
“Mi basta” è un breve componimento di Fadwa Tuqan, poetessa palestinese impegnata per la pace, che condensa in pochi versi l’amore per la terra natia, la speranza di non doversene mai separare e il sogno di un mondo in cui regni la pace. Fadwa diventa, con una poesia della resistenza forte e incisiva, interprete del dramma della sua patria e del suo popolo. Questa lirica ben si adatta a tutti i drammi analoghi che sconvolgono l’umanità, oggi come ieri.
Mi basta morire sulla mia terra
essere sepolta in essa
sciogliermi e svanire nel suo suolo
e poi germogliare come un fiore
colto con tenerezza da un bimbo del mio paese.
Mi basta rimanere
nell’abbraccio del mio paese
per stargli vicino, stretta, come una manciata
di polvere
ramoscello di prato
un fiore.
Fadwa Tuqan

ph eleonora Mello
Poetessa palestinese (Nablus 1923 – ivi 2003), iniziata alla letteratura dal fratello Ibrāhīm (1905–1941), anch’egli poeta. La sua produzione artistica, incentrata inizialmente su temi individuali, quali l’amore, la speranza, la solitudine e gli affetti (Waḥdī ma῾a al-ayyām “Sola con i giorni”, 1955; A῾ṭinā ḥubban “Dacci amore”, 1960), dopo il 1967 assunse toni di serio impegno sociale e politico nei confronti della questione palestinese (Amāma al-bāb al-mughlaq “Davanti alla porta chiusa”, 1967; ῾Ala qimma ad-dunyā waḥīdan “Solo sulla cima del mondo”, 1973; Dīwān Fadwa Ṭūqān “Il divano di F. T.”, 1978, che raccoglie la sua opera dal 1952 al 1973; Qaṣā‘id siyāsiyya “Poesie politiche”, 1980). Molte delle sue liriche sono state tradotte in italiano. [ Enciclopedia Treccani]
