Per la rubrica “Consigli per lettura“, la proposta di lettura è affidata al romanzo di un autore poliedrico e molto interessante, che spazia attraverso più generi letterari, articolando la sua narrazione dai romanzi di tipo fanta-thriller ad altre interessanti lavorazioni che coinvolgono la sfera più intima e introspettiva. Ha intrapreso il cammino letterario intorno ai 40 anni, ritagliando un angolo per sé nella sua vita, impegnata prevalentemente con la professione di avvocato. L’esordio è avvenuto con il romanzo A VOLTE ANCHE LA LUNA È PIATTA, (Aletheia editore, 2019) che sta riscuotendo tuttora notevole successo. Segue poi il thriller-mistery CONNESSIONE CON L’ALDILÀ,(Youcanprint, 2020), interrotto e ripreso più volte e incentrato sulla trama da film ambientata nel futuro 2041 e negli USA, di un software in grado di collegarsi con l’aldilà. Tuttavia, il romanzo su cui vorrei soffermarmi, in questa rubrica, è quello che più mi ha colpito e che, in sostanza è stato scritto dal nostro autore in seguito a un tragico evento, la morte della madre, di cui è venuto a conoscenza in condizioni tragiche e inattese, con un tumulto di emozioni e sensazioni scaturite da un immenso dolore e che, comprensibilmente, avevano l’urgenza di essere estrinsecate e trasmesse, quasi per un bisogno di catarsi. Nasce così il libro, tratto da vicende autobiografiche, intitolato ERA MIA MADRE, (Youcanprint, 2019), che oggi desidero far conoscere ai lettori della rivista. Il romanzo narra vicende in larga parte autobiografiche, in cui il protagonista parte in viaggio con la madre in precarie condizioni di salute. La notte successiva, in una stanza d’albergo, viene a conoscenza della morte della madre. Una morte che gli procurerà grandi rimorsi oltre che dolore, ma anche nuovi stimoli. Riprende infatti vecchie passioni, come la scrittura di romanzi e si cimenta con zelo nella nuova attività. Ma col tempo l’ambizione lo porta a trascurare la famiglia e a rischiare di compromettere i rapporti familiari. Si troverà così di fronte a un bivio: assecondare le sue ambizioni o tornare a una vita familiare serena, con il rischio che sia troppo tardi. Non potevo che scegliere questo romanzo, suggestivo e scritto con la penna del cuore, per comunicare i miei sentimenti nei riguardi delle persone care che non sono più accanto a noi e di cui, purtroppo, riconosciamo il grande valore forse quando non ci sono più. Una storia che fa riflettere, che emoziona e scuote la nostra anima. Buona lettura! [Maria Rosaria Teni]
La tua eccezionale voglia di vivere, anche di fronte ad ogni avversità, ti ha portato sempre a resistere e a sfidare un male che lentamente ti deteriorava. Anche nelle tue atroci sofferenze ostinatamente ti prodigavi per tutti noi. Ti ricorderemo come un angelo che ci ha protetto in vita ed ora veglia per noi dall’alto. La tua anima riposa in pace, la stessa pace che ci donerai per sempre.
CAPITOLO I
«Mamma, noi partiamo, stammi bene». Saluto mia madre, seduta con l’aria stanca e spossata nella cucina di casa sua, attaccata all’immancabile bomboletta dell’ossigeno. Muove lentamente le palpebre. Una pallida luce solare filtra sul suo viso, quasi a volerla destare dopo tanto struggimento. Abbozza un faticoso respiro. China il capo quasi in segno di resa, conscia dei suoi annosi mali. Dal naso di colpo trabocca l’inquietante mascherina, privandole del tanto agognato ossigeno.
Rantola. Quasi incredula rimette nelle narici il suo congegno salva- vita. Rialza il capo. Apre il palato: la giallastra dentiera che lascia i segni del tempo leggermente si divincola dai ganci dentari e la sua voce d’improvviso diventa rauca e gutturale.
Lentamente si ricompone. Poggia la mano destra sull’orlo della tazza ancora sporca di orzo solubile e l’altra mano sulla tavola semi-imbandita per la colazione, quasi in cerca di un’ancora di salvataggio.
Non una leggiadra visione dinanzi a miei occhi, eppure ne son ormai avvezzo. Ogni giorno più volte le faccio visita. Abito con mia moglie e mia figlia in un grazioso attico al terzo piano del fabbricato. All’esterno il Vesuvio in primo piano di fronte sembra osservar durante il dì tutti i nostri movimenti. La veduta è tanto suggestiva quanto malinconica, specie al crepuscolo, quando nidi di corvi si svuotano e gli uccelli svolazzano beatamente intorno agli alberi.
