IN PROSA E IN POESIA: “Guillaume Apollinaire et “Le Pont Mirabeau” – di Lucio Zaniboni

Fra i poeti francesi che prediligo e che ogni tanto vado a riprendere per gustare la musicalità della lingua francese, c’è senz’altro Guillaume Apollinaire che fu anche scrittore, critico d’arte e drammaturgo.
In realtà il suo vero nome è Guglielmo Wladimiro Alessandro Apollinaire de Kostrowitzky.
È nato a Roma nel 1880, a Trastevere, figlio naturale di Francesco Flugi d’Aspermont e di Angelica de Kostrowitzky, nobildonna polacca. La sua vita è stata avventurosa, prima a Monaco, a Cannes, a Nizza e infine a Parigi. I suoi studi sono stati irregolari, ma la sua intelligenza gli ha consentito esiti di primo piano. Coinvolto, e con lui Picasso, entrambi innocenti, nel furto della Gioconda, fu incarcerato. Riconosciuta la sua estraneità al furto (era colpevole come correo l’italiano Alfredo Geri che avrebbe voluto il ritorno del capolavoro in Italia) fu scarcerato. A Parigi ebbe grande influenza sull’arte e suoi amici furono i maggiori artisti e intellettuali dell’epoca, tra cui Picasso, Max Jacob, Ungaretti e Amedeo Modigliani che lo ritrasse. Cubismo, sintesismo e surrealismo devono molto al suo pensiero e alla sua opera. Il suo lavoro poetico è legato al simbolismo francese con particolare attenzione alla musicalità della parola e del verso, sfociato in un unicum proprio con ricerca di forme nuove, eliminazioni, libertà espressive e sperimentalismo grafico del calligramma (componimento poetico in cui il testo è stampato in modo da dar vita a un’immagine, antica arte induista, ripresa in Grecia).
I calligrammi di Apollinaire sono dei veri capolavori artistici. A questo punto mi limito, tornando all’assunto, e lasciando ai lettori il gusto di ritrovarle, a elencare i titoli delle opere del poeta:
L’Heresiarque et Cie (1910);
Le Bestiaire ou cortège d’Orphée (1911);
Alcools (1913);
La Poésie symboliste (1919);
Il y a (1925).

Veniamo ora a Le Pont Mirabeau che fa parte della raccolta Alcools.
La poesia è un capolavoro di simbolismo, di musicalità e validità lirica. È stata scritta in un momento amaro della sua vita, quando si interruppe la relazione con la pittrice, artista e illustratrice Marie Laurencin, musa ispiratrice. La Senna che scorre sotto il ponte Mirabeau rappresenta il tempo che passa. L’amore se ne va come l’acqua che scorre, lenta come la vita e violenta come la speranza. Una sottile malinconia, ritmata dal battere delle ore, il ritornello e un prezioso gioco di calembours danno alla poesia una singolarità e liricità che si impongono e restano indimenticabili. La traduzione potrà sembrare ambiziosa, essendo arcinota quella di Caproni, ma la sentivo dentro e non volevo perderla.

 

Le Pont Mirabeau

Sotto il ponte Mirabeau

se ne va la Senna

con i nostri amori.

Devo ricordarlo.

Tornava sempre la gioia, dopo il tormento.

Giunge la notte, risuonano le ore.

Se ne vanno i giorni, io rimango.

Mani nelle mani, restiamo viso a viso,

mentre sotto il ponte delle nostre braccia,

stanca di eterni sguardi, l’onda passa.

Giunge la notte, risuonano le ore.

Se ne vanno i giorni, io rimango.

L’amore scompare come questa corrente,

L’amore va;

come la vita lenta

e come la speranza violenta.

 

Da Guillaume Apollinaire – traduzione di Lucio Zaniboni

 

 

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