
“Nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché non è lo stesso fiume e lui non è lo stesso uomo.”
Eraclito
Se dovessimo scegliere una qualità capace di accompagnarci in ogni fase della vita, probabilmente sarebbe la flessibilità. Non la forza, non l’intelligenza, non la velocità. La flessibilità.
Pensiamo per un momento alla natura. Gli alberi più rigidi sono spesso i primi a spezzarsi durante una tempesta, mentre quelli capaci di piegarsi al vento riescono a sopravvivere. Lo stesso principio vale per il corpo umano: un muscolo eccessivamente rigido è più vulnerabile di uno elastico. Ma questa legge sembra valere anche per la mente.
La flessibilità cognitiva è la capacità di modificare il proprio modo di pensare quando le circostanze cambiano. È l’abilità di osservare una situazione da prospettive differenti, di mettere in discussione convinzioni consolidate e di adattarsi a ciò che la vita ci presenta senza perdere la propria identità.
In altre parole, è la capacità di cambiare idea senza sentirsi sconfitti.
Può sembrare una caratteristica banale, ma in realtà rappresenta uno dei pilastri più importanti del benessere mentale.
Molte delle nostre sofferenze nascono infatti non tanto dagli eventi che viviamo, quanto dalla rigidità con cui li interpretiamo. Due persone possono attraversare la stessa esperienza e reagire in modi completamente diversi. Un licenziamento può essere vissuto come una catastrofe irreparabile oppure come l’occasione per iniziare un percorso nuovo. Una critica può essere interpretata come un attacco personale oppure come uno spunto di crescita.
L’evento è lo stesso. Cambia il significato che gli attribuiamo.
Come scriveva lo stoico Epitteto: “Non sono le cose a turbare gli uomini, ma il giudizio che essi danno delle cose.”
La psicologia moderna conferma in gran parte questa intuizione formulata quasi duemila anni fa.
Dal punto di vista neuroscientifico, la flessibilità cognitiva dipende soprattutto dall’attività della corteccia prefrontale, la parte più evoluta del cervello. Questa regione agisce come una sorta di direttore d’orchestra: integra informazioni, valuta alternative, inibisce risposte automatiche e ci permette di considerare nuove possibilità.
Quando siamo molto stressati, stanchi o emotivamente sovraccarichi, questa capacità diminuisce. Il cervello tende allora a utilizzare scorciatoie mentali. Diventiamo più rigidi, più impulsivi e meno capaci di vedere sfumature.
È un fenomeno che tutti conosciamo. Dopo una giornata difficile, un piccolo problema può sembrare enorme. Il giorno successivo, dopo una buona notte di sonno, la stessa situazione appare improvvisamente più gestibile. L’evento non è cambiato. È cambiata la nostra capacità di interpretarlo.
La flessibilità cognitiva è strettamente collegata a un’altra straordinaria proprietà del cervello: la neuroplasticità.
Per molto tempo si è creduto che il cervello adulto fosse una struttura sostanzialmente immutabile. Oggi sappiamo che non è così. Ogni esperienza, ogni apprendimento, ogni relazione modifica continuamente le connessioni neuronali. In un certo senso, il cervello è un’opera in costruzione che non viene mai completata.
Questo significa che possiamo allenare la flessibilità mentale esattamente come alleniamo un muscolo.
Come studioso di fisica mi ha sempre affascinato osservare come alcuni principi sembrino ripetersi a livelli completamente diversi della realtà. Nei sistemi complessi esiste un concetto molto importante: un sistema troppo rigido tende a rompersi; un sistema eccessivamente caotico perde organizzazione. La stabilità emerge in una zona intermedia, dove esistono contemporaneamente ordine e capacità di adattamento.
La salute mentale sembra seguire una logica sorprendentemente simile.
Una mente rigida rifiuta il cambiamento e soffre quando il mondo non corrisponde alle proprie aspettative. Una mente completamente caotica, al contrario, cambia continuamente direzione e perde punti di riferimento. Il benessere nasce dall’equilibrio tra questi due poli: avere principi sufficientemente stabili da orientare la vita e, allo stesso tempo, sufficiente elasticità per adattarsi agli imprevisti.
