Bellezza, sensualità e fragilità … Un trinomio che non può che scatenare caos ed uno stato di caos dà spesso origine all’infelicità.
Marilyn Monroe ne è forse uno degli esempi più eclatanti.
La sua bellezza prorompente … Immagine assoluta di femminilità e pura magica sensualità sono andate costantemente a scontrarsi con un acuta, quasi esacerbata sensibilità e, per i troppi traumi subiti e la carenze affettive provate, un bisogno disperato di attenzione e di amore. Un contrasto che non poteva che renderla estremamente fragile e vulnerabile … Forse un boomerang che una bellezza meno eclatante le avrebbe risparmiato.
Sarebbe stato infatti sufficiente osservare quel suo sguardo limpido, ma spesso spaurito o con una vena di tristezza o quel broncio da bimba che spesso appariva sul suo volto per comprendere la sua interna fragilità, che smentiva le forme generose che invece, come per rassicurare se stessa sul proprio fascino, amava esibire.
Pochi, ad esempio, sono a conoscenza della sua “paura del palcoscenico”, causa di notti insonni e seriali ritardi sul set, che le costarono a volte, oltre che i rimproveri, la rottura di prestigiosi contratti.
Purtroppo già l’inizio della sua vita fu segnato da traumi profondi che le impedirono di vivere un’infanzia serena, anzi, le impedirono proprio di avere “un’infanzia”, con tutta la spensieratezza e le aspettative che, di norma, è in grado di regalare
Per spiegare “chi” realmente era Marilyn Monroe, non ci si può allora a questo punto esimere da fornire alcune veloci note biografiche, che non pretendono però di andare a costituire una dettagliata biografia …tra l’altro rintracciabile attraverso qualsiasi semplice ricerca sul computer. Ciò che, nel raccontare la sua vita, mi preme piuttosto sottolineare sono alcuni punti chiave che andarono a formare il suo carattere ed anche le sue paure, le sue fobie, madri poi di tutte le sue debolezze e fragilità. Mi propongo insomma di dare un taglio diverso a questo mio ritratto di un’icona stereotipata e dunque lontana dalle passioni contrastanti della realtà.
NORMA JEANE – il vero nome e non quello d’arte di Marilyn Monroe – nacque a Los Angeles il 1° giugno del 1926. La madre GLADYS PEARL MONROE soffriva purtroppo di una forma di schizofrenia paranoide e fu questa grave patologia a segnare già dall’inizio il destino della piccola Norma.
Pur avendo avuto GLADYS già due mariti – matrimoni tristemente finiti – sua figlia Norma nacque illegittima ed allora la madre, per non sottolineare questo stato, soprattutto a quei tempi considerato indecoroso, la fece battezzare con i cognomi di tutti e due i mariti, e cioè Norma Monteson Baker.
In realtà, dallo studio del DNA, soltanto nel recente 2020 si è potuti risalire al nome del vero padre che era un certo Charles Stanley Gifford, un semplice impiegato, ma è grave l’ipotesi che potesse essere nata a motivo di uno stupro subito dalla madre.
A partire dalla sua nascita ebbe inizio il calvario della piccola Norma, in seguito l’affascinante sirena platinata di nome Marilyn.
La madre non fu infatti in grado di potersi occupare della neonata, che venne affidata ad una famiglia affidataria – che la bimba, illudendosi, credette fossero i suoi veri genitori – sino all’età di sette anni.
Subito dopo si configura per la bimba un balletto perverso che la porta a fare la spola tra un’orfanotrofio di Los Angeles, passando per altre famiglie affidatarie e brevi periodi – forse i migliori – con una certa Grace, che era stata, a suo tempo, la migliore amica di sua madre Gladys
Fu infine affidata, prima ad una prozia e poi ad una zia – che vivevano lontano da Los Angeles -, per tornare poi a vivere con Grace, l’unica forse che le dedicò qualche reale attenzione e le diede un po’ d’affetto.
Durante questo andirivieni di famiglie affidatarie, orfanotrofio e quant’altro, subì disattenzioni, violenze ed, all’età di nove anni, anche molestie sessuali da parte di un certo Kirmel … Molestie sessuali che si ripetono, anche in seguito, ad opera di un altro losco figuro di nome Ervin, che si trovava poi ad essere il marito di Grace. A sedici anni la sua già sfolgorante bellezza iniziò a farla notare ed ebbe così inizio il suo momento da “fotomodella”, plasmata e rimodellata, come una bambola di gomma, da esperti del settore, le fu cambiato il colore dei capelli – da castano a biondo -, le fu insegnato come muoversi, come parlare, come camminare, persino come e quando sorridere.
Mentre la sua vita privata prendeva ad inanellare anche un matrimonio di poco spessore con un vicino di casa ed altre relazioni sbagliate, le arrivarono le prime offerte cinematografiche. Piccoli ruoli all’inizio, poco più che comparsate, dove, in un mutismo assoluto, era comunque sempre il suo corpo a parlare per lei. Poi i primi film importanti come “GIUNGLA D’ASFALTO” ed “EVA CONTRO EVA, nei quali, anche se ancora non da protagonista, si fece notare ed apprezzare.
Poi, man mano, “l’oca giuliva” tutta curve che tanto piaceva agli uomini, segnò nel mondo del cinema sempre più consensi .
Film come “NIAGARA”, “LA MAGNIFICA PREDA (che sembra riecheggiare quella che poi in realtà lei divenne); “GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE”; “FERMATA D’AUTOBUS” gli valsero premi prestigiosi e con il film QUANDO LA MOGLIE È IN VACANZA” resterà per sempre nell’immaginario comune, soprattutto maschile, con il bianco vestito plissettato e quella gonna a ruota che, sotto una ventilazione potente, si apre come la corolla di un fiore, a mostrarne le splendide gambe e tutta quella sensuale femminilità che la rende unica.
