DIVAGAZIONI LETTERARIE: ” Alberto Bevilacqua Poeta” di Myriam Ambrosini

Si inaugura questo mese una nuova rubrica che si avvale della collaborazione di Myriam Ambrosini, poetessa e scrittrice romana – Myriam Ambrosini– (che ringrazio personalmente), creata appositamente per dare spazio a versi, racconti e anche articoli, pensieri e riflessioni su varie tematiche. Sarà il nostro salotto virtuale e, grazie agli approfondimenti curati da Myriam, conosceremo aspetti interessanti e anche poco noti di scrittori e poeti che abbiamo imparato ad amare. Per intervenire con i vostri contributi ricordate il nostro indirizzo mail: cultura.oltre@libero.it

Cominciamo col presentare Myriam Ambrosini, che impareremo a conoscere meglio attraverso i suoi scritti e le sue riflessioni.

Myriam Ambrosini è nata a Roma dove risiede. Laureata in Lettere ed insegnante per molti anni presso un un liceo privato della capitale. Ha esordito con una silloge poetica dal titolo “Porti Lontani”, finalista al concorso “Poesia Camaiore”. In seguito ha pubblicato il romanzo breve “Adàmas” – favola allegorica per grandi e piccini. Nel 2012 ha dato seguito alla sua attività letteraria con il romanzo “Il Bestemmiatore”, vincitore nell’anno 2013 del 1° premio, sezione libro edito, per il concorso “E’ tempo di cultura”. Nel 2018 ha infine pubblicato il romanzo “Un cuore altrove”, edito da Kimerik che, al momento, si è già guadagnato ottime recensioni, tra cui quella delle rivista culturale “Inchiostro” e quella in lingua corsa “Tempi”, con prossima traduzione anche in lingua francese. A marzo del 2020 è stato dato alle stampe il romanzo “PHANTAZO”, edito dalla Casa editrice “Porto Seguro” ( Casa editrice non a pagamento). In passato ha fatto per due volte parte della giuria premiatrice del concorso “Parole in movimento”  dell’Associazione culturale “Fonopoli”, a cura del cantautore romano Renato Zero. Attualmente collabora attivamente, con articoli e recensioni, con il prestigioso blog “LA ZONA MORTA” e, saltuariamente, partecipa allo spazio poetico e narrativo del sito “RACCONTICON”, con relativa pagina facebook dedicata. E-mail: myriama@teletu.it

                                         ALBERTO BEVILACQUA POETA

“La poesia è registrazione rapidissima di momenti chiave della nostra esistenza. Per ciò è pura, assoluta, non ha tempo di contaminarsi con nulla. Neppure con i nostri dubbi.” 

Questa la definizione – ritengo una delle più pregnanti e calzanti – che Alberto Bevilacqua dava della poesia, ed è al Bevilacqua poeta che vorrei accostarmi, più che al Bevilacqua scrittore, di cui celeberrimi, soprattutto negli anni 60/70, divennero i romanzi (“La Califfa”; “L’occhio del gatto”; “Il viaggio misterioso, ecc …), trasformati poi spesso, con la sua stessa regia, anche in film.
“La Califfa” segnò addirittura un’epoca con la descrizione del sentire e delle rivolte sociali in atto in quegli anni di fermento … vero cult, celebrato persino in film di ampio successo quali “Sapore di mare” dei fratelli Vanzina (uno dei protagonisti lo sta leggendo in spiaggia e ne fa menzione).
Il Bevilacqua poeta, meno conosciuto ed osannato, rispecchia invece, a mio giudizio, più di ogni altra sua creazione, la spiccata … direi persino esacerbata sensibilità che il poeta/scrittore s’impegnava a celare dietro un atteggiamento scontroso, ostico, persino burbero che non lo rendeva sempre particolarmente simpatico al pubblico, e rendeva spesso complicata anche la sua vita privata.
Nei versi la sua anima invece si espande, direi, senza pudore e le ferite, le incomprensioni, i dolori salgono alla superficie senza filtri o infingimenti difensivi.
Come poeta tra l’altro, ancora all’inizio delle sua, poi strepitosa, carriera, lo conobbe e l’apprezzò Leonardo Sciascia ed alla poesia è sempre tornato quando l’angoscia lo prendeva alla gola e la depressione, come un ragno maligno, tornava ad afferrarlo.
Fra le sue raccolte poetiche più complete e significative voglio citare “Messaggi segreti” (edito Mondadori), di cui lui stesso, tra l’altro, mi fece dono con una sua copia personale.
Una corposa silloge poetica suddivisa in diverse parti e, più precisamente: “Antologia personale”- ed il titolo già ne spiega la funzione; “Album di famiglia” – quadro ancora più intimo e personale della sua infanzia e di chi l’abitò; “Madre”, il suo punto fermo, l’amore più grande, costante e fedele che l’accompagnò per tutta la vita: “Il Credo padano ed “Il Po”, dove la sua Parma ed i riti come i miti dell’Oltretorrente regnano sovrani.
“Versi da un matrimonio”, forse le sue rime più sofferte, dove la fine di un matrimonio, a causa soprattutto dei suoi “spigoli” di personalità, lo strazia, sentendosene appunto responsabile.

“ … sbatterai contro qualche mio spigolo

  Scoprendo ch’era anch’esso umano,

 segno che non hai colto …”

(Alla compagna che da sempre …)

Oppure la bellissima “Solitudine a due”

“ … bellezza della farfalla che muore

sulla rovente lampada tenuta accesa

da un uomo insonne fino al giorno:

bruciata impronta del confine

tra il grande sogno e la notte breve.

Bellezza, un senso del nulla,

il solo forse,

che percepisce il mondo

che ci scruta dal fondo del suo specchio

dove riflette solo chi ci manca.”

La raccolta seguita poi con “La lingua della leggera” – sempre ricordi ed emozioni legati alla sua amatissima terra padana.
Ed infine “Poesie d’amore” dove, riattraversando i suoi percorsi amorosi, il forte erotismo che lo contraddistingueva si stempera e si addolcisce nel verso poetico.

E adesso ti lascio e vorrei mettere la data,

ma non ricordo che giorno sia,

non mi ricordo più il tempo – sapessi – non riesco

più a vedermelo alle spalle il tempo …

perdona questa inezia,

l’importante è che io ti abbia amata,

vero? O almeno conosciuta,

spero una volta: rispondimi al riguardo, rassicurami.”

 Un’intensa sofferta confessione dunque quella di questa raccolta poetica, da dove traspare chiaramente il suo disagio esistenziale che assai raramente si apre alla speranza:

“C’era oggi vita

per ogni cosa: sbocciata

era persino la rosa millenaria

nella teca della santa;

tanta ce n’era di beltà,

che Dio s’era distratto

altrove. Ma il fatto

è rientrato. Subito ha invitato

a crepare di felicità.”

( La rosa millenaria)

Questo mio ricordare, attraverso queste poche righe, Alberto Bevilacqua, vuole anche rappresentare un modesto risarcimento a quella sorta di “damnatio memoriae” a cui, dopo la sua morte, pare essere stato condannato per motivi ancora difficili da comprendere.
Far cadere nel dimenticatoio un artista così eclettico e completo del panorama culturale italiano mi pare una colpa imperdonabile ed, in ogni caso, una perdita per tutti noi.

Myriam Ambrosini        

Avatar di Sconosciuto

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
Questa voce è stata pubblicata in "DIVAGAZIONI LETTERARIE". Contrassegna il permalink.

Rispondi