DIVAGAZIONI LETTERARIE: “LA GREPPIA VUOTA”– di Myriam Ambrosini

nuovo-documento-di-microsoft-publisherEra stanco, triste, sfiduciato, ma il suo cruccio più grande era quello di non riuscire a ricordare neppure il suo nome.
Era andato ai confini del mondo ed aveva visitato lande ghiacciate ed affrontati torridi soli in silenziosi vasti deserti e foreste inaccessibili.
Per molto tempo – ma a Lui pareva di esserci … Di esistere da sempre – aveva evitato i luoghi abitati. Non sapeva neppure lui il perché, ma ne ricavava un senso di disagio, se non addirittura di paura.
A volte aveva iniziato a spingersi vicino ad un abitato … Da lontano e restandosene al margine aveva intravisto delle persone ed udito alcune voci.
VOCI … Ma la sua? Come era la sua voce?
Lui non aveva mai parlato, neppure con se stesso e dunque non era in grado di conoscerla.
In quel bosco accogliente, dove ora si trovava, provò a parlare, ma ne uscì un canto … Così pieno di letizia e di armonia che si commosse lui stesso, ma di lì a poco sentì tutto un coro che gli rispondeva.
Dapprima un ululato sommesso, ma non spaventevole, anzi quasi una squillante nota sostenuta, poi altri voci e suoni lo raggiunsero ed infine fu tutta un’orchestra quella che si accompagnò a lui.
Poi, nel buio della notte, distinse vari punti luminosi, tutti orientati verso di lui.
E distinse man mano un lupo, un cerbiatto, vari scoiattoli, moffette, puzzole ed uno stormo infinito di uccelli dei più svariati generi.
“Lupo … Scoiattolo … Cervo … Uccelli: allora conosco il nome che è stato dato a tutti loro!” Si disse e di nuovo tornò quella sensazione “di esserci da sempre” … Ma di non ricordare!
Si addormentò così, felice, attorniato da tutte quelle creature che lo vegliavano benevole e ripromettendosi che, l’indomani, avrebbe provato ad incontrare coloro che riteneva essere i suoi simili.

SECONDA PARTE

Entrò timidamente nel paese, attento persino a non procurare rumore.
C’era grande animazione intorno a lui …
Il sole stava calando all’orizzonte, ma lì nessuno pareva accorgersene perché intorno a lui era pieno di luminarie ed anche, da dietro le finestre delle case scorgeva un tripudio di luci ed alcune erano davvero stupefacenti, perché si accendevano, si spegnevano o si esibivano in giochi ed acrobazie incredibili.
La neve iniziò a cadere più copiosa ed il ghiaccio scricchiolava sotto i suoi piedi e vide che molti, soprattutto nei gruppi dove c’erano bambini, trascinavano rami fronzuti o piccoli alberi che poi, affrettando il passo, trascinavano sin dentro casa.
Si fece coraggio e chiese ad un giovane che aveva i capelli color dell’oro:<State festeggiando qualcosa?>
<Festeggiando qualcosa?> Ripeté il giovane e lo scruto’ da capo a piedi.
Istintivamente si osservò lui stesso.
Indossava una lunga tunica bianca che doveva aver visto tempi migliori ed ai piedi calzava soltanto dei sandali consunti … Eppure non aveva freddo, ma capì quanto appariva diverso da tutti gli altri che si trovavano lì.
Il giovane scosse la testa e si punto’ poi l’indice sulla fronte.
<Vai a casa, ubriacone e non prendermi in giro … Sai benissimo che è Natale!
E se ne andò senza voltarsi.
“Natale … NASCITA!” si disse “Ma di chi?”
Poi il cielo, sino allora preda della più profondo oscurità, si accese di fantasmagoriche luci … Viola, verde intenso, rosso cupo, oro. Ali di Angelo percorrevano il cielo inondandolo di luce.
<LUCE!> sussurrò <Ecco mi chiamo “Luce”> gridò, pieno di meraviglia e di gioia.
Poi, dietro gli uscì e le persiane serrate, tutto il paese dormiva, ma si accorse che invece un portoncino era rimasto aperto e da lì traspariva un leggero chiarore.
Si fece coraggio “Ora ho un nome!” si confidò, per sentirsi ulteriormente rassicurato.

Davanti a lui come un lungo viale di pietra, ampi spazi, recintati da colonne, si aprivano ai suoi lati.
D’improvviso si sentì circondato da tanti sguardi e ne ebbe paura. Poi, nella penombra di quel vasto ambiente, si accorse che non erano esseri umani, ma loro simulacri. C’era una nota dolente però in tutti quegli sguardi e lui ne provo’ grande pena e fu tentato di accarezzare quei volti e quelle figure misteriose.
Seguitò timoroso a percorrere quel viale di pietra e si diresse verso il fondo, dove si scorgeva una fonte di luce maggiore.
Avvicinandosi gli parve di scorgere il profilo di una capanna e dietro di essa una grande stella luminosa.
Il cuore prese ad aumentare i suoi battiti e gli occhi gli si riempirono di lacrime.
Affrettò allora il passo per avvicinarsi e poter ravvisare meglio ciò che l’aveva così fortemente colpito ed impressionato … Ed ecco che apparve una congierie di pastori, greggi di pecore ed altri animali che dormivano tra l’erba … E vide un Angelo che suonava uno strumento ed altri che reggevano uno stendardo con una frase impressa sopra ed ammirò la grande stella che sormontava la capanna … E la capanna, come in un abbraccio, si aprì per lui. Al suo interno il cuore stesso delle cose: SUO PADRE e SUA madre erano lì.
Pianse lacrime di gioia: <Eccomi … Sono qui … Sono tornato!> esclamò e, timidamente, protese un braccio per accarezzare l’amato volto di Maria.
<Cosa stai facendo? Brutto ladro! Vuoi rubare le statue del Presepe?>
Gridò qualcuno alle sue spalle e, voltatosi in preda al più cupo timore, vide un uomo, alto e segaligno, tutto vestito di nero, che lo guardava con occhi di fuoco.
<Io … Io sono a casa!> sussurrò, mostrando la capanna e ciò che la circondava.
<Io … Io sono LUCE e sono tornato a casa!>
<Ma va via, pazzo ubriacone … Quale casa? Sei tu che volevi rubare nella casa del Signore. Ringrazia che questa è la notte di Natale ed allora non ti denuncio!>
Si sentì poi afferrare, strattonare e condurre fuori da quel luogo che aveva sentito amico.
Il grosso portone si chiuse alle sue spalle e lui fu riconsegnato al gelo della notte.
Lacrime calde gli inondarono il volto, e si sentì perso. Ma poi capi … Ricordò!
Sì … Lui c’era da sempre ed in quella notte magica aveva visitato tutto il mondo, ripetendo sempre quel rito, sino a giungere ai confini del mondo, ma nessuno aveva capito, nessuno l’aveva riconosciuto, nessuno gli aveva permesso di tornare a casa.

La MEZZANOTTE della Notte di Natale suonò in tutto il mondo, attraversò deserti, oceani, foreste, paesi, città, ma dappertutto quella notte non si poté trovare – per quanto si facesse, per quanto si cercasse – il bambinello da mettere nel Presepe.

MYRIAM AMBROSINI

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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