DIVAGAZIONI LETTERARIE: “I saltimbanchi dell’immaginario” di Myriam Ambrosini

Dove finisce l’artista ed inizia l’uomo (o la donna …) e viceversa? Facendo anch’io parte di quella genia che amo definire “i saltimbanchi dell’immaginario”, dopo varie lotte intestine, sono giunta ad una imbarazzante riflessione che mi ha spinto ad intraprendere uno scomodo percorso che avrei, invece, preferito ignorare.

Al di là infatti del binomio “genio e sregolatezza” che da sempre pare accompagnare e caratterizzare gli artisti – produttori munifici sempre e comunque, indipendentemente dalla diversa scala di valori, di quel magma ribollente che si può definire “la creatività” -, ciò che, man mano che procedevo ad analizzare la vita degli esempi più famosi di tale eclettica genia, mi ha più dolorosamente colpito e, di concerto, anche avvilito è stata la presa di coscienza delle miserie e delle “piccolezze di vita” che, nel loro percorso parallelo di vita quotidiana, ho riscontrato in molti – troppi! – di loro.

Artisti immensi e universalmente riconosciuti che possono trasformarsi in impenitenti e rissosi ubriaconi, inclini persino alla violenza (vedi un Michelangelo Merisi detto Caravaggio) o che si umiliano, scavalcando le finestre di casa per fuggire un’orda di creditori (Ugo Foscolo) o magari si trastullano, con miope taccagneria, sui conti della spesa (Tolstoi e Mozart) o arrivano persino a simulare, per pura avarizia, un’apparente indigenza  come accadde per l’immenso Michelangelo Buonarroti.

Di altri invece si sa, mostrando palese meschinità e viltà, che sono giunti sino al punto di vergognarsi per la malattia di un parente (macchia indelebile per il loro blasone “di superuomini)”, come avvenne ad esempio per Luigi Pirandello, il quale, per anni, finse che la moglie – relegata in realtà nella stanza situata più lontana, in fondo alla grande casa – stesse dormendo o fosse assente quando qualcuno si recava in visita presso la sua abitazione o si trovava ad essere invitato in qualche occasione conviviale.

Momenti dunque, in un panorama per il resto scintillante, d’intenso, umiliante grigiore.

Per esperienza personale, dopo aver avuto modo di frequentare alcuni artisti contemporanei, sono stata costretta a far precipitare dalle alte vette dove, a volte, li avevo collocati, alcuni eminenti rappresentanti di questa schiera di cosiddetti “piccoli dei”, appellativo che spesso viene loro accostato poiché possiedono appunto l’ineguagliabile capacità, al pari del loro più famoso Fratello maggiore, “di creare”.

“Com’è possibile?” mi chiedevo allora, trovandomi per caso a condividere alcuni di quei frangenti “che menti tanto elevate, in grado di concepire, creare appunto cose a tal punto mirabolanti – che si tratti di romanzi di grande spessore e profondità, versi sublimi, statue che paiono scendere vive dai loro piedistalli oppure tele d’immaginifica perfezione – fossero poi , smentendo categoricamente il genio della lampada che si era acceso in loro, totalmente incapaci di raffrontarsi con la realtà, di vivere immersi nel quotidiano, sino a divenire a volte privi anche dei fondamenti dell’umano vivere ed incapaci d’empatia?”

Mi è stato infatti dato modo di poter constatare, soprattutto in occasione di alcuni eventi mondani, come la stessa mente, che, probabilmente sino a poco prima, aveva spremuto da sé concetti ed emozioni che sfioravano celestiali dimensioni precluse ai più, arrivasse poi ad irritarsi sino all’isteria per un conto al ristorante considerato troppo esoso, oppure, peggio, a provare piacere nello sbeffeggiare o intimorire, quasi sentendosi investito “di sacrale autorità”, chi credeva di poter ritenere “ suo sottoposto”?

Il genio dunque che trascina il suo vaso di Pandora in ciabatte sfondate, tra isterismi infantili quanto pretestuosi?

Riflettendo a lungo su questa ambivalenza che affligge molti creativi, sono infine giunta a questa conclusione: è forse proprio la vorticosa ascesa a cui sono trascinate queste menti dotate e che, in pochi istanti, le trasferisce ed introduce in un mondo superiore, di altra levatura, esaltante ed alternativo a creare la sgradevole dicotomia? Il salto è troppo vertiginoso per i limiti di un essere umano e finisce dunque con il condurlo ad una sorta di straniamento e di perdita dell’equilibrio?

Forse la sindrome schizofrenica riscontrata ed attribuita a molti artisti e di cui hanno ampiamente analizzato ed evidenziato psicologi, filosofi, analisti, nonché alcuni stessi  scrittori –  tra cui, tra gli esempi più celebri, abbiamo Pirandello ( il tema è presente in quasi tutte le sue opere più rappresentative) e, più di recente, un Stephen King ( in Misery non deve morire e, soprattutto nella “La Metà oscura” ce ne fornisce uno spaccato sorprendente) – possiede e ingloba anche questi lati, sicuramente meno pericolosi, ma assai più svilenti ed arruffoni?

Voglio credere che porsi al posto di Dio – soprattutto per chi coltiva questa malsana aspirazione – ha una sua precisa legge del contrappasso che, in un certo qual modo, costringe  il popolo dei creativi “a ridimensionarsi”, togliendo loro, non appena tornano a mettere piede nel mondo dei comuni mortali, anche la banale saggezza dei semplici: l’egotistica armatura che spesso indossano non soltanto finisce con l’isolarli, ma, a volte, giunge anche a disumanizzarli, spingendoli a divenire talmente ciechi e sordi nei confronti di ciò che li circonda da non renderli più parte di alcun umano consesso … estranei dunque e, spesso, nemici persino a se stessi.
Myriam Ambrosini

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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1 risposta a DIVAGAZIONI LETTERARIE: “I saltimbanchi dell’immaginario” di Myriam Ambrosini

  1. Avatar di Francesco de vito Francesco de vito scrive:

    Genio e sregolatezza…l’umano contro il divino….grazie Myriam Ambrosini per questo interessante ed originale contributo alla scienza e conoscenza delle umane debolezze anche delle menti piu eccelse

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