“Pioggia di settembre” di Leonardo Sciascia

In questa lirica, lo scrittore descrive un momento che coglie la fine della stagione estiva, sorprendendola con un  temporale settembrino che scoppia improvvisamente e sconvolge i ritmi della natura. Seguono immagini che assecondano il travolgente spettacolo degli elementi che si ritrovano  immersi in un intrico carico di inquietudine. Le preghiere delle contadine di una Sicilia, tanto bella eppur feroce, sono emblema di una terra abituata al sacrificio e alle intemperie. Ma ecco che  nel finale si apre un varco di sereno e la preghiera diventa quel piccolo tramite tra il naturale e il sovrannaturale, cui l’uomo si accosta quando vive momenti d’angoscia. Lo stile di Sciascia denota la sua abilità di osservatore e narratore attento e si presenta essenziale e immediato.

Le gru rigano lente il cielo,
più avido è il grido dei corvi;
e il primo tuono rotola improvviso
tra gli scogli lividi delle nuvole,
spaurisce tra gli alberi il vento.
La pioggia avanza come nebbia,
urlante incalza il volo dei passeri.
Ora scroscia sulla vigna, tra gli ulivi;
per la rabbia dei lampi preghiere
cercano le vecchie contadine.

Ma ecco un umido sguardo azzurro
aprirsi nel chiuso volto del cielo;
lentamente si allarga fino a trovare
la strabica pupilla del sole.
Una luce radente fa nitido
il solco dell’aratro, le siepi s’ingemmano;
tra le foglie sempre più rade
splende il grappolo niveo dei pistacchi.

Leonardo Sciascia

Da “La Sicilia, il suo cuore”, G. Bardi, Roma 1952

fonte di libero accesso

 

Leonardo Sciascia nacque l’8 gennaio 1921 a Racalmuto, un piccolo paese in provincia di Agrigento, in Sicilia. La sua famiglia apparteneva alla classe media, e il giovane Leonardo crebbe in un ambiente culturalmente vivace, influenzato anche dall’amore per la lettura e dalla passione per la storia e la politica. Studiò a Caltanissetta, dove si diplomò presso l’Istituto Magistrale, iniziando subito dopo a lavorare come maestro elementare, una professione che svolse per molti anni. Sciascia si interessò fin da giovane alle questioni politiche e sociali del suo tempo. Durante gli anni del fascismo, pur essendo ancora giovane, osservò con attenzione le dinamiche del regime e ne rimase fortemente critico. L’esperienza della Seconda guerra mondiale e della resistenza antifascista ebbero un impatto profondo su di lui e plasmarono molte delle sue idee e convinzioni politiche. Nel dopoguerra, Sciascia cominciò a collaborare con vari giornali e riviste, sviluppando il suo talento di scrittore e saggista. Il suo primo libro, Favole della dittatura (1950), una raccolta di favole satiriche contro i totalitarismi, segnò l’inizio della sua carriera letteraria. Negli anni successivi, Sciascia si dedicò sempre più alla scrittura, utilizzando il romanzo giallo come mezzo per analizzare la complessità della società siciliana e, più in generale, italiana. Sciascia ebbe anche un ruolo attivo nella politica. Nel 1979 fu eletto deputato al Parlamento italiano come indipendente nelle liste del Partito Radicale, portando avanti le sue battaglie per la giustizia e contro la mafia anche in ambito istituzionale. Morì a Palermo il 20 novembre 1989, lasciando un’eredità culturale di inestimabile valore.  Sciascia è noto soprattutto per i suoi romanzi gialli, che utilizzava non solo per costruire trame avvincenti, ma anche per indagare i meccanismi del potere e i suoi abusi. Lo stile di Sciascia è caratterizzato da una prosa semplice e diretta, priva di ornamenti superflui, che pone l’accento sull’analisi dei fatti e delle circostanze. Nei suoi scritti, l’autore riesce a combinare una lucida indagine razionale con una vena di pessimismo che emerge dalla consapevolezza della difficoltà di ottenere giustizia in un sistema corrotto. Uno degli elementi distintivi dei romanzi di Sciascia è la loro capacità di raccontare verità scomode, facendo emergere le contraddizioni della società siciliana, in particolare quelle legate alla mafia e all’inefficienza dello Stato. Nonostante l’apparente semplicità delle trame, le sue storie sono dense di riferimenti storici e filosofici, e i personaggi sono spesso portatori di idee e riflessioni complesse sulla condizione umana. I personaggi di Sciascia sono uomini comuni, spesso intellettuali o investigatori che si scontrano con un mondo dominato dall’ingiustizia e dall’omertà. Un esempio tipico è il protagonista de Il giorno della civetta, il capitano Bellodi, un carabiniere che tenta di svelare le dinamiche mafiose in un piccolo paese siciliano. Bellodi rappresenta l’uomo razionale che cerca di applicare la legge e l’ordine in un contesto in cui la giustizia è costantemente ostacolata dalle connivenze tra politica e criminalità organizzata. La critica di Sciascia non si limita alla mafia, ma si estende anche alle istituzioni statali. Lo Stato, nelle sue opere, appare spesso come un’entità impotente o connivente, incapace di risolvere i problemi che affliggono la società e anzi, in alcuni casi, complice di essi. Questa visione amara della giustizia si riflette anche nei finali dei suoi romanzi, che lasciano spesso il lettore con un senso di incompiutezza e di frustrazione, come se la verità non potesse mai essere pienamente rivelata. Leonardo Sciascia ha scritto numerose opere che spaziano dal romanzo al saggio politico e storico, ma alcune di queste si distinguono per il loro impatto culturale e per la capacità di sintetizzare al meglio il pensiero dell’autore. Tra le opere più importanti possiamo citare:

