Sei ancor viva, vecchiarella mia?
Anch’io son vivo. Salve a te, salve!
Fluisca ancora sulla tua casetta
Quella indicibile luce serale.
Mi scrivono che tu, celando l’angoscia,
Troppo ti rattristi per me,
Che spesso t’affacci sulla strada
Nella tua vecchia giubba fuori moda.
E che nel buio azzurro della sera
Ti si presenta spesso una visione:
Vedi qualcuno in una rissa di bettola
Cacciarmi in cuore un coltello finnico.
Ma non è nulla, cara! Sta’ tranquilla.
É soltanto un penoso delirio.
Non sono ancora un ubriacone ancora sì incallito
Da morire senza rivederti.
Ti voglio bene ancora come un tempo
E il mio sogno è solo di tornare,
Vinta la mia indomita tristezza,
In quella nostra misera casetta.
Tornerò quando il bianco giardino
Aprirà i suoi rami a primavera.
Solo tu non mi svegliare all’alba
Come facevi otto anni fa.
Non ridestare un sogno svanito,
Non turbare ciò che non s’è avverato;
Troppo precoci perdite e stanchezza
M’è toccato provare nella vita.
E non insegnarmi a pregare.
Non occorre! Non si può ritornare al passato.
Sei tu sola il mio aiuto e il mio conforto,
Tu sola la mia luce ineffabile.
Dimentica dunque la tua angoscia.
Non rattristarti troppo per me.
Non andare così spesso sulla strada
Nella tua vecchia giubba fuori moda.
Sergej Esenin

ph Eleonora Mello
ESENIN, Sergej Aleksandrovič. – Poeta lirico russo, nato nel villaggio di Kozminsk il 21 febbraio 1895. Figlio di contadini ed educato in una scuola di preti, a nove anni già scriveva versi. Stabilitosi nella capitale, si legò in amicizia prima col poeta Kljuev poi col Blok e con i poeti della scuola decadente. Durante la guerra mondiale e i primi anni della rivoluzione vagabondò per tutta la Russia. Più tardi fu anche in America. Il 28 dicembre 1925 si uccise. Nella poesia russa, pur ricca di indirizzi e di esperimenti diversi, l’E. apportò, giovanissimo ancora, una nota propria. La sua originalità consiste nella posiziohe coscientemente ingenua che egli assume di fronte alla natura, e più ancora nel suo stile, ricco d’immagini popolareggianti per la concretezza e i termini di comparazione usati, ma rare e ricercate per il loro tipo antitradizionale. La stilizzazione (scuola “immaginistica”) di questo suo appartarsi dalle tradizioni tolse però alla sua poesia buona parte del suo sapore contadinesco. Giunto alla maturità, cantò il tormento della sua anima disillusa dalle esperienze rivoluzionarie. L’E. ha avuto imitatori, per quanto dalla critica odierna russa sia considerato come estraneo alle tendenze della nuova generazione.
Opere: Raccolta di versi, Berlino 1923, in 1 vol.; Mosca 1926-27, voll. 4.
Trad. italiane: in Rivista di letterature slave, III, 1, di R. Poggioli; in Antologia dei poeti russi del sec. XX, Milano 1924, di R. Olkienizkaja Naldi. [ Enciclopedia Treccani]

Bellissima…