“Ma questo è un uomo?” di Maria Rosaria Teni

editorialeIl caldo infuocato di questi giorni d’estate più che farmi pensare alle spiagge affollate mi porta nelle campagne assolate, le tante campagne del Sud, cariche di siccità, dove il sole è così forte da diventare allucinante nel rumore di passi che si trascinano tra le zolle, alla ricerca dei frutti sopravvissuti alla calura e all’arsura. Non sono lontani da noi uomini che, sotto il sole rovente, lavorano per una misera “paga” che non garantisce lontanamente di vivere in condizioni “almeno” decorose. Eppure, i tanti lavoranti occasionali, reclutati e ammassati, sono persone, uomini e anche donne che vivono, o vorrei dire, sopravvivono, imbavagliate da una mascherina che diventa una cortina di silenzio!  Per il caldo si può morire sì, ma se muore una persona già abbronzata, fa poco danno. Per il caldo non si sopravvive, sì, ma se sono persone senza identità che già non fanno numero nella vita quotidiana, che danno c’è? Senza voler mettere in mezzo la politica, la religione, l’ideologia, la demagogia a ogni costo, io vorrei solo parlare di umanità, un’umanità che si è persa tra i campi di terra che non è più generosa perché ha troppo sofferto e ha imparato a chiudersi in solchi sempre più profondi scavati dall’aridità. L’opulenza di tante ricche tavole è metafora di benessere mentre il sacrificio di anime senza suolo si impoverisce di vita. “Se questo è un uomo”, scriveva Primo Levi raccontando la prigionia subita nel campo di Auschwitz nel 1944, portando tutti noi a riflettere sul fatto che oggi viviamo di sicurezza e affetti, racchiusi nelle nostre abitudini, mentre una volta gli uomini diventavano dei numeri e ne venivano uccisi migliaia ogni giorno; ma nei campi sempre più desertificati del Sud, non sono ugualmente prigionieri tanti esseri umani che sono non solo numeri, ma pedine di commerci e traffici che danno ricchezza e guadagni a gente senza scrupoli? Si combatte una guerra parallela e doppia: la guerra dei braccianti, che sin dalla famosa inchiesta di Franchetti e Sonnino è tuttora una cicatrice aperta nei latifondi del Mezzogiorno e la guerra dei “diversi”; diversi per il colore della pelle, per le radici etniche e per gli storici pregiudizi che ancora avviluppano la nostra società. Si sa perfettamente che il lavoro in agricoltura è duro e faticoso e storicamente è stato caratterizzato da condizioni di lavoro precarie e relazioni di grave sfruttamento. Oggi si sta verificando quasi una sorta di sostituzione della manodopera, che ha visto già dagli anni ’90 un utilizzo di migranti stranieri, impiegati per un breve lasso di tempo, reclutati velocemente e soprattutto durante la stagione della raccolta, che viene pagata poco più di 2 euro l’ora.  Sono deprecabili le condizioni in cui vivono questi lavoratori stranieri, sfruttati e costretti a stare in situazioni di degrado nei ghetti costruiti con lamiere e cartoni ai bordi delle città, con un alto rischio di contrarre malattie dovute all’allarmante disagio igienico-sanitario, per non parlare poi del caldo soffocante che contribuisce ad accentuare la condizione di vulnerabilità. Mi chiedo, a questo punto, senza addentrarmi nello specifico per evitare reiterate discussioni inerenti razzismo e diversità, come possiamo definire chi usa e manipola altri esseri umani per spietate leggi di mercato, come possiamo ancora credere nei valori che si ispirano al rispetto e alla tutela della vita. Chiudo citando liberamente, ancora una volta, Primo Levi, chiedendomi: “Ma questo è un uomo?”.
Maria Rosaria Teni

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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5 risposte a “Ma questo è un uomo?” di Maria Rosaria Teni

  1. Avatar di Mariantonietta Mariantonietta scrive:

    No questo non è un uomo…
    Questo è il ritorno ad una concezione simil feudale del lavoro, dove la moderna schiavitù è giustificata dalla concezione che siamo tutti padroni del nostro capitale umano… Liberi a tal punto da vederci come schiavi
    Ottimo articolo analisi approfondita e senza sconti complimenti direttrice

  2. Pingback: “Ma questo è un uomo?” di Maria Rosaria Teni – Cipriano Gentilino


  3. Condivido tutto ! E condivido articolo .

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