“Breve storia della metafisica” di Gabriella Petrelli

bustos-756620__340Il termine  metafisica  è stato utilizzato per la prima volta dal grammatico Livio Andronico quando egli, catalogando le opere aristoteliche, considerò metafisiche quelle che trattavano argomenti riguardanti non più le sostanze naturali ma l’essere in generale. Infatti l’analisi semantica del termine ci rimanda al significato greco: meta (oltre) phisis (natura); la metafisica concerne la conoscenza di ciò che è al di là del mondo empirico e che riguarda le strutture ultime della realtà e le cause finali del mondo. Aristotele la definiva filosofia prima, Platone ontologia, i Presocratici cosmologia. La metafisica venne, comunque ,utilizzata sin  dai primordi  del sapere filosofico, quando si cercò  il principio  di tutta la realtà empirica, individuando nell’unità formale o materiale della natura l’uniformità del cosmo o l’essenza delle cose. Ma non si trattava solo di scoprire l’universale nel particolare, occorreva trovare la ragione d’essere di ogni singola cosa. Era necessario chiedersi del fondamento ultimo di ogni aspetto particolare del mondo e rispondere al quesito: cosa fa esistere le cose che sono? Platone individua nei modelli formali ed eterni che definisce idee, fondamento ontologico degli enti. Le idee dimorano nel mondo iperuranio dove troviamo l’idea del Bene che si identifica con l’essere da cui derivano le altre idee e da cui gli altri traggono la loro esistenza. Il rapporto idee-cose, in Platone, lascia insoluti alcuni nuclei concettuali e rimanda al dualismo di parmenidea memoria tra mondo del divenire e mondo dell’essere. Aristotele cerca di porvi rimedio, rinunciando ad una spiegazione metafisica dell’empirico, pensando ad una forma ontologica e gnoseologica comune ad ogni ente che egli designa con il nome di sostanza. Questa insieme agli attributi costituisce il paradigma del reale. Aristotele utilizza la metafisica per descrivere la causa finale di tutto l’universo, l’intelligenza ordinatrice divina, che muove il mondo assegnando   il posto a ciascun essere. La diffusione del Cristianesimo pone nuovi interrogativi alla filosofia e rende necessaria una comprensione razionale dei contenuti di fede, facendo sorgere nuove domande. Esiste un rapporto tra ragione e fede? La costruzione di sistemi teologici e metafisici è proprio della filosofia scolastica ed in particolare ricordiamo la “Summa Theologiae” di Tommaso D’Aquino che raccoglie le conoscenze teologiche dell’epoca. La necessità di dimostrare Dio come fondamento del mondo conduce i filosofi scolastici a teorizzare le prove per la dimostrazione dell’esistenza di Dio. Vi sono due tipologie di prove: la prova ontologica che parte da Dio per arrivare al mondo esterno formulata da Anselmo d’Aosta e le prove a posteriori teorizzate da Tommaso d’Aquino. Non mi soffermerò sulla sottigliezza logica delle dimostrazioni che rendono tuttavia comprensibile e giustificabile l’essere degli enti. Nel Rinascimento i filosofi non si sono distaccati da questa relazione tra mondo e Dio, tra macrocosmo e microcosmo; la divinità è stata concepita all’interno della natura, fino ad identificarsi con essa.

In età moderna Cartesio ripristina la trascendenza divina riprendendo le prove razionali della scolastica, facendo così derivare dall’esistenza di Dio quella del mondo esterno. Per il filosofo razionalista francese esistono, dunque, tre sostanze: la sostanza pensante (res cogitans) riferita al soggetto,  condizione necessaria dell’appercezione di se e della percezione del mondo esterno, la res exstensa  che    Cartesio fa derivare dalla dimostrazione dell’esistenza di Dio argomentata riprendendo le prove razionali scolastiche.

Spinoza trasforma la sostanza divina in unica entità da cui fa derivare, attraverso un cogente e necessario processo deduttivo, tutti gli enti della natura. Dio è in ogni cosa ed ogni essere è in Dio. Dall’unità della sostanza divina Spinoza deduce, secondo un preciso teorema geometrico, la molteplicità del mondo. La filosofia che cerca la verità, conosce l’unità divina tramite l’intuizione intellettuale che, oltrepassando la molteplicità ed il divenire, giunge alla sostanza divina che fa essere ogni cosa ciò che è, nell’ordine -necessario conferitole da Dio. Il panteismo spinoziano avrà un discreto successo in epoca romantica  quando poeti come Goethe, Holderlin o filosofi come Schelling vedranno nella natura l’immagine del divino.

Il filosofo tedesco Leibiniz separa il piano metafisico da quello empirico. L’uomo può operare attraverso l’esperienza e l’intelletto all’interno del mondo empirico, costituendo oggetti di conoscenza definite da Leibiniz monadi. Esse unendosi formano la materia e le realtà spirituali. Dio conosce il destino di ogni monade ma lascia a ciascun essere la libertà di progettare se stesso.

L’edificio metafisico incomincia a sgretolarsi con l’empirismo inglese del Seicento (Locke) cui fa seguito lo scetticismo gnoseologico e metafisico di Hume che Kant svilupperà fino a dare alla metafisica una svolta importante. Locke mette in dubbio la conoscibilità della sostanza e l’esistenza delle idee innate che sono le fondamenta della metafisica occidentale. Hume radicalizza il dubbio estendendolo ad ogni conoscenza possibile che risulta essere un fascio di impressioni soggettive senza alcuna relazione con il mondo esterno

Infine Kant “detronizza “la metafisica che egli stesso definisce “la regina delle scienze” un tempo, distinguendo l’ambito prettamente gnoseologico da quello metafisico. L’intelletto costituisce oggetti di conoscenza in ambito empirico, la ragione pensa oggetti che non può conoscere. Le tre idee metafisiche di anima, mondo, Dio che concernono la totalità degli enti, divengono noumeni per la ragione cioè entità inconoscibili. Kant definisce la metafisica come un oceano pieno di ghiacci e di nebbia che l’uomo vorrebbe attraversare ma non può perché pieno di insidie per cui egli, pur aspirando alla totalità, rimane fermo sulla piccola isola della conoscenza. Allora la metafisica scompare dopo Kant? Se avrete la  pazienza di seguirmi, lo scoprirete al prossimo articolo .(fine prima parte)
Gabriella Petrelli

 

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