Con l’arrivo di dicembre, il mio pensiero, inevitabilmente, è andato al Natale di tanti anni fa, alla festa del focolare domestico, dell’amore filiale… Una magia nell’aria che riporta all’infanzia, a quel momento della vita in cui i sogni sono compagni nella realtà indistinta di un’età in formazione. Ho risentito, attraverso la patina di una memoria che sbiadisce e si scolora col passare degli anni, tutta l’atmosfera di indicibile esultanza che precedeva il Natale della mia fanciullezza e in particolare la preparazione della letterina a Babbo Natale, a volte scritta di nascosto, altre volte con l’aiuto materno. Mi risuona l’eco della voce della mamma che suggeriva teneramente le frasi dolci che avrebbero fatto commuovere papà, immaginando la sua sorpresa nello scoprire sotto il piatto la letterina dei figli! È come se vedessi, attraverso una finestra, le immagini di mio padre che, commosso, tendeva le braccia per avvolgerci nel suo affetto infinito e la mamma che stringeva tra le mani la letterina decorata e già pensava a custodirla tra le “cose del cuore”, conservate nel suo cassetto privato. Un’eco che oggi mi fa compagnia, mentre cerco di rivivere quelle sensazioni dolcissime di tenerezza infinita. La mia letterina, oggi, la scrivo al tempo che passa, ai momenti che sfumano implacabili e lasciano un vuoto che si amplifica tra stanze vuote di persone care. Le mie sole certezze, in un’età che si avvia al tramonto, sono riposte nelle braccia della mia preziosa famiglia che, oggi, è il nido in cui mi adagio per continuare a vivere una vita che forse è solo un sogno…
Maria Rosaria Teni
Buon Natale
E se invece venisse per davvero?
Se la preghiera, la letterina, il desiderio
espresso così, più che altro per gioco
venisse preso sul serio?
Se il regno della fiaba e del mistero
si avverasse? Se accanto al fuoco
al mattino si trovassero i doni
la bambola il revolver il treno
il micio l’orsacchiotto il leone
che nessuno di voi ha comperati?
Se la vostra bella sicurezza
nella scienza e nella dea ragione
andasse a carte quarantotto?
Con imperdonabile leggerezza
forse troppo ci siamo fidati.
E se sul serio venisse?
Silenzio! O Gesù Bambino
per favore cammina piano
nell’attraversare il salotto.
Guai se tu svegli i ragazzi
che disastro sarebbe per noi
così colti così intelligenti
brevettati miscredenti
noi che ci crediamo chissà cosa
coi nostri atomi coi nostri razzi.
Fa’ piano, Bambino, se puoi.
Dino Buzzati

