Sette fratelli come sette olmi
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata:
sul loro cuore si ammucchia la polvere
e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco
brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate
le vecchie tavolette
approvate dal ministero.
Ma tu mio popolo, tu che la polvere
ti scuoti di dosso
per camminare leggero, tu che nel cuore lasci entrare il vento
e non temi che sbattano le imposte, piantali nel tuo cuore
i loro nomi come sette olmi:
Gelindo,
Antenore,
Aldo,
Ovidio,
Ferdinando,
Agostino,
Ettore?
Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta
dalle vive parole,
con te crescerà
la loro leggenda
come cresce una vigna d’Emilia
aggrappata ai suoi olmi
con i grappoli colmi
di sole.
Gianni Rodari

Nel 1959 ebbi modo di andare a far visita a papà Cervi il quale ci accolse nell’aia con molta familiarità. È stato molto emozionante vedere questo uomo piccolo di statura con dei baffi meravigliosi, ben saldo coi piedi per terra, determinato nel chiederci di non dimenticare. Ci parlava in modo molto pacato senza nessun astio, auspicando un progresso in pace secondo gli ideali per i quali si erano battuti i suoi sette figli trucidati dai fascismo. Alla fine dell’incontro ci salutò con un sorriso gentile, buono, davvero indimenticabile. Bravo Rodari a rammentare con versi poetici fatti storici cosi basilari. Silvio Valdevit Lovriha