  • Il contesto (1971), un romanzo che esplora il mondo della politica e della giustizia in un paese immaginario, ma che è chiaramente una metafora della situazione italiana degli anni Settanta. In questo romanzo, Sciascia critica l’inefficienza e la corruzione del sistema giudiziario e politico, offrendo una visione pessimistica della possibilità di ottenere giustizia.
  • Todo modo (1974), un’altra opera fondamentale, in cui Sciascia affronta il tema del potere religioso e delle sue implicazioni politiche. Il romanzo racconta di un incontro tra potenti uomini politici e religiosi in un convento isolato, dove vengono commessi una serie di omicidi. Attraverso questa trama, Sciascia offre una critica feroce della connivenza tra Chiesa e Stato.
  • La scomparsa di Majorana (1975), un saggio in cui Sciascia indaga la misteriosa scomparsa del fisico Ettore Majorana nel 1938. Il libro non è solo un’inchiesta storica, ma una riflessione filosofica sulla scienza, la verità e l’etica.
  •  A ciascuno il suo, pubblicato nel 1966, è uno dei romanzi più celebri di Sciascia e rappresenta una perfetta sintesi del suo stile e della sua visione del mondo. La storia inizia con un doppio omicidio in un piccolo paese siciliano: il farmacista Manno riceve una lettera minatoria, ma ignora l’avvertimento e viene ucciso durante una battuta di caccia insieme a un amico. L’indagine viene condotta dal professor Laurana, un uomo colto e razionale, che decide di scoprire la verità dietro i delitti. Laurana, tuttavia, si trova presto invischiato in un intricato intreccio di segreti, interessi politici e connivenze mafiose. Nonostante i suoi sforzi, il professore si rende conto che la ricerca della verità è ostacolata da una rete di complicità che coinvolge le stesse istituzioni. A ciascuno il suo è un romanzo giallo che va oltre la semplice trama poliziesca per diventare una riflessione amara sulla società siciliana e sull’impossibilità di ottenere giustizia in un mondo corrotto.
  •  Il giorno della civetta, pubblicato nel 1961, è forse il romanzo più famoso di Leonardo Sciascia e il primo a trattare apertamente il tema della mafia. Il romanzo racconta l’indagine del capitano Bellodi, un ufficiale dei Carabinieri del nord Italia, inviato in Sicilia per indagare sull’omicidio di un imprenditore. Nel corso dell’indagine, Bellodi si scontra con l’omertà e il silenzio che circondano il crimine, mentre cerca di scoprire le connessioni tra il mondo politico e la criminalità organizzata. Il romanzo è una critica feroce alla complicità tra Stato e mafia, e Bellodi, nonostante la sua integrità e il suo impegno, si rende conto che la sua indagine è destinata a fallire a causa delle pressioni politiche. Il giorno della civetta è un’opera fondamentale nella letteratura italiana, non solo per la sua denuncia della mafia, ma anche per la sua riflessione sulla corruzione delle istituzioni e sulla difficoltà di far prevalere la giustizia in un contesto dominato dal potere criminale.
  •  Il cavaliere e la morte, pubblicato nel 1988, è uno degli ultimi romanzi di Sciascia e rappresenta una sorta di testamento spirituale dell’autore. Il protagonista del romanzo è un funzionario di polizia, noto semplicemente come il Vice, che sta indagando sull’omicidio di un importante uomo d’affari, il cui assassinio sembra essere collegato a questioni di potere e corruzione. Nel corso del romanzo, il Vice, malato e consapevole della propria fine imminente, riflette sul significato della morte e sulla giustizia in un mondo che sembra dominato dall’ingiustizia e dalla corruzione. Il romanzo è una meditazione sulla condizione umana e sulla lotta contro il male, e riflette il pessimismo di Sciascia negli ultimi anni della sua vita.

Leonardo Sciascia è stato un autore straordinario, capace di indagare la realtà del suo tempo con una lucidità e un coraggio unici. Le sue opere sono ancora oggi un punto di riferimento per chiunque voglia comprendere le dinamiche del potere, della mafia e della giustizia in Italia.[Enc. Treccani]

 

 

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