Ma come possiamo coltivare concretamente questa capacità?
Un primo esercizio consiste nell’allenare la curiosità.
Quando ci troviamo davanti a una situazione difficile, possiamo provare a sostituire la domanda «Perché sta succedendo proprio a me?” con “Cosa posso imparare da questa esperienza?».
Può sembrare una differenza minima, ma cambia completamente il funzionamento della mente. La prima domanda restringe le possibilità. La seconda le amplia.
Un secondo esercizio consiste nel cercare deliberatamente punti di vista differenti dal nostro. Leggere autori che non condividono le nostre idee, ascoltare persone con esperienze diverse dalle nostre, confrontarsi senza l’obiettivo di convincere. La flessibilità cresce quando incontriamo la diversità.
Anche la scrittura può diventare un ottimo allenamento mentale. Quando un problema ci preoccupa, possiamo prendere un foglio e scrivere tre possibili interpretazioni della stessa situazione. Non una sola. Tre.
Spesso scopriamo che la prima interpretazione non è necessariamente la più realistica.
Esiste poi un esercizio molto semplice che il lettore può sperimentare immediatamente. Alla fine della giornata, scegliere un evento che ha generato fastidio o preoccupazione e porsi tre domande:
- Esiste un altro modo di interpretare ciò che è successo?
- Cosa direi a un amico che stesse vivendo la stessa situazione?
- Questa difficoltà avrà la stessa importanza tra un anno?
Molte volte la risposta sorprende.
Anche il movimento può favorire la flessibilità cognitiva. Attività come lo Yoga, il Tai Chi e il Qi Gong richiedono attenzione, coordinazione e adattamento continuo. Non allenano soltanto muscoli e articolazioni; allenano il cervello a uscire dagli automatismi. Ogni nuova sequenza motoria rappresenta una forma di apprendimento e stimola la neuroplasticità.
La meditazione e le pratiche contemplative producono effetti simili. Osservare i propri pensieri senza identificarsi completamente con essi insegna una lezione fondamentale: un pensiero non è un fatto. È soltanto una delle possibili interpretazioni della realtà.
Questa consapevolezza può sembrare semplice, ma possiede una forza trasformativa enorme.
La flessibilità cognitiva non significa rinunciare alle proprie convinzioni. Significa evitare di diventarne prigionieri.
Significa poter dire: «Questa è la mia idea oggi, ma sono disposto a imparare qualcosa che domani potrebbe renderla migliore.»
Forse è proprio questo il segreto dell’evoluzione, biologica e personale. Non sopravvive necessariamente il più forte, ma chi riesce ad adattarsi meglio ai cambiamenti.
E forse anche il benessere mentale segue la stessa legge.
Non consiste nel costruire una mente invulnerabile, ma una mente capace di trasformarsi senza perdere sé stessa.
Ho cambiato via
I codici del sapere mi indicavano una via definita,
rigida, severa, andare senza la necessita di pensare.
Ho camminato un po’, ma poi ho cambiato via.
I codici trasmessi dagli avi, mi indicavano una via senza curve,
solida, decisa, con sempre lo stesso paesaggio, senza la possibilità di sentire il mio battito.
Ho camminato un po’, ma poi ho cambiato via.
I codici della società mi indicavano una via affollata,
sicura, colma di voci senza parole, senza contenuti, senza la necessità di sognare.
Ho camminato un po’, ma poi ho cambiato via.
Ho camminato, e continuerò a farlo, esplorando più vie,
ringraziando ogni passo, ogni battito, ogni persona incontrata, ogni strada,
in questo viaggio dove il cambiamento rende vivo il mio essere,
ed è l’unica mappa che seguo,
è l’unica possibilità di raggiungere la meta che sogno:
Incontrare la mia essenza.
Fabio Peruzzi
