“Perché Pasolini oggi?” di Maria Rosaria Teni

È trascorso ormai un secolo dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, uno degli uomini più complessi e poliedrici del panorama culturale, che ha rivestito un ruolo di spicco nella vita intellettuale italiana del secondo dopoguerra, soprattutto per aver reso un contributo fondamentale al dibattito sul ruolo della letteratura italiana nella società contemporanea e per essersi cimentato in forme espressive diverse, quali la poesia, la narrativa, la saggistica e il cinema. Parlare di Pasolini non è semplice né agevole, data la mole degli studi a lui rivolti da critici e studiosi; pertanto, il mio esiguo contributo vuole essere un segno di stima nei confronti di un artista che, nonostante la sua molteplicità e il suo circondarsi di variegate figure di contorno, mi appare in sostanza un uomo profondamente solo, ricco di una sensibilità tanto rara quanto fragile e un intellettuale dotato di una cultura smisurata. Gli anni giovanili, vissuti a contatto con l’arcaico mondo contadino di Casarsa del Friuli, paese della madre, rappresentano un periodo di scoperte, in cui impara a osservare la vita degli altri, a scoprire le storie dei suoi alunni, avendo iniziato la carriera di insegnante, dando vita anche alla prima raccolta poetica in dialetto friulano “Poesie a Casarsa” in cui si percepisce tutta la vitalità giovanile a contatto con l’ambiente contadino incontaminato. È importante sottolineare che qui il dialetto non è usato in forme realistiche e mimetiche, ma come lingua fresca e intatta, l’unica che può rendere l’innocenza primordiale di quel mondo.

9788811002321_0_500_0_75Nel dopoguerra, intanto, a causa della sua omosessualità si rende protagonista di uno scandalo che lo costringe a trasferirsi a Roma, negli anni ’50, dove attesta anche la sua militanza politica, che lo avvicina all’ideologia marxista, vissuta in maniera critica e personale. Infatti ha interpretato il marxismo soprattutto come stimolo all’impegno civile, nel quadro di un generale umanesimo e non di ideologia sostenuta in modo totale e ne è una dimostrazione la raccolta di poesie “Le Ceneri di Gramsci” del 1954, dove emergono le contraddizioni interne del poeta Pasolini. Due passi significativi del poemetto ci permettono di approfondire il momento in cui si percepisce un senso di vuoto e di sconforto, in cui Pasolini, intellettuale di origine borghese aderente in maniera problematica al marxismo, è consapevole delle contraddizioni interne e le confessa.

I 

Non è di maggio questa impura aria

che il buio giardino straniero

fa ancora più buio, o l’abbaglia

 

con cieche schiarite… questo cielo

di bave sopra gli attici giallini

che in semicerchi immensi fanno velo

 

alle curve del Tevere, ai turchini

monti del Lazio… Spande una mortale

pace, disamorata come i nostri destini,

 

tra le vecchie muraglie l’autunnale

maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,

la fine del decennio in cui ci appare

 

tra le macerie finito il profondo

e ingenuo sforzo di rifare la vita;

il silenzio, fradicio e infecondo…

 

Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore

era ancora vita, in quel maggio italiano

che alla vita aggiungeva almeno ardore,

 

quanto meno sventato e impuramente sano

dei nostri padri – non padre, ma umile

fratello – già con la tua magra mano

 

delineavi l’ideale che illumina 

(ma non per noi: tu morto, e noi

morti ugualmente, con te, nell’umido

 

giardino) questo silenzio. Non puoi,

lo vedi?, che riposare in questo sito

estraneo, ancora confinato. Noia

 

patrizia ti è intorno. E, sbiadito,

solo ti giunge qualche colpo d’incudine

dalle officine di Testaccio, sopito

 

nel vespro: tra misere tettoie, nudi

mucchi di latta, ferrivecchi, dove

cantando vizioso un garzone già chiude

 

la sua giornata, mentre intorno spiove.
[…]

 IV

Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere

con te e contro te; con te nel core,

in luce, contro te nelle buie viscere;

 

del mio paterno stato traditore

– nel pensiero, in un’ombra di azione –

mi so ad esso attaccato nel calore

 

degli istinti, dell’estetica passione;

attratto da una vita proletaria

a te anteriore, è per me religione

 

la sua allegria, non la millenaria

sua lotta: la sua natura, non la sua

coscienza: è la forza originaria

 

dell’uomo, che nell’atto s’è perduta,

a darle l’ebbrezza della nostalgia,

una luce poetica: ed altro più

 

io non so dirne, che non sia

giusto ma non sincero, astratto

amore, non accorante simpatia…

 

Come i poveri povero, mi attacco

come loro a umilianti speranze,

come loro per vivere mi batto

 

ogni giorno. Ma nella desolante

mia condizione di diseredato,

io possiedo: ed è il più esaltante

 

dei possessi borghesi, lo stato

più assoluto. Ma come io possiedo la storia,

essa mi possiede; ne sono illuminato:

 

ma a che serve la luce?

