Sono giunti gli Auguri dei collaboratori della nostra Rivista che hanno voluto porgere il Buon Natale con una riflessione personale. Grazie da parte della redazione a tutti coloro che partecipano, con entusiasmo, alla realizzazione di pagine belle di Cultura Oltre. C’è Maria Rosaria Perrone con la sua lirica delicata e soffusa di ricordi. C’è Silvio Valdevit Lovriha che propone una filastrocca, abbracciando il mondo semplice e magico dell’infanzia. Fabio Peruzzi ci regala un racconto di Natale molto significativo e attuale: “Non è più tempo di fare il presepe”. Scrivere fa bene e rende migliori se stessi e gli altri!

è Natale.

Racconto di Natale – Non è più tempo di fare il presepe
C’era una volta, nel lontano 2025, un posto fatato chiamato centro commerciale, qui accadevano cose uniche, come ad esempio l’illusione di poter realizzare alcuni sogni togliendo un centesimo dal costo iniziale.
Era un tempo magico, un’epoca capace di generare nuove forme di vita sociale, nuove coppie…
I protagonisti della nostra storia erano infatti una coppia tenuta insieme non dall’amore, ma da qualcosa di molto più solido: l’interesse economico.
Mario era uno studente di ingegneria di 36 anni. Forse la passione per la materia lo aveva spinto ad approfondire il corso un po’ troppo.
Ernesto, invece, era un avvocato, ma i confini di una professione non rendevano omaggio al suo talento, a sentirlo parlare sapeva fare praticamente tutto. In ogni materia era proprio un mago, citando le sue parole. Questo smisurato talento lo porto a lavorare per una piccola azienda dove ricopriva un ruolo dalle tonalità artistiche all’interno della parte amministrativa. Una volta rispondeva al telefono, l’altra gestiva la cancelleria, l’altra ancora sistemava i computer dei colleghi. Questa sua capacità anche in campo informatico, lo portò a fare una magia speciale, camuffare l’identità nei social, in particolare nelle app d’incontri, a dimostrazione del suo talento e del suo spirito camaleontico. Ma a volte basta voltarsi poco, e si incontra chi ha ancor più talento, infatti la moglie a conferma di questo, con fare da fatina fece diverse magie: scoprì le identità camuffate del marito, e in un istante gli fece sparire le chiavi della casa, della macchina, e quasi metà dello stipendio.
Viste le circostanze, i nostri amici si trovarono a dividere lo stesso appartamento.
L’interesse, col tempo, aveva lasciato spazio a timidi bagliori di amicizia.
Mentre erano all’interno del suddetto posto fatato, ipnotizzati dagli sgargianti colori tipici del periodo natalizio, Mario si trovò davanti ad uno scaffale dove erano esposte le statuine del presepe.
In un istante fu preso per mano dai ricordi, come accade ad un bambino accolto a destra dal padre e a sinistra dalla madre, e condotto lungo una strada senza alcun timore di percorrerla. Si materializzo davanti ai suoi occhi il presepe di sua nonna, semplice con poche statuine, alcune anche un po’ ammaccate e scolorite, come la carta delle montagne e del cielo che avevano perso l’intensità dei loro colori donandola ai natali passati. Così semplice, ogni anno uguale, ma sempre dotato di una ipnotica bellezza che gli suscitava un’emozione che non sapeva descrivere, che non aveva sapore ne colore, ma aveva sicuramente solcato sia la testa che il cuore lasciando una traccia che non conosceva la spietatezza del tempo che passa.
Mosso da quell’emozione, Mario si voltò verso Ernesto con entusiasmo fanciullesco, e sorridendo disse: “Ho un’idea geniale!!! Compriamo delle statuine e facciamo il presepe nel salone condominiale, faremo una bella sorpresa a tutti”
Ernesto, si voltò guardando Mario come il Grinch guarda un albero di Natale, poi dopo un sospiro che ricordava più uno sbuffo replicò: “Ma che stai scherzando?! Il presepe?! Lo sai che responsabilità ti prendi? Non è più tempo per il presepe! Andiamo a fare la spesa che ho fame e finisce il sushi in offerta”.
Mario ormai ritrovato il suo cuore bambino, non era intenzionato a desistere, piantato in modo inamovibile davanti allo scaffale, come un pensionato davanti ad un cantiere, era pronto a far valere a tutti i costi il suo desiderio, ed iniziò così un acceso botta e risposta: “Ma che dici! Che responsabilità! Stiamo parlando di un presepe!”
“Appunto un presepe! Li leggi i giornali o guardi solo le figure? Lo vuoi mettere pure nel salone condominiale. Ti rendi conto? Siamo nel 2025 mica nel 1900, il mondo è cambiato. Non è più tempo per fare il presepe”
“Esagerato! Ma che dici! A chi vuoi che dia fastidio? Che pericolo c’è? E’ una cosa bella!”
