Sul 25 novembre: “I TRE NO!” di Ylenia Romerio

“Non sono tua!”, “Non mi picchi!”, “Non mi uccidi!”.
Questi primi tre no sono l’estensione più ampia dei flebili “tre no” sussurrati tra le labbra quando una donna spaventata è minacciata da un uomo.
Si dice che queste parole debbano essere pronunciate con fermezza e coraggio, ed è vero… Ma cosa prova una ragazza o una giovane donna quando il carnefice è colui di cui si fida?
La violenza contro le donne è un problema grave e diffuso in Italia. Secondo i dati dell’ISTAT, 1 donna su 3 (31,5%) ha subito violenza fisica o sessuale nella propria vita, con un totale di 6 milioni e 788 mila vittime. Le forme più comuni di violenza includono:
– Molestie fisiche (15,6%)
– Stupro (3%)
– Tentato stupro (3,5%)
– Violenza psicologica ed economica (26,4% da parte del partner attuale, 46,1% da un ex partner).
La violenza ha effetti negativi sia a breve che a lungo termine e causa l’isolamento della donna. La violenza di genere riguarda le donne, ma coinvolge anche minorenni e bambine come ad esempio nel caso della violenza assistita.

Nel 1999 le Nazioni Unite hanno deliberato che il 25 novembre venga considerato come la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Ricordiamo La IV conferenza mondiale delle donne che ha definito la violenza di genere come segue: «La violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente inuguali tra gli uomini e le donne, che hanno condotto alla dominazione sulle donne e alla discriminazione da parte degli uomini e costituisce un ostacolo al pieno progresso delle donne.»
(IV conferenza mondiale delle donne (Pechino, 4-15 settembre 1995)
Da diverse ricerche emerge che la violenza di genere si esprime su donne e minori in vari modi ed in tutti i paesi del mondo.
Esiste la violenza domestica esercitata soprattutto nell’ambito familiare o nella cerchia di conoscenti, attraverso minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atti persecutori o stalking, percosse, abusi sessuali, delitti d’onore premeditati.
Una forma di violenza maschile contro le donne è la violenza economica, che consiste nel controllo del denaro da parte del partner, nel divieto di intraprendere attività lavorative esterne all’ambiente domestico, al controllo delle proprietà e al divieto ad ogni iniziativa autonoma rispetto al patrimonio della donna.
Le donne sono esposte nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro a molestie sessuali ed abusi sessuali, a stupri e a ricatti sessuali.
Cosa si sta facendo per eliminare questo scenario innaturale e disumano?
– Codice Rosso (2019): pene più severe per maltrattamenti e violenza domestica.
– Numero 1522: chiamate aumentate del 71,7% durante la pandemia.
– Campagne di sensibilizzazione e rafforzamento dei Centri antiviolenza.
Ma rettifico la domanda. Cosa stiamo facendo per eliminare la possibilità che una donna venga violata psicologicamente e fisicamente?
In un tempo passato, in una società patriarcale, si credeva o ci si convinceva che era quasi un dovere essere sottoposta e sottomessa all’uomo, un po’ per mancanza di elevazione culturale e un po’ perché la donna non poteva fare altro che servire e accudire gli altri.
Come asserisce la dottoressa Roberta Bruzzone, la donna deve finirla di sentirsi una crocerossina che ha il dovere di riparare i danni causati da una maleducazione pregressa.
Oggigiorno, usufruiamo di tanta conoscenza attraverso i social media ed è impossibile imputare tali atteggiamenti ad una mancanza di cognizione del fenomeno e della innaturale accettazione da parte di alcuni uomini che ritengono sia normale che la donna venga sottomessa a causa della sua identità di genere.
La maleducazione al rispetto e ai sentimenti causa ancora oggi giovani frustrati che non accettano di convivere con menti brillanti, sol perché appartengono al femminino.
Giovani incapaci di essere rifiutati perché il loro atteggiamento non è consono al desiderio della compagna e invece di ridimensionarsi, la loro mente sfugge al controllo e trascende in barbari epiloghi.
E’ necessario educare al sentimento, all’arte dell’amare con rispetto perché se si viene respinti non è di certo colpa della donna ma come affermava Dante nell’Inferno: “Chi è causa del proprio mal pianga se stesso”.
Ora è incontrovertibile asserire che questo argomento possa ridursi a poche righe, in quanto non basterebbero intere pagine per delineare le cause, le conseguenze del problema; la genesi nella mente del mostro e le normative vigenti e quelle che ancor di più che dovrebbero eliminare l’orrore del femminicidio.
Voglio concludere, ricordando una persona, perché la donna è innanzitutto  una persona, che non aveva ancora raggiunto la tipica tappa che segna il passaggio dall’essere bambina a quello di donna: la piccola Fortuna Loffredo.
Fortuna, detta Chicca, era una bambina di sei anni con tanti sogni ed una sola colpa: essere femmina, futura donna.
Il 24 giugno 2014 venne ritrovata senza vita perché fu spinta da un mostro che ne aveva abusato ripetutamente e purtroppo lei non fu l’unica vittima.
L’uomo venne condannato all’ergastolo.
Ma cosa potrà mai compensare la vita che avrebbe potuto vivere Fortuna e la futura giovane che sarebbe diventata?
Non ci sarà mai una condanna abbastanza forte che possa restituire a queste ragazze il dono più prezioso: il diritto alla vita.
Ylenia Romerio

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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