? Non esiste anche nel nostro presente, in un momento in cui la Storia ripercorre situazioni già vissute che credevamo superate e concluse, questa tensione e spaesamento? A cominciare dai sentimenti, dalle relazioni, dai piccoli avvenimenti quotidiani, tutto sembra o spinto al paradosso o racchiuso in stanze di solitudine. Le piccole ricorrenze, le consuetudini che appartengono alla nostra tradizione, nell’era in cui viviamo, sono amplificate oppure hanno subito un mutamento intrinseco trasformandosi e assumendo a volte proporzioni quasi stravaganti se non addirittura bizzarre. Sicuramente è cambiata la gerarchia dei valori e questo ha portato a dare maggiore importanza agli oggetti, alle manifestazioni esteriori definite di tendenza piuttosto che puntare sulla profondità dei sentimenti e dei gesti. Trasformazioni che si avvertono anche nelle varie festività o nelle ricorrenze di anniversari o giornate particolari. Tutto si concentra sull’immagine, sullo slogan che cattura follower, sulla ricerca della perfezione formale che rasenta il ridicolo e cerca di emulare i cosiddetti “vip” che imbrattano i social e le copertine di giornali di gossip. A febbraio, giusto per restare in tema, si celebra San Valentino e la festa degli innamorati; quale esempio più appropriato per definire una ricorrenza che si basa su un sentimento universale, l’amore, che da sempre ha rivestito un ruolo fondamentale nella vita di ogni essere umano? L’amore infatti è stato argomento prediletto anche da artisti e poeti sin dai primordi della nostra Storia letteraria, dove si manifestano modelli di comportamento raffinati ed eleganti in seguito all’avvento dei talenti cavallereschi della classe feudale. Modelli che approdano nell’ideale cortese, in cui la donna acquisisce un rilievo primario ed è vista non più come creatura debole da difendere, ma il simbolo stesso della “cortesia” e della “gentilezza” e diffonde queste virtù a tutti coloro che guardano a lei, come ben espresso nella letteratura due/trecentesca, giungendo con lo Stilnovismo a creare una visione più spiritualizzata della donna, che viene decantata come angelo in terra e dispensatrice di salvezza. Non si può ignorare tuttavia che tutto ciò rappresentava solo un’apparenza idilliaca, sotto la quale perduravano rapporti di possesso e sottomissione secolari, sottaciuti e sublimati nelle produzioni letterarie che esaltavano la donna angelicata (in realtà accondiscendente e asservita). Con il tempo, con molta fatica e lottando contro resistenze accanite, le donne hanno cercato di uscire da questa condizione di subalternità, attraverso l’accesso a mestieri e professioni un tempo appannaggio esclusivo di uomini e tramite i movimenti di liberazione che hanno portato, giusto per fare qualche esempio, a ottenere il diritto di voto in tutte le società democratiche e, rimanendo in Italia, a conseguire significative modifiche nel Diritto di famiglia, tramite la regolamentazione di istituti come il divorzio, la responsabilità genitoriale e altri analoghi cambiamenti legislativi.
Queste lotte però, come già accennato, hanno suscitato anche forti reazioni e, se in alcuni casi hanno portato all’instaurarsi di rapporti tra i sessi più autentici e completi, in altri casi, nei confronti di uomini forse più fragili o meno acculturati, hanno prodotto in essi un senso di sbandamento e disorientamento che ha generato talvolta episodi di violenza che le cronache riportano quasi quotidianamente.
A questo si aggiunge l’azione del martellamento pubblicitario indotto dalla società dei consumi nella quale siamo immersi, che impone l’adozione di comportamenti conformi a modelli vincenti, ai quali adeguarsi ad ogni costo.
Tutto questo rischia perciò di far cambiare completamente forma a quello che chiamiamo “amore”. Il paragone con il passato, brevemente riassunto in queste note, può essere soltanto indicativo per significare come si sia modificato nel tempo l’assetto sociale e la rete delle relazioni e dell’affettività. Oggi siamo dinanzi, pertanto, alla necessità di fornire azioni educative che diano consapevolezza su sentimenti che si stanno tramutando in ossessioni e, quindi, si rende sempre più urgente introdurre nelle scuole percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità all’interno dei piani formativi, rivolti ai giovani, per aiutarli a crescere come adulti consapevoli e in grado di costruire relazioni affettive sane, rispettose e paritarie. Tutto questo perché oggi l’amore rischia di essere snaturato nel suo concetto più sostanziale, avvilito nella sua carenza di spiritualità che viene sostituita da una paura di affrontare se stessi, la propria fragilità emotiva nel confronto con l’altro, cercando di nascondere le proprie insicurezze nell’incertezza di incontrare qualcuno che sia capace di comprendere i veri sentimenti che, sono convinta, ognuno in fondo possiede e a volte non esprime per timore di essere scoperto. Non è semplice affrontare i propri sentimenti mentre intorno, assurdamente, i social sono carichi di cuoricini e frasi d’amore, i messaggi contengono sdolcinate dichiarazioni che poi, alla luce del sole, sono specchi che riflettono un senso di solitudine e di astrazione dalla semplice realtà, fatta di gesti e parole vere, di tempo per conoscersi e conoscere, di gentilezza e attese, che ormai sono solo vaghi ricordi. Se si pensasse un po’ di più all’autenticità del vivere e alla grande opportunità che è data a ognuno di noi di spendere bene questo tempo che ci è offerto, probabilmente gli abusi, i femminicidi e altre degenerazioni che le cronache registrano, diminuirebbero perché fondamentalmente l’amore continua a far parte della nostra vita reale, pur con tutte le sue emozioni e complicazioni, e rende speciale il nostro essere al mondo.
Ho bisogno di sentimenti
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.
Alda Merini
daTerra d’Amore (Bari, Acquaviva 2003)