“Ok, te la prendi tu la responsabilità. Sentiamo, come lo faresti questo presepe? Quali personaggi pensi possano farne parte senza problemi. Te lo ripeto: non è più tempo di fare il presepe”
“Quali personaggi? I classici… Che ti devo dire, iniziamo con il pastorello”
“Bravo hai preso subito uno dei peggio, lavoro minorile. Arriva l’ispettorato e ci tolgono presepe, albero, e quella campana della raccolta differenziata su ruote che chiami macchina”
“Ok… un pastore adulto.”
“Peggio mi sento. Contratto inesistente, lavoro in nero. Multa salatissima.”
“Va bene, almeno le pecore.”
“Ma sei serio? Arrivano gli animalisti, l’ASL veterinaria e pure Greenpeace. “Pecora stressata in ambiente non conforme”.
“Il mulino con l’acqua che gira.”
“Derivazione idrica abusiva. Senza concessione regionale. Di nuovo multa salatissima.”
“Le casette del villaggio.”
“Urbanistica medievale non conforme al piano regolatore. Mancano fogne e certificazione energetica. Ci fai anche l’ingegnere, ha ragione tuo padre quando ti dice che più che uno studente sei una specie di termosifone con le gambe quando sei in aula”
“Mettiamo l’oste.”
“Senza licenza, senza HACCP, e con clienti sospetti che dormono nella stalla.”
“I soldati romani?”
“Militarizzazione dello spazio pubblico. Violazione dei diritti civili.”
“Ma almeno la grotta!”
“Grotta abusiva. Senza permesso edilizio. È area naturale protetta, scatta il vincolo paesaggistico. Te lo ripeto: non è più tempo di fare il presepe”
“Allora una capanna.”
“Costruzione senza SCIA. Materiali non ignifughi. Arriva subito il Comune.”
“Mettiamo il bue e l’asinello.”
“Assolutamente no. Stabulazione non a norma, niente certificazione biologica, e poi l’asinello è anche specie protetta.”
“Mettiamo i Re Magi.”
“Oggi giorno in pochi sanno che i Re Magi erano appunto degli imperatori, verrebbero visti come extracomunitari senza visto. Trasporto internazionale di oro, incenso e mirra senza dichiarazione doganale.”
“La stella cometa?!”
“Inquinamento luminoso. Te lo ripeto l’ennesima volta: non è più tempo di fare il presepe”
“Mettiamo San Giuseppe che lavora il legno.”
“Lavoro artigianale non dichiarato, nessuna norma rispettata riguardo la sicurezza sul lavoro, partita IVA assente.”
“Almeno un angelo.”
“Ma sei pazzo? Nessuna copertura assicurativa per il volo. L’ENAC impazzirebbe.”
“Maria col Bambino.”
“Parto fuori struttura sanitaria. I servizi sociali stanno già suonando alla porta.”
“E… il Bambino?”
Ernesto guardò intorno.
Fece un mezzo passo indietro.
Abbassò ulteriormente la voce.
“Mario… certe cose oggi… è meglio non esporle.”
“Perché?”
“Per quieto vivere.”
“Ma è Natale…”
“Appunto.”
In quel momento, Mario sentì qualcosa stringergli lo stomaco.
Era la nostalgia.
La nostalgia di quel semplice presepe della nonna così meravigliosamente imperfetto, e di quando il Natale era una celebrazione dove il festeggiato non veniva escluso per non disturbare.
Il presepe, in fondo, se si guarda con il cuore e la testa liberi, non è altro che questo: due genitori che, mentre il mondo guarda altrove, inventano qualsiasi cosa pur di accogliere un bambino.
Non chiedono comfort.
Non chiedono permessi.
Chiedono solo un po’ di calore, e dove gli uomini volontariamente ignorano voltandosi, la natura attenta compensa con due animali, ricordandoci che non abbandona mai nessuno.
Il presepe è semplicemente la festa della nascita di un bambino.
E ogni nascita è un evento prodigioso.
Spirituale.
Divino.
Non conosce popoli, bandiere, né regolamenti, proprio come il cuore dei bimbi.
Ci insegna che ogni bambino dovrebbe essere festeggiato, ogni genitore che fa tutto ciò che può per permettere questo è, in qualche modo, un santo.
E ogni amore dovrebbe poter essere celebrato liberamente.
Ma cos’è oggi la libertà?
Forse è diventata questo: uno spazio così pieno di divieti da sembrare vuoto come una cella senza finestre.
Una società che si definisce libera, ma dove non si può più festeggiare liberamente nemmeno una nascita…
E così, Mario ed Ernesto si allontanarono dallo scaffale, non persero il sushi in offerta, nè tante altre occasioni che offriva quel posto fatato, abbandonarono però affianco a quello scaffale gli occhi e il cuore di quel bambino che ammirava il semplicissimo, scolorito, ma magico presepe della nonna.
Fabio Peruzzi
