“Ottant’anni passati invano?” di Maria Rosaria Teni

La domanda che mi assilla in questi giorni di agosto, in questo mese di arrivi e di sospirate vacanze, è sempre una: è mai possibile che si possa continuare a condurre una vita normale mentre accanto a noi si consuma una tragedia immane, una carneficina che vede coinvolti bambini, donne e uomini, esseri umani che non sanno più come riuscire a sopravvivere? Bombardamenti sistematici per annientare chiunque potrebbe un giorno essere testimone di crudeltà che non devono essere raccontate. Violazioni della dignità personale, utilizzando trattamenti umilianti e degradanti contro esseri umani inermi, indifesi, che vengono falcidiati per essere sterminati, eliminati per sempre come se non fossero mai esistiti. La società civile, la nostra società, costruita su diritti universali, non ha più voce e anche denunciare risulta inefficace perché è inascoltata, perché crimini di tale efferatezza continuano ad essere impuniti e si trascinano, giorno dopo giorno, con sempre più vigore. In questo caso è evidente che ci troviamo nel contesto di un attacco esteso e sistematico alla popolazione civile palestinese, contravvenendo vergognosamente ai diversi trattati internazionali, posti a garanzia dei diritti fondamentali di uomini, donne e bambini di qualsiasi etnia e tesi a condannare i crimini contro l’umanità. La Storia si ripete, tristemente, e oggi, dopo 80 anni, come non pensare al tragico bombardamento atomico di Hiroshima e a tutte le atroci sofferenze patite negli anni successivi dai sopravvissuti? La prima bomba atomica della storia, 140.000 persone vittime entro la fine del 1945, per ustioni e radiazioni. Tre giorni dopo, un secondo attacco colpì Nagasaki. Uno dei giorni più atroci della storia, che oggi oltre a essere ricordato per la sua drammaticità, diventa ancora più significativo in un momento in cui la società sta vivendo in preda alla paura, con la minaccia del nucleare che incombe e si nutre delle perversioni mentali di uomini che usano il potere come mezzo per esprimere la propria onnipotenza. Questa terribile ricorrenza dovrebbe servire da monito per l’umanità intera e non può essere dimenticata. E invece la strage continua, il problema non è l’afa di agosto che opprime i vacanzieri ignari, ma il fuoco delle armi che perpetrano la barbarie senza pietà. Non si può morire di fame, mentre le trasmissioni televisive fanno mostra di tavole imbandite e di prodotti tipici da gustare nelle mete più in voga. Non si possono voltare le spalle di fronte a un bambino che piange e che non ha più lacrime, qualunque sia la sua appartenenza in ogni striscia di terra.

Uomo del mio tempo 

Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all’altro fratello:

«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue

Salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo (1946)

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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