“Itaca” di Costantino Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Poseidone incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio;
senza di lei, mai ti saresti messo sulla via.
Nulla di più ha da darti.

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Costantino Kavafis (1911)

(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)

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Konstantinos Petrou Kavafis (gr. Κωνσταντῖνος Καβάϕης). – Poeta greco (Alessandria d’Egitto 1863 – ivi 1933). Di cospicua famiglia costantinopolitana poi decaduta, trascorse parte della giovinezza in Inghilterra; tornato nella città natale, vi condusse una vita povera d’eventi, facendo l’impiegato al ministero dei Lavori pubblici. Della sua produzione, influenzata nella prima fase dalla poetica simbolista, salvò soltanto 154 componimenti, fatti conoscere agli amici attraverso piccole raccolte stampate privatamente. Estraneo alla tradizione della lirica greca per la sua espressione prosastica e aliena da retorica,Kavafis percorre, mirando al sublime, i varî gradi di un’esperienza estetica tanto più straordinaria in quanto congiunta alla pratica dell’amore omosessuale. Questa coscienza della propria oltranza è, di fatto, il luogo dello spirito, la dimensione metatemporale entro la quale il poeta attira, ravvivandoli con la folgorazione della memoria, gli eventi storici, per lo più dell’epoca bizantina ed ellenistico-romana, l’aria della città natale, i corpi di splendidi giovinetti. Alla pubblicazione postuma del corpus delle poesie riconosciute (Ποιήματα, 1935), è seguita quella delle prose (1963) e delle poesie rifiutate (᾿Ανέκδοτα ποιήματα 1882-1923, 1968). Un numero crescente di traduzioni in quasi tutte le lingue del mondo attesta dell’enorme fortuna del poeta.

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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