IN PROSA E IN POESIA: “Charles Baudelaire – L’Albatros” – di Lucio Zaniboni

A completare la triade di poeti francesi, dopo Apollinaire e Prévert,  non poteva mancare Charles Baudelaire, il poeta maledetto’, autore di”Les Lesbiennes”, “Lesbos”, “Femmes damnées”,”Les Fleurs du Mal” e “Les Paradis artificiels”…
Nacque a Parigi nell’aprile 1821 in una casa del quartiere latino ed ebbe la sfortuna di nascere da un padre ormai in età, di perderlo e di ritrovarsi con la madre, rimaritata con un ufficiale di carriera. Fra lui e il patrigno i rapporti non furono mai buoni e dovette stare a lungo in un collegio di Lione, lontano dagli affetti. Il suo carattere libero gli valse l’espulsione dal collegio, ma in tutti i modi raggiunse il baccalaureato. Imbarcato dal patrigno su una nave per l’India, sbarcò e si sottrasse per sempre all’autorità della famiglia. Grazie all’eredità paterna, divenuto maggiorenne, iniziò una vita da dandy, intesa come eleganza, passeggio e pensiero, vita che si trasformò in  bohemienne, quando ebbe dilapidato le sostanze ereditate. Si innamorò di una giovane mulatta, Jean Duval, attrice al teatro della  Porte-Saint-Antoine, con cui rimase legato fino alla morte, avvenuta dopo un lungo periodo di ristrettezze, nel 1868. Va ricordato che durante la rivoluzione del 1848 era in prima fila nelle barricate. Il poeta è l’iniziatore di una nuova idea della poesia, libera da vincoli metrici e da concezioni etiche opprimenti. Les “Fleurs du Mal”, condannato come scandaloso, è la concezione nuova, moderna dell’arte e trova in lui l’assertore della libertà del poeta e dell’artista. Baudelaire ha avuto inoltre il merito di essere un precursore del simbolismo: nella natura rileva segni che fanno parte di un disegno universale e la sua produzione poetica si impone per originalità e vastità di pensiero, lirismo e stle. Un poeta che ho amato, di cui desidero presentare una poesia fondamentale dal punto di vista simbolico: “L’albatros”

L’Albatros

Spesso gli uomini dell’equipaggio
prendono degli albatro,
grandi uccell marini, che seguono,
pigri compagni di viaggio,
la nave che scivola sulle profondità
del mare.
Non appena li hanno appoggiati alle tavole,
questi re del cielo, maldestri e impacciati,
lasciano miseramente le grandi bianche ali
per trascinarsi accanto a loro.
Come è goffo e fiacco il viaggiatore alato!
Lui  così bello poco fa, com’è sgraziato
e ridicolo!
Chi gli molesta il becco con la pipa,
chi, claudicando, fa il verso all’invalido
che volava!
Il poeta somiglia al principe delle nuvole,
che abita la tempesta e si fa beffa dell’arciere;
In esilio sulla terra fra gli scherni
le sue ali gigantesche gli precludono
il cammino
Traduzione di Lucio Zaniboni 
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