“Giani Dova e la sua arte” di Lucio Zaniboni

Il pittore Gianni Dova

Fra i pittori di Milano con i quali ho avuto frequentazione e collaborazione, c’è Gianni Dova, uno fra i maggiori artisti italiani del Novecento. Nato a Roma nel 1925,  muore a Pisa nel 1991. La famiglia, da Roma si trasferisce a Milano. Dopo essere stato nel collegio di Seregno,  frequenta il Liceo Artistico e poi .l’Accademia di Brera, allievo di Funi e Carrà. Per qualche tempo, svolge lavori a carattere impiegatizio, ma poi si dedica esclusivamente alla pittura, frequentando l’ambiente artstico-letterario, animato dal giornale ‘Corrente,’ edito da Ernesto Treccani. In questo modo viene a contatto con i maggiori pittori dell’epoca: Guttuso, Capogrossi,  Vedova, Morlotti…
Come solito per la maggior parte degli artisti, non manca un periodo a Parigi, dove ha modo di conoscere gli artisti francesi Impressionisti e Picasso con il capolavoro ‘Guernica”. Il suo percorso artistico, man mano attraversa e supera le correnti del neocubismo, neoconcretismo, spazialismo e astrattismo.

Vaso di fiori in un interno – 1966

Nel 1950 in Europa era sorto un nuovo Movimento Artistico, chiamato Nucleare, in relazione alle bombe atomiche sganciate dall’America su Hiroshima e Nagasaki. Su questa scia, anche in Italia, il movimento prende forma ad opera di Enrico Baj  e Sergio D’Angelo e anche Dova, per un breve periodo ne fa parte, per poi pervenire a un astrattismo particolare, con colori e segni tutti propri, inconfondibili e particolarmente suggestivi.
La pittura di Dova mi aveva da subito interessato per incisività cromatica e forza del segno, a mio parere surrealista. Non mancavano quindi le mie frequentazioni ai vernissages a Milano, Bergamo, Lecco…, per cui non avevo esitato a chiedergli la copertina per il libro “Il Modo di Pagare” che doveva uscire con le edizioni di “Italia Letteraria”, 1980.

Per telefono gli spiegai il senso della silloge e mi assicurò che in una quindicina di giorni avrebbe preparato l’opera. Ricordo ancora quel giorno e l’emozione della sorpresa. Aveva uno studio grandissimo, alla fine di una lunga rampa di scale. A fianco di ogni gradino era sistemata una bottiglia di vino di vecchie annate e anche questo creava un senso di personalità. Quadri enormi alle pareti, ma un ordine che non avevo mai visto in altri studi. Gentile e signorile, senza supponenza o atteggiamenti di maestà, cordiale, ma riservato. Un signore nel vero senso della parola. Aveva preparato due opere, molto belle entrambe. Scelsi quella che secondo me meglio rappresentava il modo di pagare nella vita: l’attesa della morte. Era una specie di grande uccello davanti a una sorgente, ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra cosa. Comunque rendeva il senso: il desiderio di qualcosa di cui non si può fare a meno e il rischio della vita per ottenerlo.

Dova aveva compreso perfettamente il mio intento in quella tecnica mista dai colori verde azzurro mare, ineguagliabili e solo suoi. Un quadro donatomi da un grande artista  che spicca nella mia collezione e mi ricorda quante ore meravigliose ho trascorso nella frequentazione dell’ambiente artistico milanese.

Lucio Zaniboni

“Uccello all’erta” – 1968

La notte 1969

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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