La contraddizione tra coscienza marxista e impulsi irrazionali e decadenti si fa evidente anche nelle opere narrative. Dal momento in cui si trasferisce a Roma, si delinea sempre più la sua peculiarità letteraria ispirata a tematiche realistiche e civili e nascono opere come “La meglio gioventù”, “Ragazzi di vita”, “Una vita violenta”, nel solco del programma intrapreso dalla rivista “Officina” fondata da Pasolini nel ’55, con Roberto Roversi e Francesco Leonetti. Al centro dei suoi romanzi si colloca il sottoproletariato delle borgate, nella sua degradazione morale e materiale e, a differenza del Neorealismo, anche qui il populismo di Pasolini risente di un’attrazione decadente per ciò che è degradato e impuro depositato negli umili. L’uso stesso del dialetto romanesco, questa volta, non risponde a esigenze documentarie, ma ad un bisogno di immersione totale in quel mondo.

9788811676072_92_1000_0_75Le posizioni di Pasolini mutano sensibilmente nel corso degli anni Sessanta, quando si rende conto che il boom economico e il progressivo instaurarsi della civiltà dei consumi portano a un’integrazione del proletariato nella società contemporanea, adeguandosi ad un appiattimento e ad un conformismo piccolo borghese. Pasolini ne resta in parte deluso, ma non cessa di combattere contro la classe dirigente e il ceto politico che mira a una sempre crescente omologazione, cancellando le identità che rendono gli uomini consapevoli e autonomi. Si comprende che ormai Pasolini si sta rendendo conto del fatto che, nel sopraggiunto contesto capitalistico, sfuma anche la figura dell’intellettuale umanista e lo stesso letterato smarrisce la sua funzione. È un momento cruciale nella vita e nella carriera del nostro che comincia a diradare la produzione poetica e narrativa, rivolgendo la sua attenzione alla produzione cinematografica e teatrale. Il senso di questa crisi della funzione intellettuale si coglie nella raccolta “Poesie in forma di rosa” del 1964 e soprattutto in “Trasumanar e organizzar” in cui prevale la poesia polemica, ironica e quasi prosastica. Il poeta non accetta più la miseria del mondo contemporaneo e lo stato di normalità fittizia, secondo Pasolini, addormenta le coscienze; compito dunque dei poeti è quello di svelare lo stato di degradazione morale in cui egli ritiene si dibatta l’uomo contemporaneo.

Versi del testamento (La solitudine)

Bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere.

Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri
– e anche d’inverno, per le strade abbandonate al vento,
tra le distese d’immondizia contro i palazzi lontani,
essi sono molti – non sono che momenti della solitudine;
più caldo e vivo è il corpo gentile
che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto;
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente, o la torbida prepotenza
di chi poi se ne va; egli si porta dietro una giovinezza
enormemente giovane; e in questo è disumano,
perché non lascia tracce, o meglio, lascia solo una traccia
che è sempre la stessa in tutte le stagioni.

Un ragazzo ai suoi primi amori
altro non è che la fecondità del mondo.
E il mondo così arriva con lui; appare e scompare,
come una forma che muta. Restano intatte tutte le cose,
e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più;
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito. Dunque
la solitudine è ancora più grande se una folla intera
attende il suo turno: cresce infatti il numero delle sparizioni –
l’andarsene è fuggire – e il seguente incombe sul presente
come un dovere, un sacrificio da compiere alla voglia di morte.

Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,
e per te non è mutato niente: allora per un soffio non urli o piangi;
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,
e forse un po’ di fame. Enorme, perché vorrebbe dire
che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe essere più soddisfatto
e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine
è la solitudine vera, quella che non puoi accettare?
Non c’è cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.

Trasumanar e organizzar (Milano, Garzanti 1971).

Un anticonformista che non temeva di manifestarsi e di fare scelte che, per i tempi, si sono rivelate azzardate e trasgressive, visto anche il clamore suscitato dalla sua omosessualità e da alcune sue dichiarazioni polemiche nei confronti della classe politica e della società contemporanea, per le quali, tra l’altro, è stato oggetto di una vera persecuzione con risvolti giudiziari. Un uomo che, pur con tutte le sue fragilità, è diventato grande nella sua opera di sperimentazione di tutti i generi caratterizzanti la produzione artistica del XX secolo: romanzo e novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, e non meno la poesia, che resta forse la sua produzione più intima e viscerale.
man-1868418_960_720Struggente e intima è la poesia dedicata alla madre, Supplica a mia madre, un’implorazione preziosa che svela il suo lato più delicato e tormentato, e che mi fa pensare ai travagli di un’esistenza e con cui voglio ricordarlo.

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

9788854523357_0_536_0_75In conclusione, vorrei segnalare l’uscita di un libro che si può considerare il ritratto più intimo di Pier Paolo Pasolini, che ha un titolo assai significativo: “Caro Pier Paolo”, Neri Pozza,2022, scritto da Dacia Maraini, una delle amiche più vicine a Pier Paolo. In queste pagine la scrittrice intesse un dialogo intimo e sincero capace di prolungare e ravvivare un affetto profondo, nutrito di stima, esperienze artistiche e cinematografiche, idee e viaggi.

Maria Rosaria Teni

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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2 risposte a “Perché Pasolini oggi?” di Maria Rosaria Teni

  1. Avatar di valdevitsilvio valdevitsilvio scrive:

    altro che esiguo contributo! Una ulteriore importante testimonianza di attenzione verso Pier Paolo. Quanto sarebbe felice di vedere gli ordinati vigneti dietro casa sua, questi giardini curati dalle mani degli uomini che lui conosceva bene, dei quali ha scritto. Magari fosse ancora fra noi a manifestarci le sue opinioni mai scontate. Perciò molte grazie dottoressa Maria Rosaria Teni.

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