Siamo in procinto di partire per una mini vacanza con destinazione Chianciano Terme. Tra due giorni, il 16 Dicembre 2015, ricorre il quarantesimo compleanno di Laura, mia moglie.
Eravamo incerti fino all’ultimo sulla destinazione. Laura anelava ad un viaggio in Umbria, a Gubbio, allettata dalla suggestiva atmosfera natalizia del luogo e memore del soggiorno di cinque anni fa, quando era incinta di quattro mesi ed in una confortevole struttura alberghiera festeggiammo il suo trentacinquesimo compleanno. L’esperienza, nonostante i limiti fisiologici di mia moglie, fu molto piacevole.
Il caratteristico albero di Natale che, come ogni anno, scendeva dal monte con l’effetto delle luci incastonate sui pendii, fece da ammaliante attrattiva. Molto suggestivi pure i presepi con i maestosi personaggi che giacevano sulle strade dei borghi cittadini. All’epoca un manto nevoso ricopriva i viottoli e parte delle abitazioni, rendendo il tutto decisamente romantico.
Mesi fa anche l’idea di un romantico viaggio a Parigi ci balenò per la mente, ma fummo poi dissuasi dai crudeli attentati del 13 Novembre 2015. Abbiamo alla fine optato per Chianciano, cullati dai bei ricordi del Capodanno trascorso 5 anni fa, anche per il maggior agio del percorso stradale.
Nell’ultimo periodo, poi, le condizioni di salute di mia madre sono state a dir poco altalenanti. Già in preda agli acciacchi, una caduta in piena notte di due mesi fa le ha lasciato il segno. Ad Ottobre si è accasciata sul pavimento del corridoio di casa nel maldestro tentativo di soccorrere mio padre, anche lui steso per terra. Come se fosse davvero in grado di aiutarlo.
D’altronde la generosità di mia madre è sempre stata resistente ai suoi mali. Anche nelle sue sofferenze si è sempre prodigata per noi familiari. Afflitta da oltre quindici anni da un’orrenda malattia, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, convive con l’inquietante apparecchiatura dell’ossigeno per quasi l’intero arco della giornata. Ha ormai imparato a tollerarla, ma da qualche giorno accusa persistenti crisi respiratorie, intollerabili anche per lei. Una bombardante miscela di antibiotici e cortisonici a fiale invade il suo corpo cagionandole perniciosi effetti collaterali, quali l’aritmia e l’innalzamento della glicemia, due giorni fa schizzata fino a 300.
Sono io a controllarle quotidianamente i valori glicemici con un apposito apparecchio domestico, non avendo i suoi conviventi, mio padre e mia zia, alcuna dimestichezza con lo strumento. Ed è per questo che la mia assenza, anche se temporanea, la lascia sovente nel panico.
Lei, celando momentaneamente i suoi malesseri, con una tenera espressione da bambina esterna il suo stupore: «Ma non dovevi partire stasera?».
«Veramente ti avevo detto che sarei partito stamattina, mamma» le rispondo. Non mi allarmo più di tanto. Da qualche giorno alterna momenti di lucidità ad altri di appannamento. “Saranno tutti i medicinali che prende”.
Un elenco interminabile! Ed uno scaffale nel bagno che sembra il deposito di una farmacia. D’altronde lei è stata sempre, per così dire, ipocondriaca, anche prima della terribile BPCO. Ha sempre abusato di farmaci, non ricordo mai di averle sentito dire: “Oggi mi sento proprio bene”.
Con aria corrucciata rivolge poi la parola a mia moglie: «Laura, volevo farti un regalo per il compleanno, ma non sono stata bene. Volevo darti almeno dei soldi. Spero quando tornate».
Laura la fissa attonita, imbarazzata, ma mantiene poi un tono pacato: «Non preoccupatevi, pensate a stare bene. Quando torniamo, con calma».
Mia madre, ancora pensosa, mi fissa con un’aria commiserevole che gradualmente si incupisce. Lasciando forse volare a mille i suoi battiti cardiaci già particolarmente accentuati, esclama poi in tono lapidario: «Fabio, chissà se quando torni mi rivedrai». Tali parole raggelerebbero chiunque, non me però. Le ha pronunciate tante di quelle volte…