Questa la vita artistica … Quella falsa e platinata dello schermo, ma come procedeva quella privata? Quella ricerca quasi spasmodica di sentirsi rassicurata, capita, apprezzata come donna e non solo come diva … Quella fame d’amore – mai sazia per non averlo mai ricevuto e spesso anche deviata – che si portava dentro da quella sua infanzia disperata?
Sbalzi d’umore, insonnia cronica e stati depressivi non abbandoneranno mai la “dumb blonde” più ricercata del mondo. “Avrei voluto non essere così limitata” asseriva a questo proposito, con la sua maestra di recitazione ” osare anche ruoli drammatici … Far emergere la mia anima .. Ma di quella pare non importare nulla a nessuno … E non soltanto in campo cinematografico!”
Anche per questa sua latente insoddisfazione dovette fare sempre più ricorso all’alcool, alla droga, ai potenti sonniferi.
Joe di Maggio, il famoso campione di baseball, fu il suo secondo marito e forse il suo amore per Marilyn era forte e sincero, anche se minato da una gelosia, a volte eccessiva. Ma Marilyn, con tutti i fantasmi che ormai si portava dentro, era ancora capace di dare quell’amore che pretendeva?
Poi ci fu ARTHUR MILLER, il terzo marito, l’intellettuale, lo scrittore affermato e famoso. Con lui Marilyn celebrava un’ambita vittoria … Aver conquistato quel mondo di cultura da lei sempre agognato, ma che le difficoltà della vita, almeno per quanto la riguardava personalmente, le avevano sempre negato
Quella con Arthur fu forse per entrambi, la relazione più difficile … Lui diceva di amarla: ma in realtà cosa amava di lei?
Lei diceva di amarlo: ma in realtà cosa amava di lui?
Ed anche quella storia di desiderio di un amore imperituro finì, tra tradimenti di lei – con Yves Montane e Tony Curtis – e tragici aborti spontanei che negarono alla diva il suo desiderio di maternità … Lei, proprio LEI, simbolo assoluto di femminilità, che non riuscì mai a portare a termine una gravidanza e ad avere un figlio!
Da una parte fama, soldi, successo – con il film “A QUALCUNO PIACE CALDO”, dove esibì un vero talento da attrice comica, le valse un prestigioso GOLDEN GLOBE – dall’altra un’ infelicità da plenilunio e l’inizio della discesa in un suo personale inferno . Con la sua strepitosa interpretazione nel film “IL PRINCIPE E LA BALLERINA” – che aveva come primo attore maschile un mito della cinematografia inglese Sir LAURENCE OLIVIER – si conquistò il favore e la stima di un pubblico sempre più vasto ed arrivò a vincere il Davide di Donatello, che ricevette direttamente dalle mani di ANNA MAGNANI e le due donne, nonostante il carattere ostico di Anna, divennero amiche e l’attrice romana non ebbe che parole di elogio per Marilyn.
Nonostante ciò la Monroe …
Ma in realtà era Norma Jeans a sprofondare sempre più nelle sue turbe mentali ( si ricoverò lei stessa, sotto falso nome, in un Istituto psichiatrico) ed anche l’insonnia era ormai divenuta cronica e, di conseguenza, il ricorso a farmaci e sonniferi sempre più massiva.
Nel 1960 girò il suo ultimo film per intero “GLI SPOSTATI”, il cui protagonista maschile era il leggendario Clark GABLE, con il quale ebbe però un rapporto molto conflittuale, a causa dei suoi continui ritardi che rallentarono molto le riprese del film. Ormai anche la sua salute fisica andava declinando accanto a quella mentale ed inoltre la sua vita privata non subiva che contraccolpi … Arthur Miller si era risposato e la relazione con Frank SINATRA – che le aveva promesso di sposarla – finì bruscamente e proprio il famoso cantante la presentò al mitico JOHN FITZGERALD KENNEDY e da allora lei frequento’ quanto le era permesso del clan Kennedy, conoscendo così anche il fratello minore del Presidente statunitense, ROBERT.
Mi spiace dover affermare che vedo questi due potentissimo fratelli come due neri avvoltoi, posati sulle fragili spalle di Marilyn.
Penosissima, a mio parere, la scena del 19 maggio del 1962, quando, nel celebrare il compleanno di John Kennedy, lei apparve, con il suo vestito colore carne semitrasparente che avrebbe dovuto riconquistare l’interesse – puramente sessuale – del Presidente e con la sua vocina di bambina un po’ ebbra, pigolo’ quel suo “Happy birthday mister President …”
Poi l’ultimo film incompiuto “SOMETHING’S GOT TO GIVE”, dove si alternarono malattie e turbe mentali e la conseguente rottura del contratto con la FOX.
La fine – credo annunciata – giunse per lei quella fatidica notte del 5 agosto 1963, dove, quasi sicuramente, ricevette la visita di Robert Kennedy, che aveva dato il cambio tra le lenzuola al più famoso fratello … Probabilmente l’ultimo inganno … L’ultima delusione.
Morì sola – e fu una sua scelta, poiché l’autopsia rivelò una dose abnorme di barbiturici, mescolati ad un’altra sostanza tossica -, nuda nel suo letto, forse con la sola compagnia di quella sua amata goccia di profumo di CHANEL N°5.
MYRIAM AMBROSINI

