Per me la lettura della poesia del dott. Lucio Zaniboni è stata non solo piacevole ma assai emozionante e spiego perché, in questa breve nota che descrive il mio pensiero: ” Nella poesia “Anni di guerra” di Lucio Zaniboni,
sono citate pari pari vicende che anch’io ho vissuto da ragazzino, negli anni del dopoguerra. Ore e ore a dare calci a una palla fatta davvero di stracci, rotonda quando riusciva bene, tenuta assieme da spago o da elastici recuperati da ormai logore camere d’aria di bicicletta. Vero che i pali delle porte erano segnati da sassi o con le cartelle di scuola; gli zainetti firmati non esistevano. Il Prof. Zaniboni narra l’episodio in cui si è ferito a un dito. Io, che di solito facevo il portiere, spesso mi slogavo i polsi e, per fortuna, esistevano le esperte vecchiette che ci mettevano a posto, fino alla volta successiva. Raramente si giocava su prati erbosi, quasi sempre per strada, cosicché le ginocchia e le gambe erano spesso sanguinanti.
E guai a lamentarsi, ché i familiari ci dicevano che potevamo fare a meno di giocare e magari avremmo potuto invece studiare un poco di più. Allora niente cerotti o garze, ma ginocchia e gambe sotto la fredda acqua della fontana del borgo e via.
Quanto salutare movimento, quanto naturale appetito che faceva diventar buono ogni cibo messo nel piatto, quanto pane e sopratutto quanta polenta con la farina del mulino del posto! Giocare e scontrarsi in strada: quante salde amicizie durate negli anni, dopo aver fatto scelte di vita anche molto diversificate! Quanto detto mi pare sufficiente a testimoniare quanto abbia apprezzato la bella poesia del Prof. Zaniboni, che di cuore ringrazio.”
Silvio Valdevit Lovriha
Una breve considerazione, dopo aver seguito questo scambio tra i due poeti, mi porta a riflettere ulteriormente su quanto sia importante la funzione comunicativa della Poesia e quanto possa essere utile condividere le stesse emozioni, a volte anche le medesime esperienze, in un cammino esistenziale che ci accomuna e ci fa sentire meno soli.
