L’usanza del ceppo di Natale, ossia l’antica tradizione di far bruciare un grosso tronco nel camino dalla vigilia di Natale fino a Capodanno ha origine dalla frase della Bibbia” dal ceppo nascerà il virgulto” cioè Gesù Cristo, anche se la tradizione prima di divenire cristiana era pagana, infatti, il ceppo si bruciava con l’incomincio del solstizio d’inverno che decretava la nascita del nuovo anno. Il fuoco simboleggiava il sole e la vita, il consumarsi del tronco simboleggiava la fine del vecchio anno con tutti gli eventi negativi che aveva rappresentato. La scelta del ceppo era fatta in modo tale che il legno fosse molto duro e potesse bruciare fino a Capodanno. La modalità di accensione del ceppo e la tipologia di ceppo variano da regione a regione, in Toscana si usava un grosso ceppo di quercia che bruciava tutta la notte della vigilia di Natale, i bambini prima di ricevere i doni recitavano l’Avemaria del Ceppo che recitava:
Ave Maria del Ceppo,
Angelo benedetto!
L’Angelo mi rispose
Ceppo mio bello, portami tante cose!
ed era riacceso ogni sera fino all’Epifania per scaldare il Bambino Gesù.
Il ceppo era anche segno di ospitalità cosi ad esempio a Genova era offerto al Doge nella cerimonia pubblica del “confuoco” dalle genti che abitavano in montagna. Il Doge versava sul ceppo vino e confetti in segno di abbondanza. In Puglia, bruciare il tronco significa eliminare il peccato originale, mentre in Abruzzo si fa bruciare il ceppo con altri dodici ceppi più piccoli che simboleggiano Gesù e gli apostoli ed il vino rappresenta il sangue di Gesù. In altre zone dell’Italia centrale un tempo si faceva bruciare un ceppo di ulivo fino ai primi di gennaio e le ceneri venivano sparse sui campi come auspicio di buon raccolto. A Isernia il capofamiglia benedice il tronco con l’acqua santa mentre i familiari gridano “Viva Gesù”.
Da questa tradizione deriva anche la tradizione pasticcera di preparare il” Tronco di Natale” col pan di spagna e cioccolato.
Maria Rosaria Perrone

