
L’ inafferrabile ombra del volo
bevono gli occhi,
nell’ora che trepida ascolta
crescere il vento,
sui fossi.
Trascinerà gli stanchi passi
il pensiero,
sfigurato dal dolore infinito
di un lebbrosario alla deriva.
Si parte in un plumbeo mattino,
per ritrovare la strada
dei nostri melodiosi paesaggi:
canti di giorni vetusti…
Lo senti il rombo del sangue?
È un rivolo che scorre nel tormento
dell’erba
e fiume diviene,
che boschi, paesi, creature
divelle.
Si chiedono gli orizzonti,

Il vaso di Pandora – René Magritte,1951
orfani degli occhi.
Sotto i lampioni,
sulle panchine delle città
che dormono e cantano,
per i lungomari dell’estate
ci innamoreremo ancora?
Correrà la verde innocenza
per i sogni dei rami e dei colli ventosi,
come al tempo della rondine sotto il tetto?
Ci sono uomini senza volto
che ridisegnano i confini della storia.
Giocano alla roulette russa
con il destino dell’uomo.
Intanto…
dorme il soldato nella valle…
e gli altri lassù,
sulla collina…
Le cavalle storne già riportano
chi non ritorna.
Come possiamo dunque,
Noi,
cantare?
Ci sono solo vinti,
sotto il cielo.
Antonio Teni

L’albero dei corvi Caspar David Friedrich Anno: 1822 Museo del Louvre, Parigi
